SACHA NASPINI.
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I CARIOLANTI.
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2009. Elliot Edizioni, via Isonzo 34, ROMA.
ISBN 978-88-6192-105-4.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Campagna toscana, 1918. Per non partire soldato nella Prima guerra mondiale, un uomo nasconde suo figlio di nove anni e sua moglie in un buco scavato nel bosco. L dentro la famiglia passa quasi tutto il tempo, il padre esce solo per prendere l'acqua e per cacciare, ma a volte il cibo non si trova e allora bisogna affondare le dita nella terra umida per vedere se salta fuori un baco o una radice da masticare, oppure rassegnarsi a mangiare carne umana. Inizia cos l'avventura di Bastiano, che cerca di riscattare la sua vita solitaria e animalesca innamorandosi di Sara, la figlia del padrone per cui va a lavorare come aiutante stalliere. Ma il fango quasi mai incontra la luce, e allora finir per sporcarsi totalmente, uccidere colpevoli e innocenti, scappare, trasformarsi in un animale da preda, perdersi, per poi ritrovarsi anni dopo in quella tana in mezzo al bosco, la sua vera casa. I Cariolanti  un romanzo di deformazione, selvatico e rabbioso, dove la vera protagonista  la bestialit, non la bestialit malvagia e gratuita, ma quella istintiva e viscerale di chi uccide per sopravvivere. Una favola nera in tredici istantanee dove si respirano atmosfere che vanno da Truffaut a Stephen King, alle Fiabe italiane di Calvino.
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L'AUTORE.
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Sacha Naspini, nato a Grosseto nel '76, vive tra la Toscana e Parigi. E' uno scrittore italiano. Dal 1990 al 1995 compie studi artistici a Grosseto. Collabora in veste di editor, concept e grafico esecutivo con varie realt editoriali. Il suo romanzo d'esordio (L'ingrato)  del marzo 2006. Si tratta di un autore versatile, non di genere. I Cariolanti, secondo voci autorevoli del panorama editoriale italiano come Luigi Bernardi e Massimiliano Governi,  stato definito tra le migliori letture del 2009.
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Capitolo 1.
9 anni.
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Se non mangio tutto poi arrivano i Cariolanti. Quando li sogno sono in due, un uomo e una donna vestiti male, scavati fino all'osso e con tutti i capelli appiccicati sulla faccia. Camminano strascicando i piedi nudi, sporchi di sangue e terra. E dita bitorzolute, e braccia lunghe, anzi lunghissime, fino alle ginocchia. Lunghissime e secche. I Cariolanti si chiamano cos perch si tirano dietro un carrettino sgangherato, sopra c' un lenzuolo che una volta era bianco ma che adesso  tutto zozzo e logoro, pieno di patacche schifose. Da l sotto a volte spuntano dei piedini di bimbo. I Cariolanti hanno sempre fame. Se a cena qualche bimbo viziato non mangia tutto, di notte arrivano loro, ti prendono e ti portano via per mangiarti vivo nella loro tana.
La mamma dice: Tieni, amore mio e mi mette sotto al naso un pezzettino di carne mezza cruda, tutta molle.
Me lo ficco in bocca senza fare storie, vedi come sono bravo.
La mamma dice: Mastica bene, fattelo durare un pochino e io mastico, mica sono scemo. Anche se mi sembra di schiacciare con i denti un'altra lingua sopra la mia, tutta piena di fili duri. Non voglio certo che
vengano i Cariolanti con le loro braccia lunghe, anzi lunghissime, fino alle ginocchia. E secche.
Sai, il babbo dice che qua sotto non ci pu trovare nessuno. Chiunque potrebbe setacciare la regione, rovesciare da cima a fondo ogni tana di cinghiale ma niente, qui siamo introvabili. Forse persino i Cariolanti farebbero un po' di fatica, ma  meglio non rischiare.
I Cariolanti nella realt non sono due, ma molti di pi. A volte li sentiamo camminare sopra le nostre teste, di notte, mentre la mamma mi tiene a s con una mano sulla bocca. Ascoltiamo i loro passi, che sono diversi da quelli degli animali. Ce ne stiamo tutti e tre qui, al buio, in silenzio. Quando c' luna a volte filtra un po' di luce dalle fessure dell'assito, io guardo il profilo del babbo con il fucile in braccio, immobile, gli occhi puntati su, verso il soffitto di travi della nostra tana impossibile da trovare, specie nel buio. E vedo delle ombre, l sopra. Ombre che si muovono lente. A volte un colpo di tosse, o bisbigli incomprensibili. La mamma dice che quando succede cos non devo fare un fiato, o siamo perduti. I Cariolanti sono cattivi come bestie dice la mamma la notte vanno per i boschi alla ricerca di un richiamo, qualcosa che li possa portare a qualche bambino indisciplinato. Se i Cariolanti ci scoprono, con la fame che si ritrovano sono buoni di sbranarci tutti e tre come lupi.  soprattutto per questo che devo sempre mangiare tutto, almeno finch restiamo qui, nella nostra tana introvabile. Se mi azzardassi a non buttare gi anche una sola briciola di quel che il babbo e la mamma mi mettono
sotto al naso, quei mostri se ne accorgerebbero subito, e di noi non resterebbero neanche le ossa.
Il babbo esce quasi ogni giorno, quelli sono gli unici momenti in cui la mamma e io vediamo la luce del sole, ma solo per un momento. Il babbo esce e raggiunge il rivo per riempire le due pelli d'acqua fresca, svuota il secchio dei bisogni da qualche parte. Quando  mattina sposta la grande tavolata che ci fa da soffitto e qua sotto arriva un fascio di luce che sul momento mi fa bruciare gli occhi. Il babbo si tira fuori dal buco, ma non sta mai via molto, a parte certi casi particolari. Prima di rientrare si accerta che la tavolata sia ben nascosta dalla terra, ci butta sopra dei rami, un po' di foglie. In questo modo chiunque, fuori, pu passare sulle nostre teste senza accorgersi di niente.
Senti questa. Una volta me la sono anche fatta addosso. Era notte e sopra c'erano quei passi. Io me ne stavo qui, con la mano della mamma piantata sulla bocca. A un certo punto un Cariolante si  fermato proprio sopra di noi, e si  messo a fare pip. La terra che ricopriva le assi si  sciolta in un momento, capita anche se piove e allora qua sotto si scatena 
un macello. Il piscio del Cariolante ha cominciato a filtrare di sotto, uno schifo pazzesco, con quelle gocce puzzolenti che mi cadevano sopra agli occhi. La mamma ha premuto di pi la sua mano sulla mia bocca, e io ho pensato: ecco, adesso ci scoprono e ci mangiano vivi. Oltre alla puzza di pip si  alzato nell'aria un altro tanfo, anche peggiore. Ero io che me l'ero fatta addosso. Anzi, l'avevo fatta addosso alla mamma, per la precisione, che mi teneva a s stringendomi forte.
Ho pensato che il cariolante, per colpa mia, adesso avrebbe sentito puzzo e ci avrebbe trovati sul serio. mi aspettavo che da un momento all'altro scoperchiasse la botola, rami e tutto. Invece se n' andato. Appena finito di fare i suoi bisogni, la sua ombra  scomparsa dalle fessure dell'assito. La mamma ha avvcinato la sua bocca al mio orecchio e con un sussurro ha detto: Sei stato bravo. Adesso stai fermo, almeno scaldiamoci un po'.
Durante il giorno parliamo poco tra noi, ci siamo abituati
a farlo a fil di voce. Con te lo faccio da dentro, senza muovere la bocca, ma con loro non posso. A volte ci sono dei momenti che penso alla mia vecchia casa, a quella vita che avevo prima. Allora ero piccolo, ma me lo ricordo bene, mica me lo sono sognato. Per se lo chiedo alla mamma  anche un po' per questo: capire se l'ho sognato o no.
Lo abbiamo fatto per te ecco cosa mi risponde la mamma tutte le volte. Risponde: Tuo padre e io abbiamo fatto tutto questo per te. Di solito aggiunge anche una cosa tipo: Tuo padre non  un vigliacco, non lo pensare mai.
Non c' mai stato un momento in vita mia che abbia pensato una cosa del genere, giuro sulla Madonna. A volte il babbo mi spiega questa cosa della guerra che c' fuori, e lui che non  voluto andarci per prendersi cura di me e della mamma. Il babbo dice che se lo scoprono lo impiccano in piazza, e questa per me  la parte pi complicata di tutte: per quale motivo fuori c' qualcuno che vuole impiccare il babbo? Il babbo non fa mica niente di male, oltre a pensare a me e alla
mamma. Anche se ci troviamo rinchiusi in una botola in mezzo al bosco, il babbo fa sempre di tutto per non farci mancare niente. Proprio non lo capisco. Possono dirmi ogni cosa e io ci credo, ma non che il babbo sia un vigliacco. O un poco di buono.
Questo dove ci troviamo  il rifugio che il babbo usava per ammazzare le bestie. L'ha scavata anni fa con le sue mani questa fossa,  grande abbastanza per starci in tre. Ha messo delle tavole attorno, contro la terra, e gi, come fosse il pavimento di una casa in miniatura. Prima della guerra ci veniva da solo, a volte ci restava anche a dormire per due notti di seguito. Tutte le volte che lo dice mi chiedo come diavolo abbia potuto resistere qui, nel buio pesto, con i Cariolanti fuori. E la mamma dice che non devo pensare al babbo come a un vigliacco nato! Come potrei? Anzi, se c' una cosa che ho deciso,  che un giorno gli voglio assomigliare tutto.
Su una delle travi che fa da soffitto c' un buco rotondo. Vedi,  proprio quello lass. Quel buco rotondo  il punto in cui il babbo posiziona delle bacche marce, o altre cose che fanno gola alle bestie del bosco. Cos, quello che il babbo deve fare non  altro che mettere del cibo sul foro della trave e rinchiudersi qua sotto ad aspettare. Qua sotto c' una lancia,  quella l vicino al secchio dei bisogni, adesso non la sta usando. E un bastone levigato che inizia con una punta finissima, in cima assomiglia tipo a un capello. Poi, a mano a mano che scende, s'ingrossa sempre di pi, fino a diventare proprio un batacchio massiccio. Ci sono due scanalature nel legno, e quello  il punto
in cui il babbo posiziona le mani.  l'impugnatura. E se ne sta in attesa, con la punta della lancia abboccata al foro della trave, a volte per delle ore. Basta che un cinghiale, una lepre, una volpe o qualsiasi altra bestia si soffermi ad annusare la poltiglia sul foro che zac, si ritrova con uno spillone che la trapassa dalla gola alla testa. Quando succede, il babbo tiene duro per qualche momento, specie se l'animale  bello grosso, questo lo capisce prima, dai passi sull'assito, mentre si avvicina, cos ha modo di prepararsi. Lo capisce anche dai versi che fa. Il babbo si sputa sulle mani e si mette in posizione. Di solito dice piano: Qua, bello e dopo zac, un colpo secco, senza esitazioni. Se ne capita uno grosso per davvero, il babbo aspetta di vedere la bocca dell'animale dal foro, fin quasi a sentire il suo fiato caldo sbuffare di sotto. I cinghiali per esempio si mangiano tutto, ma appena il babbo vede la bocca zac, un colpo secco. Questo perch la cotenna del cinghiale  dura come la corteccia di un albero, la cosa migliore  agganciarli dalla bocca aperta. Il babbo dice proprio cos: Agganciarli. Dopodich basta lasciarli l fuori a sbattersi quanto vogliono, se una bestia  stata agganciata come si deve, il gioco  fatto. Quando il babbo ne prende una, la mamma e io facciamo sempre un piccolo applauso, piano. Dopo dico sempre di farmi provare, una volta, mi piacerebbe da matti. Ma il babbo risponde sempre cos: Una volta.
Tu non lo sai, sei appena arrivato, ma quello che sta per venire  il quarto Natale che noi facciamo qua sotto. Lo so perch la mamma di tanto in tanto mi spiega quelle cose dei
numeri, il pi e il meno. Lo facciamo con i denti delle bestie
pi piccole. Ne ho un bel po', di denti, di tutte le forme. Sicch a volte capita che la mamma e io ci mettiamo a contarli, cos capisco i numeri. Per esempio so che le mie dita sono cinque e che la mamma, il babbo e io siamo tre. So che tu sei uno e il Natale prossimo sar il quarto che passiamo qua sotto.
Ah, una cosa che non ti ho detto  che all'inizio pensavo che i Cariolanti sparassero. Giuro. Quelli veri, non quelli che sogno io, che sono mica due, ma almeno dieci ripetuto tante volte. Un bel po' di tempo fa  successa una confusione del diavolo qua fuori, era notte come sempre e si sentiva questo baccano di scoppi. Pam, pam, pam... E urli da animale, correvano dappertutto. Insomma, tipo un inferno. Come al solito me ne stavo qui, senza fare un fiato e con il cuore che mi batteva forte. Avevo una fitta al collo tanto la mamma mi serrava la bocca con la mano, ribaltandomi la testa all'indietro. D'un tratto ne  caduto uno. Un Cariolante, dico, o almeno questo era quello che pensavo io.  caduto a terra, proprio sopra di noi.  caduto e non si  mosso pi. Il babbo dopo un po' ha detto: Cane e quando il babbo dice cos vuol dire che non  proprio il momento di parlargli. Sembrava agitato, non l'avevo mai visto in quel modo.  venuto un po' verso di noi e ha detto con un filo di voce, alla mamma: Va tolto di l. Il fatto  che stava piovendo come se il cielo si fosse spaccato in due. Quando piove capita che la terra finta che il babbo sparge sull'assito diventa fango e cola di sotto, e noi cominciamo a sguazzare in mezzo al fango. Insomma, bastava che un
Cariolante venisse a riprendere il corpo del suo compagno e non avrebbe potuto non vedere le assi del nostro rifugio. Quando il babbo ha aperto, un po' di terra bagnata si  smossa e mi  colata dietro al collo, gi per la schiena. Penso che ho smesso anche di respirare. Voglio dire, immagina noi, in piena notte, completamente allo scoperto e con quei mostri dei Cariolanti in giro che si sparavano addosso. Il babbo ha aperto, ha preso il corpo del Cariolante e l'ha tirato gi. Poi ha richiuso. Proprio come fanno certi ragni che si fanno il buco negli angolini: escono come fulmini e si portano dentro le loro prede sfortunate. Ho quasi urlato quando mi sono ritrovato il corpo del Cariolante addosso, ma la mamma mi teneva buono.
No, non si trattava di un Cariolante. Il giorno dopo la mamma mi ha spiegato con calma che quello che avevamo nel nostro rifugio con noi era un soldato, cio una di quelle persone che avrebbero voluto impiccare il babbo in piazza. Se ne stava l con gli occhi spalancati e la faccia che diventava blu. Addosso era duro come un sasso. Mentre il babbo e la mamma lo spogliavano nudo rovesciandogli le tasche, io lo guardavo. Aveva una specie di buco proprio in mezzo alla gola, dalla faccia che aveva sembrava che fosse morto per qualcosa che gli era andato di traverso, e stampato sul viso c'era una specie di sorriso. Un altro buco ce lo aveva sotto le costole. Un altro ancora gli aveva sfracellato un ginocchio, e infatti la gamba era storta in un modo impossibile. Ma questo poteva essere stato il babbo, che tirandolo sotto con noi vedrai gli
aveva rotto qualche osso. Quando il babbo fin di ripulirlo di
tutto quel che aveva addosso, disse: Non sar diverso da una bestia qualsiasi.  cos che il babbo ha avuto il suo fucile. E anche il coltello buono.
Quando il babbo e la mamma devono accendere il fuoco io mi sento male, capita che do di stomaco nel secchio dei bisogni. Altre volte mi gira la testa cos forte che mi addormento e non mi ricordo pi niente.  che non dobbiamo farci vedere dai Cariolanti e dai soldati che vogliono mandare sulla forca il babbo. Allora lui mette una coperta sul soffitto, mentre la mamma comincia a preparare la carne. La coperta serve a non far uscire il fumo tutto in una volta, lo possiamo fare solo di notte per. E dobbiamo essere velocissimi, quando c' da accendere il fuoco per un po', quello  l'unico momento che siamo scoperti, il babbo dice proprio cos: Scoperti. Soprattutto per via del tanfo che fa il fumo. Il babbo copre il soffitto e lascia solo una fessura della botola aperta. Serve anche a non far vedere la luce del fuoco dalla parte in alto della collina. Va bene, ci sono gli alberi a coprire, ma il babbo dice che  sempre meglio non fidarsi. Quando accendiamo il fuoco il nostro rifugio si riempie subito di fumo. La mamma bagna delle pezze con l'acqua delle pelli e ce le d, noi dobbiamo legarcele davanti, coprendo naso e bocca. Gli occhi bruciano da morire, e se ti viene da tossire  meglio che lo ributti gi se non vuoi che il babbo ti metta a dormire con uno sganassone. Sicch cuociono la carne delle bestie. Veloce, giusto una passata per disinfettare. Mentre la mamma cuoce, il babbo trancia pezzi che mette a scolare nel secchio dei bisogni. Le parti dentro e tutte quelle
altre robe l ce le rovescia direttamente, tanto che nel giro di un momento la nostra buca si riempie di un puzzo spaventoso, altro che la volta di quando me la sono fatta addosso io. I pezzi che non ci servono il babbo li trancia e li butta via interi, come per esempio la testa. Quando la mamma ha finito di cuocere rovescia un po' d'acqua sulla brace, e quello  il momento pi difficile di tutti, perch il fumo si scatena sul serio, quasi non respiri pi. Ma nel giro di poco se ne va. Alla fine il babbo richiude, toglie la coperta dal soffitto e l'aria a poco a poco si pulisce.
Mangiammo quel soldato un pezzettino per volta, pi svelti che potemmo, prima che la carne imputridisse e ci nascessero i bachi. Da quel giorno il babbo quando esce si veste sempre con gli abiti del soldato. Dice che  pi sicuro. Appena rientra se li toglie, per non sporcarli troppo.
La mamma dice: Tieni, tesoro e mi mette in mano un altro pezzettino di carne molliccia.
Me lo ficco in bocca e ci affondo i denti sopra, mastico e me lo faccio durare un po'.
L'inverno come ora  il periodo pi brutto per stare qua sotto. Stavolta  arrivato prima, il babbo dice che  neanche la fine d'ottobre e gi fa la prima neve. Il brutto  che, se comincia presto, non  detto che finisca prima. Per via del freddo ci sono meno bestie in giro, ci dobbiamo accontentare di quel che viene, il babbo passa anche dei pomeriggi interi con la lancia in mano ma niente. Esce anche meno, l'acqua per esempio non  un problema, basta tirare gi un po' di neve ed  fatta. E poi  cos faticoso che non ce lo
raccomanda, per via delle impronte che lascia dietro. Prima di rientrare deve fare l'ultimo pezzo di strada camminando all'indietro e intanto cancella le tracce degli scarponi sulla neve con un ramo, fino a qui.
Io forse me lo sono dimenticato come si fa a correre. Se mi alzo in piedi sto dritto a fatica, sfioro pari pari il soffitto con la testa. Faccio quattro passi avanti ed  finita l, ne faccio quattro indietro e mi fermo un'altra volta.
La mamma invece va rovesciata ogni tanto per via delle croste che le sono venute dietro.  successo prima del Natale scorso, pensa che erano tre giorni interi che non mettevamo qualcosa sotto ai denti. Quando succede cos il babbo imbraccia il fucile e se ne va, sta via per un giorno intero. Si veste da soldato, riempie di neve la borraccia che quello aveva addosso, prende un pezzo di carne secca e sparisce via. Deve camminare all'indietro per un bel pezzo, cancellando le impronte degli scarponi con un ramo. Di solito torna con un po' di formaggio, o una gallina con il collo ciondoloni. C' stata una volta che ha portato addirittura una bottiglia d'olio che io poi ho rotto. Mica l'ho fatto a posta, mi sono mosso e l'ho fatta cadere dalla mensola di legno che ho sempre sulla testa. Le cinghiate di quella sera mica me le scordo pi. E neanche potevo piangere come volevo, perch avrei rischiato di farmi sentire dai Cariolanti.
Ma quella volta il babbo torn con una faccia scavata da far paura, tremava tutto e quando entr qua sotto per poco non si stempi cadendo gi. Disse solo una parola: Niente e la mamma scoppi a piangere.
Io non lo so se hai mai provato la fame quella brutta, quella che neanche ti fa dormire e se per caso ci riesci, non fai che sognare quello: di mangiare. La fame quella che ti fa impazzire, tanto che cominci a guardare il secchio dei bisogni, o scavi con un dito per terra, in mezzo a una fessura delle tavole, alle volte ti capitasse un baco tra le mani. Giuro che ti metteresti in bocca di tutto, se piangi non fai che leccarti le mani per sentire il salato. Inutile succhiare le radici che ci sono d'inverno, quelle non sono per la gente, se lo fai rigetti liquido e stai anche peggio. Io non lo so se hai mai provato quella fame l. Quella che a un certo punto quella volta ha fatto dire al babbo: Ora mi levo dal mondo e mangiate me. Aveva gi il coltello buono in mano, se lo puntava alla gola. La mamma piangeva ma non le usciva neanche una goccia dagli occhi. La mamma quando muore di fame non fa che piangere e resta asciutta. Quella volta ha detto: Se ti levi dal mondo, ci ammazzi tutti e tre. Il babbo lo sapeva che la mamma aveva ragione, senza di lui chi avrebbe pensato a noi? Allora ha abbassato il coltello e si  buttato a piangere, faceva degli scossoni da far paura, si teneva la pancia che lo scavava di fame e non si fermava pi. A un certo punto la mamma ha detto: Mangiate me. Il babbo si  voltato verso di lei con due occhi cos. Non ci pensare nemmeno ha detto. La mamma adesso non piangeva pi, se ne stava nel suo angolo come sempre, le mani in grembo, all'improvviso aveva la pelle tutta liscia e gli occhi come quando lo sai cosa ti sta per succedere, e non ci puoi fare niente. Il babbo l'ha guardata fissa per un
po', poi lei ha fatto un sorriso bello e ha detto: Magari solo un pezzettino. E dopo: Magari ne date un po' anche a me.
Quella volta ho assaggiato la mamma, e mi ha salvato la vita. Mentre masticavo quel pezzettino di carne la guardavo e piangevo forte, intanto lei dormiva mentre il babbo le fasciava la coscia dove la mamma  un po' robusta. Piangeva anche lui, come un disperato, lo vedevo appena in mezzo al fumo pesto, ma lo sentivo bene. Quando ha provato a mettersi in bocca un pezzettino di carne si  buttato sul secchio dei bisogni e ha fatto un po' di bave. Poi l'ha ripreso e l'ha mangiato. Ci parlava, mentre lo buttava gi, parlava con la mamma e col pezzettino di carne che masticava. Gli diceva che per questa cosa saremmo andati tutti all'inferno, era da bestie, e ormai avevamo l'anima dannata. L'aveva picchiata sulla testa per farla addormentare, e adesso la mangiava. Come facevo io, in mezzo alle lacrime. Masticavo la coscia della mamma, la parte un po' in basso, dove  pi robusta. La cosa buffa  che lei, quando si  svegliata, non si  neanche assaggiata. La mattina dopo il babbo prese un cinghiale con la lancia, e il pezzettino della mamma che sarebbe spettato a lei  andato a male nel secchio dei bisogni.
Da quel giorno la ferita sulla coscia della mamma non  pi guarita per bene. Ci sono sempre delle croste brutte e puzzolenti, quando il babbo le cambia la fascia lei quasi sviene dal dolore, tiene un pezzo di stoffa in mezzo ai denti e fa un verso simile a quello delle bestie che il babbo prende dal foro della botola.
Le croste della mamma buttano della roba gialla che a volte le d la febbre alta. Allora diventa tutta bianca e il babbo deve andare via per un giorno intero vestito da soldato, quando torna porta qualche medicina.
S,  proprio brutta la fame, specie quella che poi mangi un pezzettino della mamma.
Questo che sta per venire  il quarto Natale che facciamo qua sotto, e un'altra volta l'inverno  arrivato presto, questo non vuol dire che finisce prima. Stavolta erano due giorni. Due giorni interi senza mettere niente sotto ai denti, e non  che prima ce la siamo spassata. Poi sei arrivato tu. Grazia divina, ci avevi quasi scoperti. Tu e quel tuo cagnaccio che ti tiravi dietro. Quando si  messo a scavare sulla neve come un matto, il babbo ha impugnato la lancia e ha detto: Qua, bello. Appena ha visto la bocca dal foro zac, un colpo secco alla gola, e quello  rimasto l a guaire e a sbattersi per un po'. Per dopo sono arrivati altri passi, che non erano di animale. Il babbo ha ritirato la lancia e non ha mosso un muscolo, la mamma mi ha preso a s, mi ha messo una mano sulla bocca. Quando sei arrivato hai detto qualcosa al tuo cagnaccio, che  rimasto l, morto stecchito. Hai tirato fuori la pistola, ti sei abbassato sul foro, sempre pi gi. Vi siete guardati negli occhi per un momento, tu fuori, tutto chino sulla neve, il babbo dentro, con la sua lancia in pugno. Hai detto qualcosa tipo: Ma che.... E poi zac.


Capitolo 2.
14 anni.

Il babbo mi ripete per la centesima volta che quando mi dice di andare al pozzo per cambiarti l'acqua significa subito, non dopo che mi sono gingillato con le mutande dietro al castagno come un ritardato. La prossima volta lo dico a tua madre ecco cosa mi dice. Lui lo sa che, se fa una cosa del genere, giuro che non esco pi dalla mia stanza. Per deve stare attento.
Quando ti abbiamo presa eri piccolina e non avevi mai fermezza, per un po' mi hanno permesso di tenerti in casa con noi, ti trattavo quasi come un cane. Ogni volta la mamma mi dice che devo dare un nome alle scrofe che prendiamo, che sono bestie intelligenti, si affezionano e ti fanno le feste quando gli riempi la greppia. Per a me un nome da darti mica mi  mai venuto, come al solito. Io ti fischio, e basta quello. Ti fischio da lontano e tu diventi tutta matta, sai che ti porto l'acqua nuova, o un bel secchio di avanzi che poi ti rovescio nel trogolo. Il babbo ci tiene, a te. Quando ti ha portata qui all'inizio ero anche un po' geloso, mi succede sempre cos. Perch a me le carezze mica le ha fatte mai, mentre con voi bestioline non la smette, ogni giorno viene qui, ti d dei colpetti sul muso e tu grufoli tutta contenta. Ti rovesci nel fango e cominci a fare un sacco di capriole buffe.
Io lo so perch il babbo fa cos con te: tra un po' ti si d via. Ma solo met. Visto che sei venuta su bella e grossa, con la nostra parte ci andremo avanti per un bel po', forse per tutto l'inverno intero. L'altra met il babbo la andr a vendere e con i soldi prender un'altra scrofa piccolina da tirare su fino all'autunno prossimo, come tutti gli anni.
Tra un po' il babbo viene e mi fa vedere come si leva dal mondo una bestia come te. Dice che ora sono abbastanza grande per imparare, e poi non  che pu fare sempre tutto da solo. Ha gi preparato il cordone dove ti appenderemo a sgrondare. Un po' mi dispiace, ma non  colpa mia. Quando ieri la mamma me lo ha detto, ho pensato anche di svegliarmi di notte per venirti a liberare, perch a te mi ero affezionato per davvero. Ma tanto non saresti andata da nessuna parte, anche tu ci vuoi bene. E adesso a chi le racconto le mie storie? La mamma comunque mi ha ripetuto che non ti accorgerai di niente, tra un po' vedrai arrivare il babbo come ogni giorno, e come ogni giorno farai sbucare la testa da in mezzo alle tavole dello steccato per prenderti la tua bella razione di colpetti sul muso, alla fine ti butterai nel fango tutta contenta. Solo che il babbo, stavolta, invece di un colpetto sul grugno, ti sparer.
Sicch intanto che aspetto di ammazzarti ti racconto l'ultima storia, questa di oggi giuro che  fenomenale. Anche di pi di quella volta che sono andato a spiare le donne che facevano la vendemmia e che poi si sono alzate la sottana con i mariti diversi, che tra l'altro sono anche cugini. Anche pi fenomenale. Vedrai,
te la ricorderai anche di l, in paradiso. Senti qua. Oggi sono arrivato fino alla terza casa, gi, verso la piaggia, prima del seminario. La mamma dice che l ci vivono due gemelle che sono rimaste vedove dalla guerra, e allora si sono ritrovate insieme a quarant'anni senza figlioli n niente. Tirano avanti con quel po' di terra che hanno dato da lavorare, ma pare che la mamma abbia sentito in giro certe voci. Del tipo che queste due gemelle sono una bella e una brutta. Del tipo che se gli porti un po' di formaggio o due bottiglioni di vino robusto quella brutta fa i piatti con l'olio e ti toglie il malocchio, mentre quella bella invita gli uomini in casa di notte. E tirano avanti. Quando la mamma diceva cos parlava con il babbo, io ascoltavo di nascosto da dietro la porta. Gli diceva se per caso sapeva niente della mezza borsa di farina che era sparita dalla madia.
Allora oggi sono andato fino alla terza casa, gi, verso la piaggia, proprio prima del seminario. L in fondo ci sono dei massi da far paura, uno sembra fatto come un trono e mi ci sono messo a sedere per un po'. Intanto guardavo da lontano la casa delle gemelle vedove. Per l'appunto ce n'era una fuori che si dava da fare intorno all'orto, aveva una gonna blu e uno scialle nero sulle spalle. Non lo so se era quella bella
o quella brutta, perch non si  mai voltata, cos mica mi ha visto. Quando  entrata in casa sono sceso dal trono e mi sono avvicinato.
Legato sul davanti della casa c'era un cane lupo che appena mi ha annusato nell'aria si  messo ad abbaiare come un demonio. Ma io sono bravo con le bestie,
mi possono annusare quanto vogliono, tanto se voglio non mi faccio vedere mai. Quel diavolo di un cane si sgolava e intanto io passavo da dietro, a momenti prendevo un sassetto e lo tiravo oltre la strada, cos quello diventava matto e non sapeva da che parte rifarsi. A un certo punto  uscita fuori una gemella vedova, e ha urlato: Ulto, e insomma! ma quello niente. Allora la gemella ha preso un bastone e glielo ha dato sul groppone un po' di volte, gridandogli sopra che la deve smettere di fare tutto quel baccano per ogni foglia che si muove su un ramo. Quel cagnaccio ha avuto la sua buona dose di randellate e si  rintanato dentro alla sua cassetta piangendo come un pulcino. Anche stavolta non ho capito se quella che avevo visto era la gemella brutta o no, perch appena si  presentata fuori mi sono buttato dietro a un muretto di sassi. Comunque aveva la gonna blu, sicch ho pensato che fosse la stessa di prima, quella che avevo spiato dal trono del masso. Poi, quando  rientrata, ho scavalcato di l e mi sono messo sotto a una finestra.
Si pettinavano. Quando mi sono alzato un pochino a spiare le ho viste l in quella stanza, tutte e due di spalle. Quella con la gonna blu se ne stava in piedi, e pettinava la sua gemella che stava seduta su una seggiola. Intanto parlavano.
All'inizio non ci capivo niente, anche se la finestra era mezza aperta per fare un po' di riscontro con il caldo che faceva. Se tiravo su la testa mi prendeva la smania di essere scoperto, e allora tornavo gi con il cuore come un tamburo. Poi a un certo punto mi sono detto: tanto sono tutte e due di schiena, mica hanno gli
occhi dietro, e mi sono fatto un po' di coraggio. Infatti bastava che rimanessi un pochino di storto, fermo immobile tutto addossato al muro. In quel modo potevo ascoltare tutto. E poi dalla parte di finestra mezza aperta le potevo anche vedere, quelle gemelle vedove, guardando sul riflesso del vetro.
Dicevano qualcosa tipo che uno l'avevano trovato impiccato a una trave della cantina, poveraccio, su in paese. Tipo che questa nipotina  scesa a cercare il nonno e l'ha trovato con la lingua di fuori che penzolava dalla trave. Poi hanno detto di un'altra che il marito l'ha beccata insieme a uno che viene da fuori e porta la mobilia. Un signorone che se la passa bene. Questo marito ha beccato la sua moglie insieme a quello della mobilia e ha ridotto tutti e due in fin di vita dalle botte.
Con tutto quel che si rompe la schiena,  tornato a casa e ha trovato la sorpresina diceva la gemella con la gonna blu.
E quella che si faceva pettinare: La prossima volta che viene qui gliene dico quattro, a quel malandrino; eppure anche una moglie che non vede suo marito da mattina a sera si dovr pur sfogare!.
E cos via. Tipo che secondo la gemella con la gonna blu quella moglie mica cercava le distrazioni, ma l'affare, altroch. L'altra diceva che allora se il marito era uno in s e le voleva un po' di bene davvero, avrebbe fatto meglio a lasciarla andare, che con la miseria che c' dopo la guerra, cos almeno una si salva. Quella in piedi ha detto che per la miseria  una cosa, la dignit un'altra. E quella che si faceva pettinare: Tu fai
presto. Vallo a dire a quelli che stanno su, alle fontane.
 a questo punto che vedrai ho smesso anche di respirare. Perch quelli che stanno alle fontane siamo proprio noi, cara la mia scrofetta bella. La mamma, il babbo e io. Te oggi voli da un'altra parte.
Dicono che mangiano i gatti ha detto quella con la gonna blu se questa  dignit....
Stai zitta ha fatto l'altra per l'aria che tira, dimmi se  da incolpare qualcuno che per tirare avanti la baracca la sera mette in tavola un gatto. Guarda me sorella, pensi che mi piaccia far salire tutti quegli uomini di notte? La fame  brutta, e la gente fa quel che pu, mica si divertono.
Qui sono rimaste zitte per un po', la gemella con la gonna blu pettinava l'altra, mentre io le guardavo tutte e due dal riflesso del vetro stando con la testa addosso al muro. Mi dicevo che vedrai quella che si faceva pettinare era la bella, visto che aveva parlato di uomini. Forse si stava facendo dare una sistemata a posta. A un certo punto ha detto: Te che sai di loro? Quelli delle fontane, intendo.
La gemella con la gonna blu ha alzato una spalla, anche se l'altra mica la poteva vedere. Ha detto: Che vuoi che ne sappia. Una famiglia di disgraziati come quasi tutte, da qui al paese. Tra le due, cara, forse quella che pu avere notizie su quella gente, mi pare che sei tu... e le ha dato un nocchino sulla testa.
La seduta ha detto: Oh, se ne sta sempre zitto, quello. Per la miseria che porta  gi tanto che mi faccio abbracciare un po'. Dai vestiti, intendo. Si mette l e mi tocca addosso, intanto mi annusa.
Ti annusa? ha chiesto quella in piedi, mettendosi a sghignazzare.
E l'altra: Proprio. Mi passa le mani addosso e mi annusa da tutte le parti: sul collo, sulla pancia... Sembra un animale, fa dei rumori con la gola. E poi parla. Cio, non  che parla per davvero, sono un po' come delle preghiere, muove appena appena il labbro di sotto, chiss che si fa passare per la testa. Ci sono dei momenti che mi fa paura. A un certo punto me lo spiccico di dosso e gli dico che anche per stavolta basta.
La gemella con la gonna blu ha detto: E lui che fa?.
E l'altra: Che vuoi che faccia, si spiccica. Ci mancherebbe che quella specie di bestia randagia cominciasse a pensare di non staccarsi... Sorella, se c' una cosa che mi fa pensare che il Cielo esiste,  che quello non abbia mai niente di pi di un paio di patate, o qualche uovo. Pensa se si presentasse con qualche moneta! Anzi, no, meglio se non mi ci fai pensare....
A questo punto la gemella con la gonna blu ha detto che comunque la polenta che era venuta fuori dalla mezza borsa di farina di castagne che quella specie d'uomo aveva portato qualche giorno prima non  che le aveva fatto cos tanto schifo. L'altra ha detto: Tutta guadagnata, sorella! Da' retta a me e si sono messe a ridere come galline tutte e due.
Ma non  finita qui. Pensavo che era il momento di andarmene da l, ma poi la bella ha detto: Almeno se quel vecchio una volta tanto mandasse da queste parti il suo figliolo, al posto suo.
Quella in piedi ha smesso di pettinarla, si  spostata un po' pi sul davanti. Ha guardato la sua gemella
in faccia, per anche stavolta non la vedevo bene. Ha detto: Dici il ritardato? Che, sei diventata scema? Avr cosa, quindici, sedici anni! Signore mio, potrebbe essere tuo figlio... ed  tornata dietro scuotendo la testa, ha ripreso a strigare i nodi.
Per devi ammettere che proprio non si capisce ha continuato la bella.
Cos' che non si capisce? ha fatto l'altra.
Cara scrofetta mia, qui  venuta la parte pi bella di tutte. La gemella seduta ha aperto le braccia e ha detto: Non si capisce da chi possa aver preso! Con quei due scarabocchi di genitori che si ritrova. Dio mio,  bello da far paura... Quel ragazzo sar un ritardato quanto vuoi, ma dagli qualche altro mese e poi vedi le stragi che fa!.
Giuro che da un momento all'altro mi si  riempita la bocca di saliva. E poi mi  venuto qualcosa allo stomaco che non era pi la smania di non farmi scoprire, ma una specie di fame. Tipo che ha cominciato a battermi il cuore pi forte ancora, e nel frattempo le mutande diventavano sempre pi strette. Infatti ho sbottonato un po', e ci ho ficcato una mano dentro.
Va' a sapere ha detto quella con la gonna blu magari  un corno. O magari se lo sono preso per strada e allora non  neanche figliolo di loro.
 per forza una cosa cos ha detto la bella.
E l'altra: Sono comparsi dal nulla e hanno rifatto la baracca abbandonata vicino alle fontane. Solo gente disgraziata per davvero avrebbe accettato di abitare l. Hanno detto di chiamarsi in qualche modo che nessuno ricorda mai e....
Cariolante ha detto la bella almeno questo lo so. Quel vecchio che di tanto in tanto viene a toccarmi addosso dai vestiti si chiama Aldo Cariolante. Parla come uno della bassa, ma non  che si capisce bene.
Quella in piedi ha messo via la spazzola, l'ha appoggiata su un mobile l vicino. Si  messa davanti a uno specchio per rifarsi la crocchia e ha detto: Dopo la guerra i peggiori pezzenti si sono sparpagliati per il mondo. Basta che tu abbia una donna da presentare come moglie e un bimbo al seguito. Ti presenti al municipio senza uno straccio di foglio, dici di chiamarti in qualche modo e di venire da qualche parte. Dici che ti va bene rovesciare la terra per una paga da fame, ed ecco che quelli ti fanno un certificato nuovo. Dopo la guerra  tutto un macello cos, puoi venire anche dall'inferno e quelli ti danno il benestare. Sorella, lo vedi con i tuoi occhi quanti viandanti senza vitalizio passano di casa in casa a elemosinare una crosta di formaggio. Magari quelli che stanno alle fontane, a quel ragazzo l'hanno trovato abbandonato. O l'hanno preso da un baratto. Sono tempi duri, cara mia. C' gente che ha dato via dei figlioli per due soldi, proprio come si fa con le bestie a fine anno. Magari anche a buon cuore, sperando di salvarli dalla miseria nera.
Quando la bella si  alzata dalla sedia l'ho quasi maledetta perch stavo per finire, ma quella ha guardato proprio verso la finestra e allora mi sono dovuto tirare indietro.
Bella  dire poco. Me ne sono stato al muro con il cuore che mi batteva forte nella gola, e intanto la cosa che mi preoccupava di pi era di non dimenticarmi
quella faccia che avevo appena visto. Ho chiuso gli occhi e me la sono riguardata tante volte nella testa. Poi, siccome le sentivo parlare, ho provato ad affacciarmi ancora. E ho visto quella brutta. La bella  andata via dalla stanza proprio in quel momento, continuando a chiacchierare. Ma la brutta  rimasta l, con quella faccia deformata che si ritrova, spostandosi dallo specchio e chinandosi a prendere la spazzola per rimetterla a posto in un cassetto. Una cosa da far spavento per davvero. Addosso  uguale all'altra, di spalle non le sapresti riconoscere mai. Ma nel viso. L  proprio tutta un'altra faccenda. Sembra bruciata, o una cosa cos. Anzi no, sembra mangiata, ecco. Come se qualcuno le avesse preso a morsi la faccia. Vedrai una bestia, o qualcosa di questo tipo. Tipo che magari da bambina un giorno se n' andata a fare una passeggiata per i campi e ha trovato un lupo che le ha sbranato un pezzo di naso. Tipo che magari a staccarle quel po' di carne dalle gote  stato proprio Ulto, quel demonio d'un cane che prima aveva preso a randellate perch mi annusava nell'aria. Fatto sta che la gemella brutta  un mostro per davvero. E un giorno, chiss come, ha lasciato tutta la bellezza all'altra.
Siccome le ombre si stavano allungando mi sono tirato su e ho rifatto tutto il pezzo fino al muretto, l'ho scavalcato e ho corso tutta la strada indietro. Quando sono arrivato qui mi sono messo al fresco dietro al castagno, per finire il lavoro che avevo cominciato, intanto mi riguardavo la faccia della bella nella testa. Ma poi  arrivato il babbo dicendomi che c'era da metterti l'acqua nuova. Chiss che ti cambia, visto
che tra poco ti farai ammazzare. Il babbo ha gi preparato il cordone dove ti appenderemo a sgrondare. Forse non vuole che tu ti accorga di niente, questa  la storia che ti devo cambiare l'acqua e allora te la cambio, senn magari ti accorgi che oggi  un giorno particolare e ti innervosisci, vedrai che il babbo pensa cos.
Ma il babbo  anche bene che sappia che io mi frugo nelle mutande dietro al castagno quanto mi pare.
E se per caso ha intenzione di dirlo alla mamma, che stia bene attento a quello che fa, perch io lo so dove  andata a finire la mezza borsa di farina che  sparita dalla madia.
Eccolo che arriva, scrofetta mia. Vedrai che non ti accorgerai di niente, tra un momento farai passare la testa attraverso le tavole dello steccato per prenderti i
tuoi colpetti sul muso, e un lampo dopo ti ritroverai in paradiso come per incanto. Un po' mi dispiace. Chiss a chi le racconto, adesso, le mie storie. Quella di oggi era fenomenale, di' la verit. Specie la parte della gemella quella bella, che fa salire gli uomini di notte. Quando ha detto che sono cos bello che faccio anche paura. E che datemi qualche altro mese, e poi vedrete le stragi che far.


Capitolo 3.
18 anni.

Che ti prenda il diavolo, babbaccio infame, fossi in lui lo farei stanotte! Sei l che dormi in quel letto puzzolente dove ti trovi ed ecco che le coperte si aprono a sprofondo e ci caschi dentro come una capra. E la mamma che si salva e che mentre voli di sotto ti fa vedere un pezzetto di lingua una volta per tutte.
Rinchiudermi nel casottino degli attrezzi, proprio stasera! Io che ne sapevo che quel pezzo di formaggio che c'era sul tavolo era per il napoletano che la mattina presto scende con te alla terra degli Isastia. Che ne sapevo che a questo napoletano gli  nato un figliolo fresco fresco e che te per farti bello gli vuoi portare un tocco di quello che dentro c' anche la pementa. A me un pezzo di formaggio cos non lo compri nemmeno a Pasqua, si vede che ti fanno pi cuore i figlioli degli altri, mica quelli che tieni in casa. Ora me lo rifai qui per terra, mentecatto! mi hai detto. Ripenso a tutte queste cose cattive e prego il diavolo che ti porti via per davvero. Neanche riesco a buttare gi con la gola per quanto mi ci hai pigiato dentro con quelle dita che ti puzzano di terra e pelo d'animale. Non l'hai tirate via nemmeno quando alla fine ho cominciato a fare tutte quelle robe bianche e gialle. Per un momento sembravo una fontana e mi si ribaltava la pancia, con te che
mentre mi tenevi per il collo sotto a un braccio manco mi facevi respirare, e c' mancato tanto cos che ti rimanessi l appeso come un sacchetto vuoto. Ti sei salvato perch mi hai preso all'improvviso, che credi. Esco dalla mia stanzetta e te sei appena arrivato dalle mangiatoie delle bestie, sento che dici alla mamma: E il pezzo di cacio che era qui, dov'?. La mamma neanche finisce di dire che me lo ha visto in mano un momento prima, mi giro a guardarti e mi ritrovo per terra con un piscio di sangue dal naso che non si ferma pi. Mi prendi e mi ficchi quelle dita gi per la gola, mentre bestemmi e dici che ora il lavoro che il napoletano ti aveva promesso ce lo possiamo anche scordare, visto che te lo eri ingraziato per benino e il pezzo di formaggio era la ciliegina sulla torta. E mica me la scordo la manata forte che hai rifilato alla mamma quando ha provato a staccarti da me, che senn stavolta mi ammazzavi per davvero. Un manrovescio che l'ha fatta girare come una trottola e poi l'ha fatta volare in terra stampella e tutto. Mentre mi portavi fuori di casa a pedate era ancora l, l'ho vista, anche se mi girava tutto. Giuro che se l'hai ammazzata chiamo i cani e ti faccio sbranare vestiti e tutto. Cos poi mentecatto te lo dico io.
Tanto lo sapevo che le bestie sono meglio delle persone. Sono meglio anche di certi babbi che per un pezzo di formaggio mandano a letto una famiglia intera a suon di legnate forti. I miei cani non l'avrebbero fatto mai, eppure sono tutti pelle e ossa che nei fianchi gli si vede la buca delle costole e dal pelo spunta tutto il filo della colonna di sopra. Stanno tutti
gobbi, poveracci, e se gli butti in terra un pezzo di qualcosa
sono buoni di azzannarsi tra loro con la bava alla bocca. Ma ti dico una novit, babbo bello: a me non torcerebbero neanche un capello. Perch con le bestie bisogna saperci trattare. La gente scema, per, non fa che ripetere che  meglio andare per i boschi in compagnia e armati di bastoni, visto che con i branchi di cani affamati non si scherza. Qui  un mondo che i cristiani si ammazzano tra loro per un pezzo di pane, figuriamoci cosa ti possono combinare quattro o cinque cagnacci randagi che si sono messi insieme per fare banda come i lupi. A quell'ometto che stava in fondo alla piaggia e che era invecchiato signorino lo ritrovarono due giorni dopo sbucciato e ripulito per bene, tanto che gli mancavano anche i capelli e qualche dito neanche lo hanno ritrovato pi. Se qualcuno va in paese e chiede che fine ha fatto il Valdo che stava alla piaggia gli rispondono tutti: Andava in mezzo al bosco da solo a fare l'empitella, e un giorno c' rimasto. Dicono che magari neanche ti succede niente, ma  meglio se non sfidi la fortuna, poi fai come ti pare. Ma se da un momento all'altro senti latrare in mezzo alle frasche forse  meglio che corri in cima a un albero. Anche se al Valdo della piaggia non  che  servito a tanto, visto che sul ramo di un castagno piccino hanno ritrovato un pezzo di vestito suo. Tipo che all'inizio quel Valdo forse era anche riuscito a mettersi un momento in salvo, ma vedrai che i cani mica si sono persi d'animo. Quelli si sono piazzati l sotto a raschiare l'albero fino a scorticarsi le unghie per una notte intera. E se sei un ometto un po' in l con gli anni
hai voglia a chiamare forte con quella vocina da bimbo vecchio che ti ritrovi. Sicch basta che alla fine il ramo si pieghi un po', voli di sotto e arrivederci. Quello che dice la gente quando parla del Valdo  qualcosa tipo: Speriamo almeno che quando  venuto gi dal ramo si sia stempiato un momentino, cos mentre
lo mangiavano non ha sentito niente e c' qualcuno che alza il bicchiere alla memoria sua.
Io lo so come funziona con i cani randagi che ora si sono messi in testa di fare i lupi. Lo so perch mi stava per succedere qualcosa come al Valdo della piaggia, ma io mica mi sono fatto prendere dal batticuore come un deficiente. Se un animale ti annusa nell'aria e ti metti a correre di volata gli fai gola cento volte di pi, lo sanno anche i bimbi nati ora. E come per i cinghiali che trovi con tutta la covata al seguito. Prova a ritrovarti davanti a un animale cos, che non gli importa niente di te e di cosa fai nel bosco, ma prega la Madonna che tu non sia a meno di dieci passi dai suoi figlioli, visto che la zannata di una bestia in quel modo ti apre le budella in un momento. Te non lo sai babbaccio infame, ma io a volte ci vado a posta. Cerco le tane dei cinghiali e mi metto a tirare qualche sasso per farli muovere un po'. Di giorno se ne stanno nascosti in qualche angolino per poi mettersi a scarrozzare di notte, sicch se trovo un cinghiale con i cuccioli al seguito ed  anche giorno, sono inselvatichiti anche di pi. Gli tiro i sassi vicino e intanto mi faccio sentire facendo il verso che fanno loro, e le frasche che a un certo punto cominciano a muoversi. Il grugnito di un cinghiale che sbuffa e batte gli zoccoli per terra non
 una cosa tanto simpatica. E io che mi avvicino lo stesso un passo di pi. E poi un altro, e un altro. Finch alla fine ecco che sbuca un testone peloso da in mezzo alle fronde.
Babbo bello, sarai anche tutto nerbo ma vedrai una cosa cos mica ce l'hai mai avuta l'anima di farla. Ti vorrei vedere a te davanti a una bestia di quella stazza l che ti guarda e butta l'aria dal naso con la bocca un po' aperta che le zanne le vedi proprio bene. Senza bastoni n niente, prendo e mi sdraio per terra. Perch se becchi un cinghiale con la nidiata al seguito e ci vuoi passare davanti senza che ti sbudelli come una pecora, devi metterti in testa che l comanda lui, hai voglia a dire che siccome sei una persona vali di pi. Non ci sono n Cristi n Madonne che ti guardano. E se c' una cosa che a una bestia cos proprio non gli vuole tornare,  vedere un'altra bestia diversa da lei che  pi alta del suo naso. Sicch se incappi in un animale del genere,  meglio se non ti metti a correre e anzi buttati per terra e stai fermo immobile come un morto. I cinghiali non mangiano le persone, ma ci mettono un momento ad aprirle con le zanne. Io li vado a cercare e dopo mi metto l per terra a farmi annusare un po' da loro. Mi sbuffano sulla faccia e nelle orecchie con quel fiato caldo che sa di rutto e di andato a male. A volte mi danno qualche tonfo con il muso e mi rovesciano dall'altra parte e io niente. Il cuore mi scoppia nella testa, ma neanche respiro. Quando alla fine se ne vanno mi sento tipo mezzo animale anch'io. Tipo che ora anch'io faccio parte di quella famiglia dove nessuno ti spacca il naso per un pezzo di formaggio.
Tutte le volte, mentre torno alle fonti di corsa, faccio quel verso a ogni fosso o radice che salto.
Sicch lo capisci, caro babbo, quanto me ne frega se mi dici che adesso per via di un pezzo di cacio devo passare la notte qui nel casottino degli attrezzi. Nell'aria si sente ululare, ma quelli che si sgolano mica sono lupi. Sono i miei cagnetti randagi, che per poco l'estate scorsa non mi fanno la pelle come a un disgraziato. E domenica mattina presto e io sono l che scavalco le colline per andare alla tenuta dei Tempesti per fare il mio lavoro. Inutile che mi venite a fare la nenia di passare dalla stradina che gira intorno, dico sempre di s ma mica sono uno scemo che crede a ogni stupidaggine che gira in paese. Stavolta ce l'avevate con quella storia dei cani e del povero Valdo che avevano ritrovato tutto a pezzi e masticato per benino.
Io me ne frego e passo dalla parte dove le colline fanno un po' strapiombo sulla valle, che cos dimezzo la strada. Insomma, sono l che sto per sbucare nella radura prima della tenuta, e incominciano quei latrati. Il cuore mi parte come un tamburo che per un momento resto senza fiato e il sangue mi fa tutti gli spilli sotto la pelle, mi sento tirare i capelli indietro. Ma non mi fermo. Caro babbo dei miei stivali, capisci che razza di figliolo hai rinchiuso nel casottino degli attrezzi? Un figliolo che di punto in bianco sente una muta di cani affamati e mica si mette a piangere come una signorina. Anzi, tiro avanti con il solito passo, n rallento n niente. E intanto ci sono quei fischi, e i cespugli si muovono, e ci sono quei ringhi che quasi ti puoi immaginare le bave che vengono gi dalla fame
che scuote quelle bestie. Non mi faccio bacare il cervello dalla strizza neanche per un momento, e intanto mi guardo un po' intorno per vedere se c' una pianta bassa, qualcosa, ma niente. Da in mezzo agli alberi vedo solo la radura che si apre tutt'intorno alla tenuta e il bosco che sta per finire. Nel senso che vedrai, se di colpo finiscono gli alberi e quei cani non mi sono ancora saltati addosso, lo fanno appena metto un piede allo scoperto, e l ti puoi sbracciare con le gambe quanto ti pare, la bramosia di mettere qualcosa sotto ai denti fa diventare quegli animali come diavoli, basta che uno ti si agganci a un polpaccio e gi te ne trovi un altro alla gola e buonanotte. Ma che potevo fare? E stato suppergi in quel momento che, essendo appena giorno fatto, da in mezzo agli ultimi alberi ho visto la staccionata della tenuta. E dopo la staccionata c'era la casetta con le gabbie delle lepri, il pollaio e tutto il resto, con i cani dei Tempesti legati con la corda lunga per non far entrare le volpi e i ladri di notte. A quel punto mi sono detto: magari se arrivo l tutto uno scoppio, queste belve si prendono paura e vanno via. E ho superato l'ultimo albero. Un momento dopo correvo con i calcagni che quasi mi picchiavo sul culo.
Chi aveva detto che i cani randagi erano al massimo cinque, aveva qualche problemino a far di conto. Uno sciame, Madonna beata. Almeno dieci, che appena ho mosso un passo fuori dal bosco si sono buttati a correre latrando come bestie dell'inferno. Qualcuno  sbucato anche da pi su e pi gi, scavalcando i sassi che fanno perimetro alla radura. Appena mi sono
trovato l in mezzo, anche i cani dei Tempesti hanno
cominciato a diventare matti, abbaiando e tirando fino
all'ultimo la corda che avevano legata al collo. E io che ce ne avevo gi due attaccati all'anima, se il pezzo di terra fosse durato due metri di pi, non sarei qui a raccontarla. E mica mi mollavano, nonostante gli altri due cani belli in carne che li aspettavano di l dalla staccionata. Ci arrivo in volata, mi butto di l e continuo a correre. I randagi sfilano sotto le stecche del recinto come donnole furiose. E allora continuo con il cuore che mi sembra di avercelo in bocca, un cane dei Tempesti m'incrocia di traverso e fa per darmi contro, ma un momento dopo  l che rotola per terra con un randagio che gli si  attaccato alla gola. Un altro randagio pieno di chiazze che gli si vede anche la pelle se ne accorge e ci si avventa sopra anche lui. L'altro cane dei Tempesti guarda questa scena e abbassa le orecchie al cospetto di quella specie di parenti suoi che lo puntano con le gengive di fuori, e comincia a guaire come un gattino, prende e si mette a correre fino a dentro la cuccia di tavole. Due randagi non gli danno tregua e si ficcano di botto dentro a quella casetta che in un momento diventa un manicomio di guaiti. E io che mica sono messo meglio. Tipo che giro un attimo la testa e dietro vedo una manciata di lupi incattiviti. Babbaccio mio, pensa alla scena. Fosse capitata una cosa cos alle tue gambe storte, avrebbero ritrovato i tuoi scarponi uno da una parte e uno dall'altra del campo. Invece Bastiano tuo che fa? Prende e si butta di petto sulla porticina del pollaio. C' solo un pezzo di ferro a tenerla chiusa, e io lo sfilo al volo e mi ci butto dentro.
Prendo di petto la specie di casina di legno dove di notte dormono le galline e in un momento sono l sul tetto come un tordo. Faccio solo in tempo ad abbassare gli occhi gi, e gi i randagi hanno alzato un nuvolone di penne con le chiocce che provano in tutti i modi a salvarsi in mezzo a quei diavoli scatenati.
 stato in quel momento che dalla tenuta sono cominciate a venire le prime voci. Lo stalliere si  messo a correre e a sberciare come un mulo: Chi va l!. E dopo  partito uno sparo per aria. Ma i randagi erano impazziti dalla fame, forse neanche l'hanno sentito quel colpo che  rimbombato per tutta la radura, gli si  mossa la collottola ma niente. Lo stalliere mi vede che mi sbraccio sul pollaio, adocchia il primo randagio e bam, lo stecchisce in terra, quella belva ruzzola qualche metro pi l.  stato a quel punto che gli altri randagi hanno capito che aria tirava. Hanno spezzato il collo a qualche altra gallina e poi hanno cominciato a battere la ritirata. Ma mica tutti. Ce n'erano un paio o tre che erano davvero inselvatichiti dalla fame, e non mollavano i polli manco a sparargli contro. E allora bam, bam, ci hanno lasciato le penne con quelle delle galline ancora in bocca.
Alla fine, quando sono sceso dal pollaio, in terra c'era un putiferio che mi sono detto: ora danno la colpa a me e mi mandano in rovina senza lavoro. Invece
lo stalliere mi viene vicino e guardandomi addosso fa: Devi accendere un cero alla Madonna e dopo ha cominciato a ribaltare le carcasse dei randagi e dei polli con gli scarponi per vedere se alle volte si era salvato qualcosa.
Cane d'un babbo, sappi che mentre ripulivo quell'inferno insieme allo stalliere non facevo che pensare a questa cosa qui: dunque quei diavoli di randagi ora m'impediscono di andare per il bosco come mi pare e piace, io che nel bosco ci sono nato e mi ci perdo volentieri. Mentre raccattavo tutte quelle penne e buttavo nei sacchi le carcasse dei polli, pensavo: ora senza il bosco che mi rimane? E quando mi veniva di dirmi cos, quasi mi sarei messo a piangere come un bimbo che gli hanno tolto un giocattolo preferito con la cattiveria. Lo stalliere mi guardava e vedendomi gli occhi lucidi diceva: Che te la prendi a fare, l'importante  che l'hai scampata ma io non mi davo pace. Alla fine del lavoro, dopo tutte le raccomandazioni di passare dalla strada stando bene attento a non toccare il bosco, ho cominciato per la via camminando come un fantasma con le braccia ciondoloni e la testa bassa. Mi dicevo: bestie infami, vedrete se non vi pesco una a una, e nella testa avevo gi pronte tutte le trappole e le tagliole che avrei preparato per vincere quella battaglia. Giuro che vi giro il collo con queste mani, mi dicevo.
Sono l che mi dispero lungo lo sterro trafficato dai carri, e a un certo punto vedo muovere in cima, sul costone che porta al bosco. Faccio finta di niente mentre uno della tenuta mi passa accanto con un mulo che quasi non mette un passo dietro all'altro per via del fardello carico di legna che ha sul groppone. Appena quello tira via, mi fermo e comincio a guardare in mezzo alle frasche, da lontano.
Le belve vere sono le persone come te babbo bastardo, mica i
randagi che vidi spuntare di un pezzettino in mezzo ai
cespugli. Ci dovetti fare un po' l'occhio, ma poi li vidi bene, con quei musetti che a momenti venivano fuori e scalpitavano. E nessun ringhio, nessun latrato da bestia inferocita. Anzi, quando cominciai a guardarli iniziarono anche a guaire un po', come se piangessero. Uno venne di un passetto pi fuori di tutti, come se fosse tentato di uscire allo scoperto per venirmi incontro, ma poi torn dentro con gli orecchi bassi. Senza farmi prendere dai patemi, ricominciai a camminare lungo la strada.
Se lo raccontassi non ci crederebbe nessuno, ma quei cagnetti quel giorno mi seguirono quasi fino a casa. Io dalla strada, loro dal ciglio del bosco. A momenti mi fermavo ed erano sempre l, tutti un guaito. E io che mi dicevo: ma guarda un po' queste belve che stamattina mi volevano azzannare cosa si sono messe in testa. Continuando a camminare tranquillo sullo sterro, incrociando muli e carretti, mi dicevo: stai a vedere che quei demoni ora pensano che a seguire me prima o poi incappano in un altro pollaio.
Quando arrivai alle fonti erano ancora l, vedevo i loro occhietti che a volte luccicavano e m'imploravano dal bosco. Sicch alla fine mi sono deciso. Vedrai che non erano bestie cos intelligenti da tirarmi l dentro facendomi cuore per poi addentarmi in un'imboscata. E allora d'un tratto mi sono fermato, e ho provato un passo verso i cespugli. Ho schioccato la gota come si fa con i cavalli, e i randagi si sono messi a sfrascare di pi, a guaire, a uggiolare un po' scalmanati. E insomma, quando da ultimo sono arrivato sul ciglio del bosco li ho trovati l, qualcuno a sedere con
la lingua di fuori, altri tutti in una bramosia di code che s'agitavano. E mi sono piegato sulle ginocchia. Quando ho allungato una mano per farmi annusare, quelle bestiole mi sono venute tutt'intorno per leccarmi le dita.
Da quel giorno, quando sento dire dalla gente che nel bosco ci sono dei diavoli di cani come lupi, faccio di no con la testa e cambio strada. I pollai che certi contadini trovano ripuliti per bene sono per via delle volpi e le faine, altroch. Neanche se mi levassero l'anima direi che a spianare la strada ai miei animaletti sono io, cos si riempiono un po' la pancia e non ammazzano qualche scemo che nonostante gli avvertimenti si mette a girare da solo per il bosco. Non  che mi posso permettere le ciotole con gli avanzi come i signoroni, io. Allora ogni tanto porto il mio branco di randagi a riempirsi lo stomaco come Dio comanda. Apro i lucchetti e sfilo i ferri che tengono ferme le porticine, poi schiocco una gota e loro entrano nelle gabbie dei polli e dei conigli e scatenano un inferno.
Tutto questo per dire che alla fine, se si guarda bene, spariranno anche un bel po' d'animali dalle fattorie e dalle stalle qui intorno, ma almeno non c' nessun Valdo che ci resta secco, e tutto per merito mio. Sicch, diavolo d'un babbo, sappi che se mi gira storto un venerd potrei anche pensare di scatenare le furie dei miei randagi contro quel letto lurido dove ti trovi. Mi basterebbe schioccare la gota come si fa con
i cavalli. E anzi, se vuoi proprio saperlo, i miei cagnetti sono gi qui intorno, li sento camminare e raschiare le tavolate, mi fiutano nell'aria ma non mi vedono, e
allora fanno dei lamenti sottovoce e scavano la terra contro il casottino. Io gli dico di fare i bravi, ma solo perch in quel letto con te c' anche la mamma, senn sai che me ne fregherebbe. Senza contare che per colpa tua e d'un pezzo di formaggio stasera forse mi perdo anche un bacio, che quella m'aspetta. Mi sporco ma continuo a scavare lo stesso, le mie bestiole dall'altra parte mi aiutano e grattano la terra come me.
Tanto per dirti che io forse non sono un granch con le persone, ma con gli animali vedrai non mi si pu dire nulla. E che non serve proprio a niente rinchiudermi in un casottino degli attrezzi per tutta la notte mentre fuori si sentono gli ululati.


Capitolo 4.
19 anni.

Caro diario,
Clara continua a ripetermi che sono una stupida a pensare al garzone dello stalliere. Dice che  bello, s, ma  chiaro che non ci sta tutto di cervello. E poi non spiccica mai una parola, se gliela rivolgono se ne sta a testa bassa a guardarsi le scarpe come in punizione. Senza considerare che  sempre ricoperto di schifezze. Insomma, secondo mia sorella un tipo cos non pu neanche immaginare di avvicinarsi a me.
Be', parla lei che se la spassa di nascosto con il ragazzo delle cantine. Ma dice che questa  un'altra cosa, intanto  pi pulito, e poi di lui ormai si pu fidare. Mentre il garzone dello stalliere ha cominciato a lavorare qui da poco, non sappiamo niente di lui, se non che vive in una casetta da qualche parte oltre la collina con i suoi genitori vecchi e disgraziati. Clara dice che forse potrebbe anche ammazzarmi per un pezzo di pane. Dice che c' qualcosa di strano in quel ragazzo, come per esempio il fatto che quando si muove ha i modi di un animale selvatico.
Forse  proprio questo che mi piace di pi. Il garzone dello stalliere sembra sempre pronto a scappare via, assomiglia a un
gatto che ti studia da lontano, sempre di spalle, a debita
distanza. Ma io lo so che mi guarda, anche se se ne sta sempre girato di spalle.
La cosa buffa  che il garzone dello stalliere a un gatto ci assomiglia davvero, con quei suoi due occhi allungati e verdi, la pelle pallida, la bocca rossa. Quando lavora a testa bassa i capelli gli ricadono gi, coprendogli un po' il viso. Lo spio per delle ore dalla finestra della mia stanza, e non faccio che pensare che  una bestemmia atroce che una faccia del genere sia cos sprecata sul corpo di un bifolco aiutante stalliere.
Non so neanche come si chiama. Lavora da noi solo la domenica, quando nostro padre esce insieme a Clara per la cavalcata. Viene la mattina presto, e insieme allo stalliere comincia a preparare i cavalli. Per le dieci  tutto pronto per l'uscita. Clara se ne va con mio padre e lui resta a farsi dare ordini di ogni tipo, fino al loro rientro. Allora d una bella strigliata ai cavalli,
li fa mangiare, pulisce la terra che portano dal loro giro attorno alla tenuta. Poi prende la sua paga e se ne va.
Per me niente cavalcata, io me ne resto in casa, come al solito. L'unica cosa che posso fare  starmene alla finestra a sospirare. Chiss, forse se non fossi nata zoppa gli avrei gi parlato. S, magari avrei gi fatto il primo passo. Il primo passo... Detto da me suona quasi divertente. Anzi no,  triste e basta.
Se un Dio c', con me non si  proprio comportato bene. Darmi tutte queste ricchezze e una gamba pi corta dell'altra. Invece l'aiutante dello stalliere  un miserabile che forse neanche sa com' fatto un pezzo di sapone. Ma  bello come un angelo. La ricca zoppa e il povero bello. Sembra quasi una di quelle storie che poi esce fuori una fata madrina da qualche parte, e mette a posto ogni cosa. Una di quelle storie che poi si raccontano ai nipotini, quando sei vecchia.
Caro diario,
che giornata! Una giornata incredibile, giuro!
Senti qua: oggi mi ha parlato. Quel ragazzo, l'aiutante dello stalliere. Mi ha parlato, e dopo mi ha anche sorriso. Peccato per il finale, per. E stato... Aspetta, adesso ti racconto tutto da capo.
Oggi  domenica e ho compiuto sedici anni. Dopo
il solito giro a cavallo mio padre ha fatto allestire un ricevimento all'aperto, sono arrivati degli invitati che non avevo mai visto prima, uno di questi era un signore tutto pancia con un figlio che era la sua copia esatta, in miniatura. Me lo ha presentato, e questo bambinetto ha detto di chiamarsi Michele. Dopo avermi fatto la riverenza Michele  stato punzecchiato dal padre, cos ha ciancicato qualcosa sul fatto che sarebbe stato davvero felice di suonare il piano per me. Siamo entrati tutti dentro, riempiendo la sala.
Mentre Michele suonava, mia madre aveva le lacrime agli occhi dall'ammirazione. Mio padre si lisciava i baffi e faceva di s con la testa, come se gli stessero parlando. Clara scambiava delle occhiatine con il ragazzo delle cantine che distribuiva vino agli invitati. Io mi annoiavo a morte.
Ma a un certo punto l'ho visto! L'ho visto e il cuore mi si  fermato in petto! L'aiutante dello stalliere. Se ne stava l, spiava dentro da un angolo della vetrata.
Nessuno si  accorto di lui. N lui si  accorto di me.
Siamo stati ad applaudire quel Michele per un bel pezzo. Mio padre mi ha detto: Vedi Sara, sono questi i risultati che vorrei da te con il piano ma lo ascoltavo con un orecchio solo, non facevo che cercare a ogni vetrata, ogni finestra. Appena mio padre si  distratto per parlare con qualcuno delle
doti eccezionali di quel Michele, me ne sono andata. Sono uscita fuori, all'aperto.
Lui non c'era. Sono stata per un po' a gingillarmi sul davanti della casa, guardandomi attorno, ma niente. Allora mi sono messa a camminare. Quando lo faccio divento una specie di fenomeno da baraccone, muovo la destra e sembra tutto normale, poi tocca alla sinistra e l'anca mi esce in fuori, fa tutto un giro strano. Fortuna che oggi non era uno di quei giorni che mi fa male. Sono arrivata fino all'angolo della casa, proprio vicino alla serra, agli alloggi della servit. E l'ho visto.  stato per un attimo, se ne stava dietro all'angolo della facciata come una bestiola smarrita, appena mi sono voltata dalla sua parte ha ritirato la testa.
Ho detto: Ehi!. Mi  uscito da s. Poi, trascinando la mia gamba corta, sono andata pi vicino, svoltando l'angolo della casa. Mi sono appoggiata al muro, e con il cuore che mi batteva forte ho mormorato piano: Guarda che ti ho visto.
L'aiutante dello stalliere  uscito da dietro la vecchia botte che adesso viene usata per ornamento,  tutta piena di fiori. Aveva il berretto logoro che di solito porta in testa stretto tra le mani.  venuto fuori
da l dietro facendo dei passetti come un bimbo che deve scontare una bella punizione, guardava a terra, ma a tratti alzava quegli occhi verdi, di gatto, valutando la mia reazione alla sua presenza l.
Ho detto: Che ci fai qua dietro?.
L'aiutante dello stalliere si  bloccato senza spiccicare mezza parola. Tremava e respirava grosso, neanche lo avessi scovato con gli argenti di famiglia in un sacco. Ho lasciato transitare un'inserviente con un vaso di begonie da portare al rinfresco, trafelata com'era neanche si  accorta di noi. Lui non l'ha persa di vista per tutto il tempo, finch non  sparita via. Poi ha abbassato di nuovo lo sguardo a terra, e io ho detto: Ti ho visto, prima, dalla vetrata. Ti piace la musica?.
Caro diario, appena ho finito di dire queste parole mi sono ritrovata i suoi occhi addosso. Non ha detto niente, ma all'improvviso gli  preso qualcosa. Cominciando a respirare veloce sul serio ha fatto di s con la testa.
Cos', sei muto? ho cercato di scherzare. Ero l, con le spalle al muro, e ancora non riuscivo a credere di aver avuto tanto coraggio. Ma lui non partecipava, e allora ho pensato che si sentisse un po' in obbligo a starsene l con me davanti. Mi sono detta che forse dovevo inventare una scusa e tornare dentro, che l'unico motivo per cui l'aiutante dello stalliere non se ne era ancora andato era perch a parlargli non era altro che la sua padrona.
Stringendo il suo berretto tra le mani ha fatto un passo avanti, e con un filo di voce ha detto: Quel bambino  proprio bravo con il piano, vero?.
 stato a quel punto che mi ha sorriso. Una grande vena si  gonfiata al centro della sua fronte. Ha fatto due passetti sul posto, poi quel sorriso si  spento da un momento all'altro,  stato come se d'un tratto fosse tornato nei ranghi, dopo un'avventatezza. E tornato a guardarsi le scarpe, e con un sibilo di voce ha detto: Adesso  meglio se vado.
Mi sono affrettata a dirgli: Guarda che mica c' niente di male se parliamo un po'. Anche se io sono... qui mi sono morsa la lingua e ho cambiato subito discorso: E tu dove abiti di preciso?.
Il garzone dello stalliere  diventato un pezzo di marmo. Ha cominciato a spiarmi di sottecchi, proprio come faccio io con il precettore quando mi fa una domanda a cui non so rispondere. Ha cominciato a dire: Io... io... stringendo quel suo berretto logoro tra le mani. Alla fine ha guardato dritto, davanti a s, verso le colline, e ha detto: Per venire qui faccio quella e l'altra dietro ed  tornato con gli occhi gi.
Mi sono voltata a guardare, subito mi sono detta che era una cosa impossibile. Tenendomi al muro cercando di far cadere il peso sulla gamba buona, ho detto: Cio, tu... e intanto cercavo di immaginare la strada che l'aiutante dello stalliere diceva di fare per arrivare da noi all'alba. A piedi, per giunta. Come minimo doveva partire da casa a notte fonda. Senza riuscire minimamente a rendermi conto di quella distanza ho mormorato: Vuoi dire che....
Ha fatto una specie di tremito e ha detto: Se si passa dai boschi ci vuole niente.
A questo punto sono quasi scoppiata a ridere, a chi
voleva darla a bere: impossibile che qualcuno s'inoltri in mezzo alla foresta di notte senza neanche perdersi n niente, sciroppandosi ben due colline come quelle. Senza considerare gli animali. Guardandolo dritto negli occhi ho detto: Non c' bisogno che mi racconti delle frottole e subito, sporgendomi un poco, senza dargli tregua, non sei tu quello che l'anno scorso  stato attaccato dai cani?.
L'aiutante dello stalliere ha alzato la faccia. Aveva occhi allarmati, come un bambino accusato ingiustamente d'aver rubato un po' di marmellata. Ha detto: Be', da quella volta ho smesso di passare dai boschi. La allungo un po' dalla parte della strada, basta averci un po' di fiato e le gambe buone....
Caro diario, giuro che nei suoi occhi non c'era la minima intenzione. Tra l'altro ci sono abituata, ormai, e poi chiss che mi ero messa in testa. Capita di continuo, con Clara. Perfino il babbo a volte si morde la lingua quando racconta delle scorribande che fa con i suoi compagni di caccia. In mia presenza non si possono dire parole come correre, enfatizzandolo pi del dovuto. Non si pu dire gambe in spalla, o raccontare qualche stupido scherzo che si  fatto con
lo sgambetto. Dire le ali ai piedi quando si parla con me sembra quasi un reato. Cos mi sono ritrovata davanti all'aiutante dello stalliere che dopo aver detto quelle sue ultime parole ha fatto tanto d'occhi, e ammutolendosi ha cominciato a martoriare il suo berretto sul serio. Siamo rimasti in silenzio per qualche momento, poi ho detto: Be', deve essere comunque una bella camminata....
L'aiutante dello stalliere si  affrettato a fare di s con la testa.  stato in quel momento che la voce di mio padre ha cominciato a echeggiare oltre l'angolo della casa. L'aiutante dello stalliere ha mosso la testa in quella direzione come una volpe che fiuta il cane, ha fatto un passo indietro, poi ha detto: Devo andare e si  affrettato a esibirsi in una ridicola riverenza, sembrava di pi un pezzo di legno che si  spezzato.
Il mio nome  risuonato ancora sopra di noi, mi sono voltata di un pelo perch adesso si avvertivano anche dei passi sulla ghiaia. Quando sono tornata su di lui, non c'era pi. Ho fatto solo in tempo a vederlo sfilare via oltre la serra, e poi nel campo. Gli ho urlato dietro: A domenica!. Un attimo dopo mi sono ritrovata mio padre di fianco, che cingendomi con una mano sopra le spalle mi ha domandato: Cara, che ci fai qui? E cos' che hai gridato?.
Adesso sono stata io ad abbassare gli occhi a terra. Niente ho risposto con poca voce. Mio padre non insiste mai con me. Io sono il suo giocattolo di cristallo, che a ogni soffio di vento pu andare in frantumi. Con me non litiga, non mi riprende. Se ho bisogno di qualcosa, me lo fa trovare pronto dai domestici l'indomani. Non come con Clara, a lei una volta ha dato addirittura un ceffone in pieno viso facendola quasi cadere a terra, e solo perch durante una ramanzina mia sorella non la voleva smettere di guardare mio padre negli occhi, tenendo su quel sorrisino furbo che a volte le si stampa in faccia se ha intenzione di prenderti per i fondelli. Ma con me no. Con me mai niente del genere, conciata come sono
potrebbe bastare pochissimo per farmi finire ferma in un letto.
Mio padre non ha voluto saperne di pi. Prendendomi con delicatezza ha detto: Vieni di l, cara. Tutti ti aspettano. Oggi  la tua festa, e che festa  se manca proprio la festeggiata? e siamo tornati da quel mare di gente che non avevo mai visto prima.
Caro diario,
sono settimane che non ti scrivo, sapessi quante cose ho da dirti. Quasi non mi sembra vero. Rileggendo le ultime pagine ho come l'impressione che sia stata un'altra a scrivere certe cose, e non io.
Caro diario, mi sbagliavo.
Adesso so che la vita pu essere bella anche per una zoppa come me.
L'aiutante dello stalliere si chiama Bastiano, e non  vero che  un tonto. Clara confonde la timidezza con l'essere dei ritardati, tutto qui. Bastiano non ha proprio niente di strano, se non che la sua famiglia vive nella miseria pi nera e lui si deve spaccare la schiena sette giorni su sette, visto che suo padre comincia ad avere un'et e sua madre  malata, da qualche mese non pu muoversi dal letto. Mi ha detto che la domenica, quando viene da noi, per lui  un po' come andarsi a riposare.
Solo ora capisco che fino a qualche tempo fa scrivevo un mucchio di stupidaggini. Ascoltando le parole di Bastiano mi rendo conto che tra i due sono io quella che ha poco di cui lamentarsi, e se ho una gamba pi corta dell'altra  sempre meglio questo che
rompersi la schiena da mattina a sera per tenere a bada la fame. Solo che la fame arriva sempre un pelo prima, Bastiano dice proprio cos: La fame arriva sempre un pelo prima. Credo di aver capito cosa intende. Ma soprattutto ho capito che una piccola malformazione  sempre meglio di quella vita da bestie, che se per caso capita di prendersi un raffreddore, non c' nessuno che la sera ti porta la cena in camera.
Da quando ho compiuto sedici anni sono cambiate un sacco di cose. La domenica successiva ho approfittato di un momento in cui Bastiano si era allontanato e sono scesa gi, nel piazzale. Stava stendendo la ghiaia in attesa che Clara e mio padre tornassero dal loro giro fuori. Quando mi ha vista ha ricominciato con quella testa bassa, ha buttato a terra gli attrezzi e si  tolto il berretto logoro.
Gli ho detto: Dicono che i cani si sono spostati verso il confine della provincia. Per caso hai ricominciato con le tue passeggiate nei boschi? e mi sono fermata l, a qualche passo, nella posa storta che ho quando me ne sto in piedi, che pendo tutta a sinistra.
Bastiano ha fatto un gesto con le spalle, mi ha spiato da sotto i capelli e dopo un po' ha detto: Ho scoperto anche una grotta.
Una grotta? ho chiesto. E dove?.
Bastiano ha inclinato un poco la testa, poi ha indicato con il mento la collina pi vicina. Quasi alla fine del bosco ha detto l c' un masso. In questo masso c' un buco, come una grotta. Per non  grande.
Caro diario, in vita mia mi sono allontanata da questo posto solo le volte in cui mi hanno portata in citt,
per le visite. Per il resto le mie giornate si consumano qui, lentamente, in questo pezzetto di paradiso circondato dalle colline, dai boschi. Non mi sono mai mossa da sola, neanche per fare un giro oltre i limiti della tenuta.
Non lo so cosa mi  preso, ma all'improvviso ho detto: Be', una volta potresti portarmi a vederla.
Bastiano ha fatto due occhi cos. Si  guardato attorno tenendo la testa incassata in mezzo alle spalle, le labbra hanno cominciato a tremargli. Alla fine ha buttato fuori un Non si pu e si  rimesso il suo berretto in testa, si  chinato, ha raccolto il rastrello che aveva gettato a terra e ha dato due colpetti alla ghiaia.
Come sarebbe a dire che non si pu? ho detto io con le mani puntate sui fianchi. Se te lo sto chiedendo significa che possiamo, eccome!.
Bastiano ha scosso la testa. Dando altri colpetti alla ghiaia ha cominciato a dire: No, non si pu... Non si pu....
Dopo un po' che andava avanti con quella solfa l'ho interrotto: Adesso smettila! ma mi sono accorta subito che forse avevo calcato troppo il tono. Bastiano si  immobilizzato, si  preso a due mani al manico dell'attrezzo.
Signorina, che succede? Vi stanno importunando?, proprio in quel momento  arrivato lo stalliere, ci ha raggiunti subito. Senza neanche aspettare una mia risposta si  avvicinato al suo aiutante, l'ha preso per i capelli, gli ha strappato dalla testa il berretto e l'ha gettato a terra, sbraitando: Animale! Quando parli con qualcuno della famiglia questo te
lo devi togliere, l'hai capito?, poi gli ha dato uno spintone
che per poco Bastiano non  ruzzolato a terra rastrello e tutto. Lo stalliere mi ha guardato e ha detto: Scusate signorina, sapete come sono questi mentecatti. Basta dargli un dito che....
Non l'ho neanche fatto finire e gli ho dato le spalle. Quel giorno, quando Bastiano ha finito di lavorare, mi sono fatta trovare all'inizio dello stradone, proprio prima del grande cancello da cui si accede alla tenuta. Appena mi ha vista sbucare fuori da uno dei cespugli che ci sono attorno alle mura della tenuta, si  bloccato sulla strada. Gli ho fatto cenno di raggiungermi, veloce, senza perdere tempo. Ma niente, se ne stava l come un fesso con gli occhi puntati. E
muoviti! ho quasi gridato, cos alla fine si  deciso, e mi ha raggiunto.
Questo  per te ho detto porgendogli un fagotto che avevo preparato c' del pane fresco, del formaggio, un po' di carne. A questo punto mi sono chinata e ho indicato un bottiglione di vino che avevo preso di nascosto dalle cantine. Ce la fai a portare tutto?.
Bastiano guardava tutto quel ben di Dio con gli occhi di un bambino affamato che se ne sta con il naso premuto contro la vetrina di una pasticceria stracarica di leccornie. Non  riuscito a spiccicare mezza parola, se ne stava l, con quel fagotto tra le mani, a tratti si limitava a guardarsi attorno, o dietro, alle sue spalle, come se si trovasse nel bel mezzo di un tranello.
Senza stare a perdere tempo ho detto: Facciamo cos: ogni due giorni ti far trovare qualcosa qua sotto e ho indicato la
parte in basso del grande cespuglio dietro al quale ci trovavamo, cos la sera, se te la sentirai, potrai venire qui. Magari potremmo scambiare anche due parole. Potresti raccontarmi di quella grotta per esempio, o tutto ci che vuoi. Sai, io mi annoio un bel po' qua dentro... La sera, subito dopo la cena, posso sgattaiolare fuori dalle cucine. Sono l, vedi? Ci metto niente ad arrivare qui.
Mi sembrava di parlare con una delle statue di marmo del giardino. A un certo punto c' stato un po' di movimento sul piazzale, ho intravisto mio padre, cos ho detto: Puoi passare da l e ho indicato la vecchia porticina da cui un tempo entrava la servit, ormai nascosta dalle rampicanti,  sempre aperta.
Dalle fronde del cespuglio ho visto mio padre parlare con una domestica sulla porta e cercare in giro con lo sguardo. Adesso devo andare ho detto allora siamo d'accordo: marted sera, dopo le otto! Ti porter qualche altra cosa, e ti aspetter un po'.
Bastiano si  limitato a guardarmi con quei due occhi verdi che si ritrova. Non ho aspettato che dicesse qualcosa, me ne sono andata via costeggiando il muro che gira attorno alla tenuta, uscendo allo scoperto solo quando sono arrivata nei pressi delle cucine. Appena mio padre mi ha vista sbucare fuori ha detto: Sara,  quasi ora di pranzo, vatti a preparare con il suo solito tono accondiscendente che usa con me, senza chiedere niente.
 cominciata cos, caro diario. Da quella domenica abbiamo cominciato a vederci di nascosto, la sera, dopo la cena, ogni due giorni. A volte quando arrivo lo trovo gi l che succhia un rametto, o gioca con
qualche insetto che tira fuori dai buchi del muro. Non riesco a vederlo fino all'ultimo, Bastiano se vuole sa diventare invisibile. Io porto quel che riesco a mettere via durante il giorno, per me  diventato un po' come un gioco far sparire uova, barattoli di marmellata, pezzi di prosciutto. Di tanto in tanto aggiungo anche qualche medicina per sua madre. E lui mi racconta le sue storie. Mi parla quasi sempre delle cose che gli succedono nei boschi, dice che se potesse se ne andrebbe a vivere l, in mezzo alle piante e agli animali. Dice che se non avesse i suoi genitori lo avrebbe gi fatto. Bastiano sa come si costruisce una tagliola, e questo gli basta. Conosce le radici che si possono mangiare senza che dopo ti ritrovi a contorcerti per gli spasmi alla pancia. Io lo ascolto con il fiato in gola, ogni volta gli dico che mi piacerebbe un sacco se una volta mi portasse con lui a fare un giro in quei posti. Ma Bastiano scuote la testa, e ricomincia con la solita solfa: Non si pu.... In effetti, se mio padre venisse a sapere che l'aiutante dello stalliere ha anche solo avuto per la testa l'idea di portarmi fuori dalla tenuta per andare a vedere i boschi, come minimo lo farebbe rinchiudere subito. Ma solo dopo averlo quasi ammazzato dalle cinghiate.
Quindi questi incontri devono essere un segreto solo nostro. Neanche Clara sospetta niente, linguacciuta com' andrebbe subito a spifferare tutto. Un po' mi dispiace, per. Lei  l'unica a cui potrei raccontare del nostro primo bacio, due sere fa. Sono quasi morta quando Bastiano ha appoggiato le sue labbra sulle mie, se ci ripenso mi prende un fuoco dentro,
quasi mi sembra di non riuscire a respirare pi. Ma  meglio non rischiare.
Comunque, la vera notizia  questa, caro diario: stanotte usciremo di nascosto. S, alla fine sono riuscita a convincerlo. Sgattaioleremo via dalla vecchia porta che un tempo usava la servit, e raggiungeremo i boschi. Bastiano mi porter a vedere quella grotta di cui mi ha parlato tanto, e forse chiss, l succeder qualcosa di speciale...
Oh, al solo pensiero mi sembra di sognare! Aspetto la mezzanotte e non sto nella pelle. Uscir da dietro, dalle cucine, e quando domattina mi risveglier nel mio letto... No, non riesco nemmeno a pensarci!
L'importante  che nessuno sappia niente di noi. Anzi, anche tu, caro diario, sei gi un rischio che Bastiano e io non possiamo correre. Meglio se ti faccio sparire, in qualche modo. Meglio che nessuno legga mai queste pagine.
Ti brucer, ecco cosa far. Scendendo sotto, prima di uscire, stanotte ti getter nel grande camino delle cucine. L ti dar fuoco, caro diario, cos nessuno si accorger mai di niente. Sai,  dura anche per me, ma non posso fare altrimenti.
Be',  quasi l'ora.
Addio caro diario mio.
Addio per sempre.
Sara


Capitolo 5.
22 anni.

Mammina cara, sembra che dormi. Sembra che se ti do uno scossone ti svegli da un momento all'altro, e invece niente. Invece te ne stai qui cos ferma che sembri anche finta, come un pupazzo che ti rifa uguale uguale. Ma con le orecchie blu, e il naso che  diventato pi fino e lungo. Ti abbiamo dovuto legare i piedi e mettere un gancino dentro la bocca, cos stai bella dritta e a denti stretti. Ti abbiamo pettinato e messo il vestito buono. Sembra che dormi, mammina cara. Come quando tornavi di domenica dalla chiesa e ti stendevi un po' sul letto senza cambiarti e tutto, per far circolare le ossa. Dicevi proprio cos: Ho bisogno di far circolare le ossa.
Quando oggi mi sono visto comparire il babbo al lavoro ho capito subito che era successo qualcosa di male, perch il babbo l'ho visto piangere solo due volte in vita mia. Una  stata quando ti abbiamo dovuta mangiare un pezzettino per non morire di fame, e l'altra oggi, quando da un momento all'altro me lo sono ritrovato l con il suo bastone e due occhi cos piccini e rossi che sul momento neanche lo riconoscevo. Mi ha detto cos: Mamma  morta e poi  andato via.. Ho guardato padron Matteo, che spostando gli occhi da un'altra parte si  messo a grattarsi la testa. Poi ha
detto: Finisci di pulire il bancone indicando tutti i trucioli che si erano ammucchiati dall'ultimo lavoro e poi vai via. Per un momento ho pensato di lasciare il bancone cos com'era e mettermi a correre fuori. Ma ho finito di fare il mio lavoro lo stesso, senza dire un fiato. Alla fine padron Matteo mi  venuto vicino, e guardando le tavole da riordinare contro il muro ha detto: Vai, qui ci penso io e non me lo sono fatto ripetere un'altra volta.
Dice il babbo che scendendo per andare al pozzo sei inciampata e hai picchiato la testa su un sasso, ti ha trovata quando  rientrato dalla terra e gi non respiravi pi. Eppure lo sapevi che non dovevi muoverti, mica eri ancora guarita per bene. Sei cocciuta pi di un mulo, mammina cara. Il babbo ti ha trovata che te ne stavi l con la ciabatta che ti era volata via, la stampella un po' pi in l e la faccia piantata in mezzo al fango. Sulla tempia, dall'altra parte, hai tipo un buco, ma senza sangue. Tipo che l'osso si  spezzato in dentro e tra i capelli c' solo una sbucciatura. Sei sempre pi viola da quella parte,  per questo che io ti guardo da di qua. Da quella parte sei viola e a un certo punto le ossa della testa ti vanno un pochino in dentro.
Certo  proprio una bella fregatura, mammina cara. Stare cos a patire per una vita e poi andartene via da un momento all'altro perch magari ti si  impigliata una ciabatta nella sottana, o contro la gruccia.  una cosa che se ci penso mi fa impazzire di rabbia. Tutti questi anni a stringere la cinghia fino all'ultimo bottone, e adesso che cominciava ad andare in un certo modo, ecco che ti stempi sopra a un sasso. E allora
mi verrebbe da dire: che ci sei stata a fare qui? Perch la Madonna ha voluto metterti al mondo per farti soffrire e basta, per poi riprenderti in cielo proprio sul pi bello? Ti eri anche comprata un vestito nuovo. E un rosario con le palline di ciliegio che profumavano la stanza. Te lo abbiamo messo in mezzo alle mani, quel rosario. Ti guardo e mi viene da pensare che l'unico motivo per cui sei stata al mondo forse  stato per essere presentabile da morta. Con il tuo vestito nuovo, e il rosario con le palline di ciliegio.
A volte mi dicevi che quando si va a morire  perch uno si  riempito per bene di un sacco di schifezze che deve portare via dal mondo, ed  bene che non le sappia mai nessuno, quelle schifezze. Dicevi che quando uno va a morire fa un po' di pulizia, che non guasta mai.
Peccato che per certe cose io le ho viste di nascosto. S mammina cara, mi dispiace da morire, ma non l'ho fatto a posta. Sai, non voglio che muori per niente, senza sapere che certi segreti tuoi ce li ho ancora addosso io. Allora, finch il babbo  via a prendere la legna per farti la cassa, te le dico tutte, queste cose che ho visto. Te le dico, cos sai per bene cosa devi portare via con te, l dove stai andando.
C' stata quella volta che pioveva forte, per esempio. Quella volta che eravamo venuti qui da poco, il babbo doveva ancora tirare su le pareti di sasso. Avevamo la nostra bella casetta, ma all'inizio la fame restava la stessa, c'erano serate che si scorticava proprio. Una sera il babbo rientr con un fagotto tra le mani, si present all'uscio zuppo dalla testa ai piedi, mi
guard e disse: Vai di l. Non si mosse da sotto la pioggia finch non mi vide sparire.
Te la ricordi quella sera, mammina cara? Sparii nella mia stanzetta senza battere ciglio, per mica mi potevo tappare le orecchie, anche se il temporale batteva sulle tavolate e pisci d'acqua cadevano dentro. L'unico posto dove non mi bagnavo come un fesso era vicino alla porta, cos mi rintanai l dietro.
La cosa che per non ti ho mai detto, mammina cara,  che dalle fessure dell'assito vi vedevo. Vedevo te e il babbo, alla luce di quella specie di caminetto che avevamo messo su con i sassi. Il babbo ti parlava piano. Era serio da morire. Prese il fagotto che aveva portato e lo mise sul nostro vecchio tavolinaccio sghembo. Dopo averti detto qualcosa si volt, dandoti la schiena.
Tu facesti una faccia strana, rimanesti per qualche momento l ferma senza togliere gli occhi da quel mucchietto di stracci. Poi ti muovesti, piano, ti alzasti dalla sedia e allungasti un braccio come se stessi per toccare il fuoco. Tirasti su un lembo di panno con due dita, e a quel punto pensai che forse il babbo aveva portato a casa una bestia che aveva trovato, e magari era ancora viva e poteva darti un morso.
Ti vidi diventare pi bianca di dieci volte in un momento. D'un tratto ti ritirasti di colpo, buttasti per terra lo sgabello. Ti tappasti la bocca con una mano e cominciasti a tremare con due occhi tutti in fuori, come se avessi appena visto un demonio. Il babbo disse queste parole: L'ho trovato davanti al portone del seminario. Era gi cos. Non si mosse un momento mentre ti parlava, continu a farlo per tutto il
tempo dandoti la schiena. Tu dicesti qualcosa tipo: No, questo no... ma lui non sent storie. Senza farti finire disse: Metti il calderone al fuoco. Detto cos il babbo prese il fagotto dal tavolo, e torn fuori.
Quella sera mangiammo tardi, mammina cara. Tutti e tre in silenzio, con gli occhi puntati sulle scodelle a capire cos'era quella roba che galleggiava nel brodo. Prima di cominciare ti vidi fare il segno della croce. Il babbo mi diede un colpo di gomito e disse: Mangia. Cos', non hai fame?, e senza battere ciglio prese un pezzettino di carne rosa e se lo ficc in bocca. Quando lo feci anch'io ti alzasti e scappasti alla finestra a sputare delle bave. Feci per alzarmi per venire ad aiutarti, ma il babbo mi prese un braccio e disse: Mangia. Ora le passa.
Mammina cara, io non lo so se quella sera abbiamo mangiato un bimbo per davvero. Per il giorno dopo vi ho visto di nascosto che scavavate una fossetta per terra, dietro la nostra casetta. Ci avete rovesciato dentro tutti quegli ossicini ripuliti per bene. Appena il babbo ricopr la buca ti disse: Tanto non lo verr mai a cercare nessuno, sput per terra da una parte e ti lasci l da sola a fare due preghiere.
Ecco, questa  una di quelle cose che ho spiato, mammina cara. Mi sa che questa non te la porti via con te, anche perch poi c' pure il babbo che l'ha vista. Ma il babbo  diverso, l'hai sempre detto. Dicevi: Il babbo non  cattivo, ma per lui  diverso. Quando verr il momento lui se lo prender Lucifero, e lo sa. D via l'anima per salvarla a noi, lo capisci?. Poi mi guardavi dritto negli occhi e mi venivi cos vicino con
la faccia che i nostri nasi quasi si toccavano. Dicevi piano: Tu e io andremo in paradiso con i santi, Bastiano. Non lo scordare mai.
No che non me lo scordo, mammina cara. Per ora non sono mica pi sicuro che sia cos. Perch tante cose che ti dovevi portare via in paradiso adesso le lasci qui, addosso a me, che siccome mi piace mettere sempre il naso dappertutto, adesso rimango sporco e forse Lucifero, quando verr l'ora mia, magari si metter a dire che non conta pi se te sei gi partita da un pezzo pensando di lasciarmi pulito. Quello che posso fare  dirti ora tutte le cose che ho visto, mammina cara. Quando eri viva mi dicevi che l'anima della gente morta, prima di andare via del tutto, resta dentro al corpo per un po'. Ecco perch a volte i morti tremano. A volte, se gli parli, capita che i morti spalanchino gli occhi da un momento all'altro.
Per tu non lo fare mammina cara, senn vedrai mi prende un colpo secco, giuro su Dio e la Madonna, cos poi ce ne andiamo in due in paradiso. Ma raccontandoti le cose che ho visto pu essere che metti una buona parola anche per me, e quando mi ritrover duro come un sasso, un giorno lontano ci potremo riabbracciare come ai tempi di prima.
Un'altra cosa  la storia delle due gemelle vedove, quelle che abitano alla terza casa, gi, verso la piaggia. Dico quella sera che c'era il babbo che doveva rientrare dalla terra e tu lo aspettavi con un coltellaccio sporco di sangue nascosto sotto al grembiule. Ti avevo visto prenderlo e metterlo l sotto di nascosto. Era tutto il pomeriggio che ti spiavo perch non facevi che
parlare da sola, tipo che ti facevi le domande e poi ti rispondevi con un'altra voce come quella di una bimba vecchia, a prendere in giro, andasti avanti tutto il giorno cos. Avevi cominciato a fare in questo modo da quando ti eri accorta che qualcosa era sparito un'altra volta dalla madia. Infatti mi avevi svegliato tirandomi via la coperta, e mollandomi un ceffone avevi detto: Svegliati, ladruncolo! e gi un'altra sberla. Ti sei mangiato tutti i biscotti, di' la verit!. Ti dissi che la verit era che a me i biscotti che avevi fatto la sera prima facevano gola per davvero, ma non ne avevo toccato neanche uno, anche se di notte mi ero svegliato due o tre volte con la tentazione di farne sparire almeno un paio da sgranocchiare sotto le coperte. Ma niente, non volevi sentire ragioni, e io che mi paravo a stento dalle manate. Poi, da un momento all'altro ti sei fermata. Mi hai guardato piangere per un po'. Alla fine hai detto: Quel pervertito! e sei scappata di l.
Hai tirato fuori dalla madia tutto quel che c'era e ti sei messa a contare le patate, i pezzi d'aglio, i tocchi di pane duro che erano rimasti, quelli da far ammorbidire nell'acqua. Hai contato le noci e le castagne secche, pesato con le mani il sacco di farina e aperto il cartoccio del buristo, del formaggio fermo. Io ti guardavo dall'angolo della porta con la faccia che ancora mi pulsava. Tu intanto tiravi fuori le due uova che erano rimaste, quel po' di sale e zucchero chiusi nella carta di giornale. Hai persino messo in fila gli spicchi di mandarino che avevamo messo a seccare davanti al fuoco. Alla fine di tutto questo non sembravi ancora contenta, allora hai preso e sei venuta qui, nella camera
tua e del babbo. Ti ho vista aprire il cassettone e ficcarci una mano dentro, da un angolo, sei andata gi fino alla spalla. Gi parlavi da sola, dicevi cose tipo Stavolta lo vedi o Ti guardi la Madonna e intanto frugavi, frugavi. A un certo punto hai tirato fuori un maglione mio, di quelli vecchi, di quando ero piccino. Quello non lo avevi tagliato per farci le toppe. Hai preso questo maglione arrotolato e ti sei messa a sedere sul letto. Prima di aprirlo ti sei fatta il segno della croce, hai guardato il soffitto e a mani giunte hai detto: Madonna santa fai che non sia vero. Poi, dopo tutta questa cerimonia, l'hai aperto.
Tu non mi vedevi, mammina cara, me ne stavo sempre l, un poco dietro la porta, mica mi volevo buscare qualche altro ceffone. E poi non ero sicuro che tu volessi farmi sapere cosa c'era dentro a quel mio maglione vecchio.
Erano tante monetine scintillanti. Ti guardai contarle una a una, e ci provai anch'io, insieme a te, ma mi persi quasi subito. Quando arrivasti alla fine ti toccasti la fronte con una mano, come quando ci si sente la febbre. Figlio d'un cane dicesti, e te ne restasti cos per qualche momento, tipo inebetita. Nel momento in cui ti alzasti in piedi mi feci indietro e tornai nella mia stanzetta. Da l, attraverso le fessure dell'assito, ti vidi prendere quel coltellaccio dalla lama nera e infilartelo sotto al grembiule. Poi, senza neanche degnarmi di una parola, ti mettesti il fazzoletto in testa e te ne andasti via.
Pensai che vedrai adesso avrebbero trovato il babbo sbudellato in mezzo a un campo. Mi sentii morire
solo all'idea, me ne stetti ad aspettare sullo scalino di casa per un bel po', finch ecco che ti vidi tornare. Dove sei andata? ti chiesi. Ma tu niente, mi scavalcasti come se a parlare fosse stato un gatto. Ti guardai rimettere tutte le cose che avevi tirato fuori nella madia, e intanto parlavi. Lo facevi in quel modo che ti ho detto, tipo una bimba vecchia, a prendere in giro.
Quando alla fine del pomeriggio vidi la sagoma del babbo che rientrava dai campi, fui tentato di corrergli contro per avvisarlo, c'eri tu che gli volevi fare la festa perch i conti con le monetine che tenevate nel cassettone di camera mica tornavano pi. Mi dicesti: Vai di l e io, invece di mettermi in mezzo per farti ragionare, ubbidii come un soldatino.
Il babbo arriv che era anche di buonumore. Infatti dalle fessure vidi che gli avevano dato la paga, e anche un bottiglione di vino, prese un bicchiere e se ne vers un po'. Si mise al tavolo a berlo. Chiese anche un pezzo di formaggio, che tu gli desti senza fiatare. Quando il babbo chiese anche un coltello per tagliarne un pezzetto, tirasti fuori quello che avevi sotto il grembiule, glielo buttasti l sul tavolo.
Avevi avvolto quel coltellaccio in un pezzo di panno. Il babbo alz le ciglia e lo tir fuori, piano. Da un momento all'altro vedemmo tutti che era sporco di sangue nero. Io sgranai gli occhi, invece il babbo butt gi un sorso di vino e disse: Ti  capitata una bestia per le mani?. E tu, mammina cara, senza neanche voltarti hai risposto: Me ne sono capitate due.
Il giorno dopo la notizia delle gemelle vedove faceva il giro delle colline. Le avevano trovate in casa,
tutt'e due con le budella per terra. Si diceva che chi aveva compiuto quel massacro non aveva risparmiato neanche il cane che abitava nella sua cassetta davanti alla casa. Nessuno aveva idea di chi fosse stato capace di tutto quell'orrore. Nessuno tranne me. E il babbo, che non disse mai niente, ma glielo leggevo negli occhi che lo sapeva.
Invece io non facevo che pensare a quanto erano costati cari i dolcetti che mi ero andato a comprare due giorni prima dal pasticcere. Di una moneta grossa me ne avevano fatte di resto tre piccole, mi sembrava di averci addirittura guadagnato, mammina cara. Sai che
io ci vado matto con i dolci, specie per quelli che a volte facevi te, se c'era da festeggiare un onomastico, o il mio compleanno. I biscotti della madia me li ero pappati tutti in un momento, durante la notte. Per ancora non capisco perch tutto quel macello solo per una monetina scintillante. In fondo ce ne saranno state almeno venti. Il giorno in cui scovai quel fagotto fatto con il maglione mio eravate fuori, al mercato, a trattare la paga del babbo per prendere qualcosa da mettere nella madia. Sai che mi  sempre piaciuto mettere il naso dappertutto, mammina cara, cos quel giorno me la presi con il cassettone di camera vostra. Lo ricordo bene, quel giorno, perch  stata la prima volta che ho saputo che avevamo dei risparmi. Pensai proprio cos: Abbiamo dei risparmi e mi sembr una notizia sensazionale, anche se mi fece un po' specie. Ripensai alle sere di magra, quelle serie per davvero, specialmente quelle dei tempi che ancora non avevamo n bestie n niente. Ma adesso in fondo all'angolo del cassettone a
quanto pareva c'era un maglione mio, vecchio, di quando ero bimbo. E in quel maglione avevate nascosto un bel gruzzoletto di monetine scintillanti, che appunto sarebbero dovute servire per i momenti bui, quando non c' neanche l'aria da mettere sotto ai denti. Le conservavate l, sotto i panni per l'inverno. E allora me ne presi una, visto che forse non servivano pi come prima, solo per assaggiare una volta qualche dolcetto su al paese. Immagino ancora la faccia che devono aver fatto le gemelle vedove, quando da un momento all'altro si sono ritrovate con le budella per terra senza neanche sapere perch.
Il babbo non deve stare molto, tra poco sar qui con il legno per la cassa. Mi ha detto di guardare che le mosche non ti si posino addosso, soprattutto sul viso. Il babbo dice che non c' niente di pi umiliante che vedere il corpo di un cristiano con le mosche che gli camminano addosso. Allora io a volte le mangio, queste bestiacce. Se riesco a prenderle gli tiro via le ali e le guardo camminare sul letto come dei ragnetti. Tanto mica si accorgono di niente, loro. Che cervello vuoi che abbiano in quella testa piccina. Se ne stanno un po' ferme, come una macchina che non va pi come prima. Poi cominciano a camminare dei pezzettini di strada senza capirci niente. Dopo un po' le prendo e me le ficco in bocca, ascolto per un momento le loro zampette che mi solleticano la lingua, finch all'improvviso le schiaccio contro il palato quando mi pare. In bocca mi viene un saporaccio acido che mi allappa tutto, devo farmi venire un po' di saliva per ripulirlo, e poi butto gi. Cos imparano a camminarti addosso.
Siccome mangio le mosche mi viene in mente un'altra cosa da dirti, mammina cara, forse faccio in tempo. Ricordi? Eravate contenti matti del fatto che portassi sempre tante cose buone da mangiare. Olio, pane fresco, a volte persino barattoli di miele e di conserva. Nei giorni della settimana facevo da bracciante alla terra dei Ferrari, per avevo trovato anche un altro posticino da stalliere solo per la domenica. Cos il babbo aveva da lamentarsi poco del fatto che con la scusa del giorno del Signore me ne stavo una giornata intera a guardare i fossi, mentre per lui non c'erano feste comandate e anzi si spaccava la schiena anche per chi restava a casa come me. Quando arrivai la prima volta con il mio fagotto, tu, mammina cara, mi dicesti: Non si ruba a chi ti d lavoro, deficiente!. Allora ti spiegai subito che tutto quel ben di Dio me lo aveva dato Sara, la figliola zoppa dei Tempesti, i padroni della villa. Ti dissi anche che vedrai quella aveva preso un po' una simpatia per me, visto che mi voleva portare sempre dell'altra roba. O forse le facevo solo piet, io mica ci capivo niente. Tu eri gi ferma a letto perch ti avevano tagliato la gamba malata da poco. La gamba quella della ferita, che non rimarginava mai bene, e che siccome era diventata tutta nera d'infezione adesso avevano dovuto togliertela, senn non saresti arrivata alla fine della settimana. Cos era venuto il dottor Salghini dal paese insieme a un aiutante, e ti avevano tagliato la gamba con una sega. L'avevano buttata dentro a un secchio che il babbo aveva portato fuori, e dopo l'aveva sotterrata vicino a quegli ossicini di prima, quelli che vedrai erano di un bimbo.
Era gi passata tipo una settimana quando ti dissi di questa Sara che mi voleva regalare le cose che rubava di nascosto per me. Ricordo che ti alzasti su un gomito, pallida com'eri, e dopo aver dondolato un po' la testa mi dicesti: Ora questa te la lavori come dico io.
Te lo ricordi, mammina cara? Mi facevi stare qui in camera e mi dicevi come si deve comportare un bel ragazzo come me con le bimbe giovani, specie quelle di buona famiglia. Mi dicevi come bisogna parlare, come bisogna prendere una mano. Mi facevi fare delle prove, anche. Soprattutto con i baci. Qui mi sembrava di fare qualcosa un po' contro natura, ma tu puntavi le mani sul letto e dicevi: Vieni qui, sai!. E mi dicevi come si baciano le ragazze. Sentivo dei brividi di schifo quando appoggiavo le labbra sulle tue, sicch capitava che non chiudessi gli occhi. Allora mi ritrovavo di punto in bianco con un manrovescio stampato in faccia, mi prendevi per i capelli e dicevi: Chiusi! Devi tenere gli occhi chiusi, lo capisci o no?. Una volta il babbo comparve sulla porta proprio mentre stavamo facendo quella cosa l. In pi mi stavi facendo vedere come si toccano le forme di una ragazza, mi guidavi piano con una mano. A un certo punto mi buttasti indietro, e quando mi voltai vidi il babbo, l ritto sulla porta di camera vostra. Disse solo: Ci mancava anche questa e se ne and. Dopo mi dicesti che non mi dovevo preoccupare di niente, perch gli avevi spiegato tutto. Per se c'era il babbo in casa, proprio non ne volevo sapere di fare quegli esperimenti che mi facevano venire i brividi dello schifo.
Il fatto  che di Sara con la gamba zoppa alla fine mi
ci sono innamorato per davvero, come una pera. Facevo tutto quello che mi dicevi, mammina cara, e lei mi portava sempre un sacco di roba sotto al cespuglio dove ci incontravamo di nascosto. Tu mi dicevi come fare per infinocchiarla con i baci e tutte quelle moine l, ma a me il cuore mi batteva sul serio, mica scherzi. Proprio non mi riusciva di smettere con i balbetti se lei mi guardava dritto negli occhi per pi di un momento, e sembrava che non le piacesse fare altro che quello: guardarmi negli occhi. Mi bastava sentire quell'odore di pulito che aveva sempre addosso e subito non ci capivo pi niente. Mi veniva su qualcosa dalla pancia, tipo si spalancava un burrone simile a quello che si sente quando si crepa di fame. Una cosa che avrei voluto fare da morire era prendere Sara, farla diventare piccina cos e metterla l dentro, a tappare quel burrone che sentivo nella pancia. Quando ci siamo dati il nostro primo bacio per poco non l'ho soffocata. Spingevo gi, neanche io sapevo cosa volevo cercare. Per non l'avrei finita pi, tanto che Sara a un certo punto mi ha tirato via e sorridendo ha detto: Ehi, vacci piano, ma niente, mi sono ributtato sulla sua faccia senza farle riprendere fiato. Quella volta quando sono andato via ero tutto scombinato, tipo tra la felicit e una mezza tragedia che mi era capitata. Arrivai a casa con un fagotto pieno zeppo di nuove leccornie e ti dissi che ci eravamo dati questo bacio. Poi ti dissi anche che alla fine, dopo l'ennesimo tormento che mi faceva lei, avevo accettato di portarla di nascosto a vedere una grotta che avevo scoperto nel bosco vicino alla tenuta. Eravamo d'accordo che
ce l'avrei portata proprio quella sera, dopo la mezzanotte. Tu, mammina cara, mi guardasti bella soddisfatta con la faccia bianca e liscia che ti ritrovavi. Dopo dicesti: Ora ti spiego com' che si fanno nascere le creature, e la infinocchiamo per benino a quella l.
Io lo sapevo come si fanno nascere le creature, che pensavi. Lo vedevo con i gatti e i cani. Con i maiali e tutte le altre bestie. Se a volte trovavo una zucca marcia me la portavo dietro a un albero e ci giocavo un po', cos mi sembrava che a farmelo fosse qualcuna che m'immaginavo, tipo una di quelle donne della vendemmia, per esempio. Quelle che si tirano su la sottana con i mariti diversi, che tra l'altro sono anche cugini.
Mi spiegasti tutte quelle cose l e io soffocavo dai brividi di schifo. Pensarci con te davanti mi faceva ribrezzo, e una cosa che mi faceva terrore era che tu, alla fine di tutte quelle parole, mi potevi dire qualcosa tipo: Vieni, si prova. Mi spiegavi come dovevo fare per mettere un figliolo in pancia a quella Sara e io pregavo la Madonna beata che non ti venisse mai in mente di fare una prova, con il moncherino che ti ritrovavi. Quando mi dicesti: Vai,  tardi, schizzai via dalla stanza senza farmelo ripetere due volte.
Com' andata a finire lo sai bene, mammina cara, non c' bisogno che te lo spieghi io. Lo sappiamo tutti: io, te e il babbo, anche se non ce lo siamo mai detto per bene. Per, mammina cara, questa  una cosa che vedrai mi far andare gi con il babbo, altro che in paradiso con te. Ma devi dire a tutti i santi che io non l'ho fatto a posta, Sara mi piaceva che la sognavo di
notte e la sera, dopo essermi spaccato la schiena per tutto il giorno, correvo i boschi anche se pioveva, pur di vederla un minuto. M'importava assai di quei fagotti. Volevo vedere lei, altroch. Mi piaceva per davvero, mammina cara. E mi batteva il cuore quando quella notte la aiutavo a passare un fosso, o quando lei mi si aggrappava a una spalla perch sentiva il verso dei cinghiali. Non era proprio buio pesto, visto che aveva fatto luna proprio la sera prima, sicch lei poteva guardare dove mettevo i piedi io, trascinandosi dietro la gamba corta. Mi sembrava di portare a spasso una bambina appena nata che sa assai come si sta al mondo. Tipo che faceva due occhi cos per tutto, e se da un momento all'altro volava per l'aria il verso del chiurlo, me la ritrovavo appesa al collo che diceva: C' qualcuno o Sicuro che i randagi li hanno ammazzati tutti?. E io l, con quel burrone piantato in mezzo allo stomaco.
I boschi di notte diventano un altro mondo, mammina cara, tu lo sai bene. Ma Sara che ne sapeva. A un certo punto disse: Ci ho ripensato e si guardava intorno come se ogni ombra avesse dovuto prendere vita da un momento all'altro. Le dissi: Siamo arrivati e indicai davanti. Sara si fece coraggio, ma io lo capivo che non ci credeva mica tanto. Sembrava che si desse della scema a ogni passo che metteva gi, non faceva che guardarsi indietro, tipo a dover tenere d'occhio la strada per tornare a casa. Mammina cara, si sarebbe persa in un momento se per caso l'avessi lasciata sola, anche se eravamo a venti passi dalla radura. Le sarebbe preso il batticuore e come
minimo avrebbe cominciato a camminare a caso, ritrovandosi nel bosco fitto a piangere come una disperata.
Quando arrivammo al masso con la grotta quasi non sentivo pi il braccio dove lei se ne era stata appesa per tutto il tempo. Appena Sara vide l'entrata, disse: Non  una grotta. Quello  un buco. Chiss come se l'era immaginata. Sapeva assai com' fatta una grotta. Le dissi: Da fuori sembra un buco, ma dentro poi si allarga e feci un passo, provando a tirarla con me. Ma lei niente, d'un tratto sembrava che avesse messo le radici per terra. Disse: L non ci entro. La guardai per bene negli occhi, ma stavolta non mi veniva il batticuore, le dissi: Te l'avevo detto che era piccina. Da fuori sembra un buco, ma dentro  una grotta per davvero. Sara butt gi con la gola, fece un respiro tipo a doversi convincere. Alla fine mi prese la mano e disse: E va bene, fammi provare. Bisognava mettersi gi per entrare. Nel senso che bisognava mettere le ginocchia per terra, sporcarsi un po'. Dissi a Sara di aspettarmi un momentino, era meglio se entravo prima io, magari di notte quella grotta era la tana di qualche bestia. A queste parole quasi fece per correre indietro, ma appena si gir vide solo ombre su ombre, buio e cose cos, dove sarebbe potuta andare. Vedrai  stato suppergi in quel momento che ho pensato una cosa che mi ha spalancato il burrone nella pancia due volte di pi: comandavo io. Senza di me, la bella Sara che mi piaceva tanto non sarebbe potuta andare proprio da nessuna parte. Poteva strillare quanto le pareva, volendo, ma niente. Comandavo io e basta, non c'erano santi. Mi buttai dentro al
buco nel masso e vidi che non c'era nessuna bestia. Era un po' umido per, forse Sara si sarebbe inzuppata il vestitino in una pozza che stava proprio al centro della grotta. Il chiarore della luna che veniva da fuori mi faceva vedere abbastanza, guardavo la forma di Sara da l dentro, che pesticciando diceva: Parlami, Bastiano. Parlami. Ma io zitto, sentirla cos che quasi m'implorava mi faceva una cosa strana, tipo che quasi mi scappava da ridere, per mi faceva anche cuore. Una cosa bella e brutta insieme, un'altra volta. Allora mi veniva in mente di pensare che tutta quella storia dei sentimenti era una cosa un bel po' complicata, che ancora non lo sapevo se faceva per me.
Quando tirai fuori la testa dal buco, Sara fece quasi un salto indietro, gi me l'ero vista andare gi con un ruzzolone e cascare di culo, magari spaccandosi anche la gamba buona. Le dissi che nella grotta non c'era proprio nessuna bestia, nemmeno uno scarafaggio. Allungai una mano e dissi: Vieni, entra dentro. Mi fece venire un po' di nervoso vederla mettersi gi come se per terra ci fosse la cacca, non faceva che guardarsi le mani, e si controllava dappertutto, di continuo, dalla punta dei capelli fino in fondo alla gonna. E poi faceva delle facce tutte schizzinose. Alla fine si tir dentro e ci ritrovammo l, a sedere dentro alla pancia del masso. I nostri fiati quasi rimbombavano. Io non sapevo che dire, ma ci pens lei, dopo un pochino fece: Cos  questa la tua grotta. Non lo so perch, ma risposi cos: Questa grotta non  mia, e lei si mise a ridere. Si port piano piano vicino a me, e quando me la ritrovai proprio davanti me la baciai.
Io non lo so se quella cosa di averci un burrone nel
lo stomaco capita a tutti, mammina cara. Per in quel momento mi sembrava di cascarci a me, dentro a quel burrone. Una cosa tutta strana cos, tipo che ti viene di pensare che ora prendi e caschi in quel burrone che senti proprio in mezzo alla pancia. Sara mi baciava e io rifacevo uguale uguale tutte le mosse che mi avevi insegnato te, la accarezzavo addosso da sopra i vestiti e non avevo fermezza neanche per un momento con la bocca. Pensai anche che forse adesso Sara e io ci saremmo trasferiti l, dentro a quel buco nel masso. Magari mi potevo fare una lancia, e non ci sarebbe mancato niente. S, mi misi proprio a pensare che Sara e io eravamo due sposini che vivono nel bosco da tanto tempo e nessuno li va a disturbare, mi piaceva da matti quest'idea. Intanto tra un bacio e l'altro ci toglievamo un po' qualche vestito. A un certo punto Sara sembrava impazzita, si era scordata del bosco e di tutto il resto, guardava solo me, respirava come facevo io la sera, quando rientravo con dei fagotti nuovi dopo essermi fatto due colline avanti e indietro. La grotta era un po' stretta, ma alla fine siamo riusciti a stenderci, lei sotto e io sopra, che la soffocavo di baci e carezze. Le ho tirato su la gonnella e ho sentito la gamba zoppa, che sembrava pi piccina rispetto a quell'altra. Mi sono messo come mi avevi spiegato tu, mammina cara, ho sbottonato davanti, ma quando sono tornato gi Sara ha alzato la testa e ha detto: Aspetta. Ma io mica ci sentivo tanto da quell'orecchio, non mi sono fermato nemmeno quando Sara ha detto: Bastiano, aspetta! che sembrava quasi un comando. Aveva poco da comandare, quello era il mio mondo, e poi c'era quel
burrone nello stomaco. Sentirla parlare mi faceva convincere di meno che quella in cui ci trovavamo era la grotta nostra, dove abitavamo da tanto tempo, ma una grotta e basta, e questo mi faceva venire i nervi. Poi ha cominciato a urlare: BASTIANO! BASTA! BASTIANO, MI FAI MALE! e cercava di tirarmi via, si divincolava come una lepre che tieni per le orecchie. Io respiravo e basta. Allora Sara ha cominciato anche a darmi tipo dei pugni, sicch ho abbassato la testa e ho continuato a spingere. Quando sono entrato dentro Sara piangeva come una sirena, mi diceva: BASTARDO! TI FACCIO AMMAZZARE! e cose cos, allora non ci ho visto pi perch non me lo faceva venire per bene. L'ho presa per le tempie e le ho picchiato il capo due volte contro il pavimento di sasso della grotta. Sara ha fatto solo un grido piccino, poi ha smesso con tutta quella cagnara. E io ho continuato, ce l'avevo l mezza molle e il burrone nella pancia mi faceva diventare un animale. Io non lo so se  una cosa normale, mammina cara, per cos tutto quello strapiombo nella pancia mi sembrava che urlasse di meno, e allora non la smettevo. Ho cominciato ad andare forte per davvero e pi che sotto ci facevo l'amore, sopra la baciavo e la leccavo sul viso. Mica lo capivo che in questo modo rischiavo di mettermi in un brutto guaio. Mammina cara, non ci pensavo proprio, dovevo fare cos e basta.
Quando finii rimasi a piangere e a disperarmi per un bel pezzo con Sara che se ne stava l con la faccia come una bambola di porcellana e una chiazza di sangue che si allargava sempre di pi sulla pietra del masso da dietro la sua testa. Tipo che manco respirava, ma
se le poggiavo l'orecchio sul petto sentivo che dentro batteva tutto normale, ma piano. Allora cercavo di svegliarla e m'inzaccheravo, piangevo e m'inzaccheravo, dicevo: SARA, SVEGLIATI! SARA MIA, NON LO FACCIO PI, TE LO GIURO! ORA SVEGLIATI CHE SI TORNA ALLA TENUTA..., ma lei niente, dormiva che il bagliore blu che filtrava dal bosco le illuminava dritto dritto la faccia. A un certo punto, intontito com'ero da tutto quel fatto, ho sentito camminare fuori.
Sono uscito con la maglia sfilata dai pantaloni e la patta aperta, le bretelle di cuoio gi che mi arrivavano alle ginocchia. Senza fare un rumore sulle foglie sono andato dietro all'angolo del masso, e mi sono bloccato l ad ascoltare. E infatti i passi mica si erano fermati, li sentivo anche pi vicino, ed erano parecchi. Quando un fascio di luna ha preso in pieno la groppa di uno dei miei randagi, l'ho capito subito cosa stava per succedere stanotte.
Mi sono subito tirato fuori allo scoperto e ho cominciato a dire: SCI! VIA DA QUI BESTIACCE, NON  ROBA VOSTRA.!, ma loro mica la intendevano con quelle buche al posto dello stomaco. Mi sbracciavo e raccattavo i sassi pi grossi e glieli lanciavo per farli impaurire con il tonfo ma niente, i miei cani continuavano ad avanzare. E anzi, a un certo punto, quando ne ho preso uno proprio sul muso, hanno cominciato a latrare come se nemmeno mi avessero mai visto prima. Con tutto quello che avevo fatto per loro, bestie ingrate. Capisci mammina cara? I cani che avevo scarrozzato per mezza regione per farli sfamare un po' nelle gabbie delle fattorie, ora mi si rivoltavano contro.
Io che li avevo salvati dal fargli sbranare qualche altro scapestrato che cos poi mezzo paese si sarebbe riunito per fare una battuta di caccia per sterminarli d'un colpo. Adesso mi ringhiavano contro con le bave sulle gengive scoperte. Avevano fiutato il sangue e nemmeno il diavolo li avrebbe fatti ragionare un momento. Quando i miei randagi sono partiti a fulmine non ho potuto fare altro che salire sul masso della grotta e mettermi in salvo, alle volte gli fosse passata per la testa l'idea di trinciare anche me durante il passaggio. Li ho visti infilarsi nel buco a frotte, schiacciandosi tra loro e mordendosi per passare prima. E io l sopra che mi disperavo. MALEDETTO IO! dicevo. Battevo i piedi e le nocche sulla roccia e pensando alla mia Sara l dentro fatta a pezzettini vestito e tutto grondavo lacrime e dicevo: MALEDETTO IO! MALEDETTO IO!.
Me ne andai proprio nel bel mezzo di quei latrati assassini, e gi faceva giorno, con quei cagnacci irriconoscenti che vedrai si affollavano sulla mia Sara come formiche affamate. Ma non tornai a casa, presi di petto la collina e arrivai su, alla bocca del fiume. Mi tolsi tutti i vestiti e mi buttai nell'acqua gelata, stetti a mollo un bel po', e intanto mi dannavo, tiravo cazzotti nell'acqua, mi dicevo in continuazione che di certo quella cosa che avevo fatto a Sara era la pi brutta che mi era capitata di fare in vita mia, forse ora ero come il babbo, anzi di sicuro. MALEDETTO IO!, proprio non riuscivo a smettere di dirmelo, MALEDETTO io!. Poi presi i vestiti e me li rimisi addosso, dopo andai dritto al mio lavoro in bottega.
Arrivai per primo, quando padron Matteo apr l'uscio
mi trov gi l, come a volte capitava, proprio come mi dicevi di fare tu, mammina cara, quando mi ripetevi che ogni tanto  bene arrivare a lavoro prima di tutti per farsi vedere di buona volont e cos tenersi sicuro un bel posticino preso di fresco. Padron Matteo mi trov che asciugavo per terra con un cencio, disse: Bravo ragazzo, hai dato una bella pulita, ma lui mica lo sapeva cos' che mi aveva fatto venire tutta quella frenesia di mettere a nuovo la bottega. Tipo che cos mi sembrava di ripulirmi un po' anche a me, e allora ci davo dentro di straccio, spazzavo i trucioli, mettevo in ordine le tavole e riordinavo tutti gli attrezzi sul banco. Poi padron Matteo mi venne vicino, e guardandomi le mani disse: Ma guarda un po', neanche l'acqua ti fa pi niente. Vedi che unghie nere che hai, e io abbassai la testa, misi subito via le mani.
Quando la sera arrivai a casa, trovai il babbo sulla porta che mi aspettava. La notizia che avevano ritrovato la figliola dei Tempesti dentro a una grotta con il corpo macellato dai cani randagi aveva gi fatto il giro del paese. La gente diceva che vedrai quella povera ragazza aveva deciso di farsi un giro intorno alla tenuta di notte come forse faceva sempre di nascosto ogni notte, ed era incappata nel branco affamato. Magari aveva anche qualcuno con cui si vedeva per darsi un po' qualche bacio, chi poteva dirlo. O magari sfidava i confini della tenuta e basta, per via di quella gamba zoppa che si ritrovava e che la inchiodava tutto il giorno tra le cento mura di quella villa. La gente diceva che la curiosit fa le gambe corte. Ma da quella volta qualcuno cominci a dire cos: La curiosit ha la gamba
corta e siccome Sara era figliola di ricconi non  che lo dicessero cos di buon cuore. E insomma, mamma cara, invece quel qualcuno che dicevano all'inizio, la bella Sara ce l'aveva ed era il sottoscritto, te e il babbo lo sapevate bene, anche se poi non se n' pi detta mezza parola. Ma nessuno di voi due l'ha mai saputo per bene com'era andata. Quando trovarono la figliola dei Tempesti sbranata dai cani randagi, le uniche parole che dicesti a mezza voce dando la schiena alla figurina della Madonna sul camino, furono: Piove sempre sul bagnato e dopo ti rimettesti a pelare le patate come stavi facendo.
Ecco qua, mammina mia, ora forse te le ho dette tutte, cos se per caso incontri un santo gli spieghi per bene che razza di figliolo ti ritrovi. Per a questo santo gli devi dire anche che io questa cosa non l'ho fatta per cattiveria, mi  successa anche a me, proprio com' successa alla mia bella Sara. La sogno quasi ogni notte, e sempre mi sveglio e mi ritrovo l che piango come un ragazzino, mi dico altre cento volte: MALEDETTO IO! tra me e me, finch non mi riaddormento. Sicch diglielo, mammina cara, e vedi se per caso lass in cielo mi vogliono fare la grazia senza farmi diventare come il babbo.
Eccolo che torna con la legna per la cassa, mammina mia, ho fatto proprio in tempo. Cos adesso sai cosa devi portare con te e cosa no. E se magari te lo ricordi puoi dire ai santi che Bastiano Cariolante non  una bestia, nossignore! Se ha fatto qualcosa di male  solo perch gli  successa anche a lui, mica ci poteva fare niente. Che se la prendano con quelle belve di
cagnacci ingrati, piuttosto. E ai santi che trovi lass digli che per farmi perdonare, qualche giorno dopo che Sara era finita a pezzetti in una bara piccina e bianca, quelle bestie sono scese agli inferi una volta per tutte. Presi un bel po' di spugne vecchie dalla bottega, e mi misi a friggerle nell'olio. Ci ficcai dentro dei pezzettini di vetro e ne feci un secchio pieno. Poi m'inoltrai nel bosco e cominciai a schioccare la gota, e nel giro di qualche minuto i miei randagi erano tutti l. Si avventarono sulle spugne come diavolacci, strappandosele di bocca e mordendosi tra loro per averne di pi. Mezz'ora dopo erano l che strisciavano in terra come bachi con le zampe, guaendo e con tutta della roba bianca che gli montava sulle gengive come panna. I miei randagi li ho sterminati tutti in una volta, mammina cara. E mentre li guardavo morire gli dicevo: Cos imparate a mangiarmi una bimba bella, bestie del diavolo che non siete altro.
Sembra che dormi, mammina cara. Sembra che se ti do uno scossone ti svegli da un momento all'altro, ma niente. Menomale, sai che colpo secco mi faresti prendere se dal niente tu aprissi gli occhi spalancati! A volte capita, me lo dicevi spesso. A volte capita che i morti tremino, o che spalanchino gli occhi all'improvviso. Mammina cara, se con l'ultimo goccio d'anima che ti rimane in corpo ti venisse per caso un'idea cos, non lo fare per favore. Come minimo saremmo in due ad avviarci verso il paradiso. Con tutto che con quelli lass ancora nessuno ci ha messo una buona parola per me.


Capitolo 6.
28 anni.

Avete voglia a dirmi che ora mi rinchiudete in gattabuia a pane e acqua, tanto io non ve lo dico dov' il babbo. Non ve lo dico perch non lo so, l'avr ripetuto cento volte ma voi niente, siccome avete una divisa e una pistola attaccata alla cintola, pensate che potete rimescolare il cervello della gente come vi pare. Me lo ricorderei se avessi visto il babbo, e invece guardate un po':  dall'altro ieri che non si fa vivo. Fareste dire una bugia a un santo pur di sentire quello che vi siete messi in testa voi.
Cariolante, qui c' qualcuno che vuol fare il furbo dice quello che vedrai comanda di pi, non fa che ripetere cos. Ah, sarei io quello che fa il furbo. Questi vengono, mi buttano gi la porta di casa che non  ancora fatto giorno ed ecco che me li ritrovo tutti intorno al letto con le pistole spianate. Mi dicono: Vestiti, cane, poi mi prendono e mi portano qui. Quello che chiacchiera come uno tipo della bassa mi ha anche dato un colpo dietro la testa, poi ha detto: Parla o t'accido, io la sua faccia mica me la scordo pi. Saranno dieci volte che ripeto cosa ho fatto ieri e l'altro ieri. Si sono appuntati tutto, a momenti mi chiedono delle cose a bruciapelo, come per prendermi in castagna con le cose che ho detto io, avanti cos per
mezza giornata.  sempre questa storia che vedrai qui c' qualcuno che si  messo in testa di fare il furbo. Sicch ora chiudo il becco per davvero, tanto se dico qualcosa non ci credono e si ricomincia da capo.
Quello che parla tipo della bassa dice: Cariol, te
lo diciamo per l'ultima volta. Poi ti metti a pregare la Maronna.
Se  per questo io la Madonna la prego gi da solo, non  che mi ci vogliono loro per dirmelo. Mi hanno fatto tutte le domande del mondo, tranne una. Se per caso sono un po' preoccupato se al babbo  successo qualcosa di male, per esempio. Perch secondo loro se a un figliolo gli sparisce un babbo da un momento all'altro, non gliene dovrebbe importare niente. Certo che prego la Madonna, che pensano. Mica c' bisogno che me lo dica questo carabiniere che neanche la sa chiamare per bene.
Quello che comanda di pi si alza dalla seggiola, fa due passi per la stanza e poi si rimette a sedere davanti a me. Legge sui fogli dove ha scritto quello che ho detto in tutto questo tempo lisciandosi quei baffoni che si ritrova, poi dice: Cariolante, sono tre giorni che non ti vedono in bottega.
Infatti gliel'ho detto cento volte. Non vedendomi arrivare al lavoro padron Matteo mi  venuto a bussare a casa a mezza mattinata di gioved, e mi ha trovato nel letto tutto zuppo di sudore. Mi ero svegliato con una febbre alta che manco riuscivo a stare in piedi, vedrai era quello spiffero della finestra che mi aveva fregato. Ogni volta che mi mettevo a letto mi dicevo che dovevo metterlo a posto, ma poi mi svegliavo
e mi ritornava in mente la sera dopo, quando mi tiravo le coperte sopra al naso. Cos dai e dai mi ero svegliato con una febbre da cavallo. Padron Matteo si  messo a bestemmiare che adesso in bottega avrebbe dovuto fare tutto da solo, e tra l'altro c'era anche da andare a prendere le misure di uno che era morto di notte su al paese vecchio, per fargli la cassa. Per io manco riuscivo a spiccicare una parola, sicch padron Matteo se n' stato un po' l, alla fine si  calmato un momento e ha detto: Ti mando il Salghini con qualche medicina, fatti rivedere quando sei in forze e dopo  andato via. Il dottor Salghini  arrivato prima che facesse buio, in casa ha trovato il babbo, che era appena tornato dalla terra, aprendo la porta gli ha detto:  di l. Il dottor Salghini mi ha guardato dentro la bocca, poi mi ha ascoltato la schiena con quell'affare gelato. Mi ha chiesto se a ingoiare sentivo male e io gli ho risposto di s. Alla fine mi ha spiegato che secondo lui la parte grossa della febbre era passata, ma era meglio se stavo in casa per un altro paio di giorni, senn magari ci ricascavo da capo. Quando se n' andato, il babbo  venuto da me e ha detto: Hai trovato il modo di startene a riposo, tanto c' chi si spacca la schiena per te, vero?. Mica stavo a divertirmi. E poi sar che io al babbo non ci assomiglio tutto, visto che lui alla terra ci andrebbe anche se cascasse in terra dalla polmonite. Mi ha messo una tazza di brodo vicino al letto e poi  andato via, senza dire buonanotte n niente. La mattina dopo  uscito presto, come sempre, che fuori non era neanche giorno. Ha sbattuto la porta di casa come quando con la mamma si arrabbiava
come un animale per qualcosa. Dopo non l'ho visto pi.
Quello che comanda di pi dice: Ci hai detto di questa febbre, va bene. Abbiamo controllato, e anche il dottor Salghini ci ha raccontato che gioved eri in casa che sembravi un morticino. Anche Aldo Cariolante era li. Ma il venerd?.
Il venerd ve l'ho gi detto, me ne sono stato in casa, proprio come mi aveva detto di fare il Salghini da dietro quegli occhialini che gli fanno la faccia pi tonda che sembra un maialino con i baffi. Ho sfebbrato per bene, verso sera mi sono alzato anche dal letto per farmi un pezzo di pane con il formaggio. Siccome ero stato steso senza fare un che per tutto il giorno, di dormire neanche se mi strappavano la pelle. E allora cosa ho fatto? Mi sono messo a riparare quella fessura della finestra, ecco cosa. Ho preso un pezzo di tavola e l'ho fatto diventare della misura che mi serviva per tappare quel riscontro che dalla finestra mi picchiava proprio in testa quando dormivo. Sono diventato uno bravo a fare le cose con la legna, padron Matteo mi ha insegnato per bene. Quando ho visto che il babbo non rientrava, ho pensato che fosse rimasto a dormire nel ritiro dei padroni, a volte succede. Ci sono giorni che i braccianti si spaccano cos la schiena che dopo non hanno neanche la forza di mangiare un pezzo di cipolla, e restano a dormire nel ritiro vicino alle stalle, in una stanza grande con delle brande e un po' di vino. Quando ho visto che il babbo non tornava mica mi sono preoccupato come una sposina, io lo so che a volte resta a dormire dai padroni, non
c' proprio niente di strano. Il babbo mica mi pu inviare un messo per ogni pisciata che lascia in terra. Ho aggiustato la fessura della finestra e dopo mi sono rimesso a letto senza fare niente. Mi sono addormentato tipo mezz'ora prima che venisse sfondata la porta di casa a pedate.
Quello che parla tipo della bassa dice: E guarda caso il venerd hanno sterminato una famiglia tra il paese e la piana. Moglie, marito e due figlioli sgozzati come bestie. Lui fuori, in mezzo al campo. La moglie in cantina, anche con i vestiti un po' sbottonati. I bimbi uno sopra l'altro, come fate da queste parti con i capretti prima di Pasqua.
Io lo so che con i marchigiani il babbo ce l'aveva fina, ma questa cosa mica gliela dico. Hanno voglia a dirmi che mi mettono in gattabuia a pane e acqua, sar anche un figliolo che non riesce a schiodarsi dal letto con una febbre da cavallo saltando il lavoro, ma infame no, questo di sicuro. E poi, se il babbo ce l'aveva su con quel marchigiano che gli aveva rubato la simpatia che si era guadagnato con i padroni, mica vuol dire che a un certo punto  diventato matto e lo ha sbudellato insieme a tutta la famiglia. A volte arrivava a casa e non faceva che bestemmiare e sbatteva il bottiglione del vino sul tavolo dicendo che quel serpente stava facendo di tutto per rubargli il lavoro. Ma non lo diceva a me, sberciava tra s e s e intanto tirava cazzotti sui mobili, a volte faceva cascare in terra anche un piatto, o un bicchiere, e volavano cocci che poi mi toccava raccattare a me. Mica gli potevo dire niente in quei momenti, se mi ci provavo era buono
di prendersela per una stupidaggine e via che partivano le cinghiate, tanto per sfogarsi i nervi.
Quello che vedrai comanda di pi dice: Ieri Aldo Cariolante non si  presentato a lavoro dagli Isastia. Sembra che ci fosse maretta con il Palmieri. Questo  stato trucidato con tutta la famiglia, e di quell'altro non si sa niente da due giorni. Un po' strano, no?.
E io che ci posso fare, mica faccio l'indovino. Neanche glielo ripeto pi, senn piano piano questi mi fanno dire qualcosa che non penso e alla fine viene fuori che a fare tutta questa baraonda sono stato io, come minimo. Questo carabiniere guarda qualcosa sui fogli e continua a dire: Dalla casa dei Palmieri  stato rubato tutto quello che si poteva rubare. Abbiamo cercato da voi, e anche intorno. Niente. Ma da una buca sono venute fuori delle ossa. Mi rispieghi questa cosa delle ossa, Bastiano?.
La prima volta che me l'ha detto mi sono sentito morire. Ma poi ho risposto: E io che ne so. Questo carabiniere che comanda di pi si  allungato un po' sul tavolo, mi ha guardato dritto in faccia e ha detto piano: Un bambino, Bastiano. Dietro casa vostra c'erano le ossa di un bambino appena nato. Un nostro sottoposto, facendo il giro della casa, a un certo punto ha visto del bianco venire su dal fango. Se non fosse caduta la pioggia di questi ultimi giorni, forse non se ne sarebbe nemmeno accorto. Ha cominciato a smuovere quella roba con la punta della scarpa, e quando alla fine  riuscito a rovesciare quella specie di sasso che vedeva, si  accorto che si trattava di un osso. Ma non di animale. Una mandibola intera, piccola piccola. Quando abbiamo finito di scavare,
quello che ci siamo trovati davanti  stato uno straccio logoro, in cui qualcuno aveva ammucchiato un sacco di ossicine per sotterrarle proprio l, dietro la vostra casa. Insomma Bastiano: quel bambino, prima di essere sotterrato senza n cassa n niente,  stato fatto a pezzetti. Capisci cosa voglio dire?.
Quasi quasi glielo dicevo che ce lo eravamo pappato noi quel bimbo, magari dopo un po' gli facevo cuore spiegando della fame brutta e tutte quelle cose l. Ma mica sono cos scemo, lo so come fanno loro: l'hai detto, e ora fili in gattabuia per davvero, e buttano via la chiave. Sicch  cominciata la tiritera, quello che mi diceva: L'avete ammazzato voi, questo bambino e io che rispondevo: Guardate che forse sono ossa di coniglio, o di qualche bestia cos e lui: I conigli hanno il teschio da conigli e io: Ma allora che ne so. Il bello  che si arrabbiavano anche, tipo che quello che parla della bassa mi ha dato un colpo dietro un'altra volta, sulla testa, mentre l'altro se l' presa un po' con qualche sbercio a farmi paura, tipo: Ti faccio morire al chiuso quant' vero Iddio!. Ma niente. Non sar una cima, per lo so che dire a un carabiniere che hai mangiato un bimbo morto  una cosa che ti fa la vita. Perch si vive in un mondo cos: un ladro che ruba un pezzo di pane per non morire di fame, lo sbattono dentro e arrivederci. Devi arrivare a crepare di stenti per fargli cuore, e allora magari ti dicono anche poverino.
Dopo un po' che sto zitto questo che pensa di comandare di pi insiste anche con quest'altra cosa: In
casa vostra non c era niente dei Palmieri, ma abbiamo trovato un bel po' di altre cosette interessanti, oltre alle ossa del bambino. Per esempio quei piatti, quelle scodelle. Addirittura un asciugamano con lo stemma dei Tempesti ricamato sopra. Mi spieghi un'altra volta che ci facevano queste cose in casa vostra? Quando  successo il fatto di quella Sara gi avevi cominciato alla bottega, ma qualche tempo prima non eri proprio tu l'aiutante dello stalliere alla tenuta?.
E cos via, un tormento senza fine. Questi qui dal fatto del Palmieri sono passati alle ossa di un bimbo che hanno trovato sottoterra dietro casa e alla fine cascano su Sara e sui due ciottoli che ci sono rimasti dai suoi fagotti. Mi sembrano scemi se pensano che ora mi metto qui a raccontargli quello che  successo, gi mi sono maledetto abbastanza da solo. Da quella volta mi sono giurato che dalle cose dei sentimenti e dell'amore ci sto alla larga, mica mi voglio ritrovare ancora con un burrone nello stomaco, e alla fine mi rovino. Con tutto che come faccio un passo per il paese mi ritrovo sempre con gli occhi addosso di qualche sposina giovane. Mica  facile tirare via dritto senza pensare che magari a una di quelle gli potrei anche alzare la sottana e vedere un po' come sono fatte l sotto. Ci sono cascato una volta e non lo rifaccio pi, me lo sono giurato e l'ho detto anche alla Madonna, mica sono di quelli che rompono un voto da un giorno all'altro.
E parla, animale! mi fa quello che sembra della bassa, e mi arriva un altro ceffone dietro al capo. Quando mi giro e lo guardo in faccia, questo mi viene a un tanto cos dal viso, dice: Cosa vuoi fare, ma invece
di rispondergli riabbasso la testa, tanto lo so che lo fa per farmi diventare matto e basta.
Quello che comanda di pi dice: Bastiano, qui ci sono almeno sei morti, e tu che non spiccichi pi una parola. Lo capisci che non ti possiamo mandare via?.
Lo sapevo che poi andava a finire cos, tutta colpa del babbo e dei nervi che ha. Ora chiss che penser padron Matteo, forse adesso neanche mi vuole pi in bottega con lui. Almeno il babbo poteva dirmi qualcosa, invece di sparire via cos. Mi poteva dire qualcosa tipo: Ora vado ad ammazzare un po' di gente. Tu va' fuori anche con il febbrone che ti ritrovi, fatti vedere in giro, cos nessuno penser che c'entri qualcosa. E invece  sparito e basta, sono arrivati i gendarmi e si sono messi a cercare per tutta la casa, a scavare intorno con i cani lupi che fiutavano la terra per vedere se tante volte usciva un po' di quel tesoro che
il babbo avrebbe rubato ai Palmieri. E adesso chi ci rimette? Io, il sottoscritto. Se apro bocca un'altra volta questi mi rovesciano il cervello in due minuti, mi fregano bene bene e tanti saluti.
C' un momento che vedo tutto buio, nelle orecchie mi rimbomba un fischio insieme alle parole di quello che parla tipo della bassa: Ti decidi! dice. Mi tocca sbattere gli occhi un po' di volte per tornare a vederci per bene. Quando succede mi ritrovo un'altra volta con la sua faccia davanti, a tanto cos. Io mica me la scordo pi questa faccia. Dice: Ti faccio sputare l'anima dal... ma non finisce. D'un tratto comincia a urlare come un animale, e io qui che gli ho gi strappato un pezzo di bocca con un morso. Il labbro di
sotto fa un filo lungo e poi gli penzola gi, lui si tappa con le mani, ma prima che quello che comanda di pi faccia in tempo a muoversi, mi riappiccico e con un'altra dentata gli porto via anche un pezzo d'orecchio che poi sputo per terra. Dopo sento dire: CANE! e diventa tutto buio sul serio.


Capitolo 7.
33 anni.

Gli ultimi giorni Fortuna non faceva che ripetere cos: Meglio la guerra che crepare in questo cacatoio, poi  morto. Una cosa che aveva tutti i bronchi fracassati. Sar stato per questo che alla fine ho detto di s. Anzi, quando il maresciallo  venuto da me ho detto: Meglio la guerra che crepare in questo cacatoio, proprio come diceva Fortuna. Allora quelli mi hanno preso e nel giro di una giornata ero bell'e pronto per partire. Dopo cinque anni passati quasi sempre al chiuso, quando mi sono ritrovato fuori mi  girata anche un po' la testa. Tipo che mi sembrava di camminare tutto su una cordicella e se sbagliavo un passo vedrai volavo di sotto. Per mi sono riabituato presto, che l non c'era mica tanto tempo da perdere. Ci hanno presi e ci hanno caricati su un convoglio di disperati che si muoveva sotto le bombe. Ogni volta che arrivava il rumore di un aeroplano c'era gente che si faceva il segno della croce, altri tiravano fuori una fotografia e dicevano: Amore mio, che per sembrava: Vedrai che non ritorno pi. Ma poi non succedeva mai niente. Le bombe le andavano a sganciare sempre da un'altra parte, e noi si continuava dritti per la nostra strada. Dieci giorni cos, a mangiare poco e niente e a farcela addosso a ogni fermata improvvisa. Intanto tutti
facevano un po' amicizia, si dicevano perch erano capitati l, chi lasciavano a casa con il cuore in mano. Pi che altro erano ragazzi giovani che avevano ancora il viso di bimbo, ma c'era anche qualche galeotto come me, che vedrai doveva averla pensata proprio come Fortuna: meglio la guerra. Per io mica ci credevo pi. Almeno l in gattabuia avevo il mangiare alle ore comandate, e mai una volta in cinque anni che mi sia piovuto in testa. Ti annoiavi parecchio, questo s, ma se rigavi dritto non ti facevano mancare niente. Per esempio io ci ho anche imparato a leggere e a scrivere qualche parola, l. Mi piacevano i libri con le avventure, ci passavo delle giornate sopra. E m'immaginavo che a fare quei viaggi tipo di fantasia fossi io. Era proprio cos che facevo: leggevo con un dito seguendo ogni rigo e intanto m'immaginavo che a fare tutte quelle cose di viaggi, principesse e magie strane, ero io. Cos non mi mancava niente, era tipo come uscire per davvero per il mondo. Solo che lo immaginavo come mi pareva a me. Invece su quel convoglio stavo gi a rosicare per arrivare al giorno dopo tutto intero. C'era uno che diceva che quelli come noi li avevano chiamati solo per fare ciccia da cannone. Poi ce n'era un altro che invece diceva che quella di Grecia era la campagna meno pericolosa e alla fine eravamo stati tutti anche un bel po' fortunati. Allora quell'altro rispondeva: Chiamala fortuna, e si abbassava l'elmetto sopra agli occhi. Io non parlavo con nessuno perch sono di carattere cos, bisogna che la gente mi entri un po' nelle grazie. Invece con gli animali sono diverso, tipo che mi fido di pi. Ma con la gente sono
uno zitto, nove su dieci passo da ritardato. Infatti cominciarono a dirmi cos, che ero tipo uno tutto sulle sue, e forse ero anche muto perch non spiccicavo mai una parola che fosse una. Per ascoltavo, questo gli passava da sotto al naso. Ascoltavo e capivo pi di loro che stavano a sprecare un mucchio di fiato per farsi compagnia.  andata avanti cos per tutto il viaggio, dopo un bel pezzo di terra c' stato un bel pezzo di mare che  durato una notte. E dopo un altro bel pezzo di terra. Alla fine siamo arrivati alla caserma, e io che manco me lo immaginavo che qua in questo posto eravamo attrezzati bene cos. Per mica ci hanno sfamati, n ci hanno detto di toglierci un momento tutta la nostra roba di dosso. C'era uno che solo a starsene a sedere dentro la camionetta gli erano venute le piaghe per via degli scarponi, e gi piangeva. Il capitano Ruini ci fece scendere e inquadrare al volo, poi ci smist nelle compagnie di combattimento. Intanto che rispondevamo all'appello guardavamo i feriti che arrivavano al campo mezzi sfracellati. Chiamavano quasi tutti mamma mentre li scendevano con la barella dalle camionette, e gocciolavano sangue da tutte le parti. Me ne pass vicino uno che stavano portando dentro alla svelta, e mentre urlava come un demonio stringeva tra le braccia una gamba sua scarpone e tutto. Sicch  incominciata la guerra per davvero, quella che rimpiangi la gattabuia e se non crepi al volo per una raffica di pallottole magari ci pensa la fame. Solo la Madonna sa quanto ho maledetto Fortuna e quelle sue stupide parole sul crepare da un'altra parte invece della gattabuia. L'avrei fatto venire al posto
mio volentieri, con quelli della tua compagnia che ti muoiono accanto e ogni volta ti fai il segno della croce perch potevi essere tu quello l per terra tutto sforacchiato. L, a togliere gli scarponi a un morto per fregargli almeno le calze. O a frugargli nelle tasche, che magari ci scappava un pezzo di carne secca, una fiaschetta con un po' di grappa o qualche sigaretta da rivendere a quelli delle cucine del campo in cambio di un barattolo di fagioli. Poi ho trovato voi, che mi avete salvato da tutto questo macello.
Tre giorni prima che arrivassi qui ci trovavamo in mezzo alle montagne in perlustrazione, a un certo punto il capitano Ruini ci ha chiamati vicini, radunando tutta la compagnia. Ci disse che erano tornati i due dell'avanscoperta, e la situazione era che i tedeschi ci avevano accerchiati per benino. Il capitano Ruini si tolse l'elmetto, si asciug la fronte e disse: Le cose sono due: o ci facciamo catturare sperando che non ci ammazzino subito e ci spediscano in Germania, o fuggiamo sui monti con i partigiani. Il capitano Ruini si rimise l'elmetto in testa e guardando le montagne sopra di noi fin cos: Se qualcuno di voi vuole andare, nessuno parler di tradimento. Se ve la caverete, una volta finito questo inferno potrete tornare a casa da sbandati. Qualche minuto dopo ero gi in marcia insieme ad altri cinque, ci sparpagliammo quasi subito. Il capitano e altri tre restarono gi, buttarono le armi per terra e cominciarono a scendere il costone con le braccia alzate. Quando arrivai al masso che avevo visto da sotto, sentii vociare in tedesco. And avanti per un po', e alla fine
partirono degli spari. Due sventagliate di mitraglia e buonanotte. Scemi loro che gli sono andati in bocca, altroch. Con tutta quella lagna sulla patria e l'onore alto. A parte qualche sputo di parente, chi pensate che li pianga adesso, il duce? Buono quello. Se va bene gli passeranno un foglietto con su i numeri di matricola da metterci sopra un timbro e arrivederci, neanche li vedr mai in faccia. E quelli che si sono sprecati la vita per non fare la figura dei fifoni. Cos', pensavano che ora li avrebbero ricordati come se fossero tipo degli eroi? Tutte fregnacce. Come se poi non si sapesse che i tedeschi sono delle bestie senz'anima, ti sparano a bruciapelo e ci provano anche gusto. Non gli fa cuore niente, a quelli. Una volta ne portarono uno prigioniero al campo, e quello sembrava tutto disperato, diceva anche due parole d'italiano, piangeva a dirotto e non faceva che ripetere: Io avere moglie, avere bambino piccolo, tutto un lamento cos. Quando l'hanno perso di vista un attimo, quel tedesco infame mica ha sentito storie: ha preso al volo la pistola di uno che gli faceva la guardia e gli ha fatto schizzare il cervello sul muro, dopo si  messo a correre. Io ero fuori sul piazzale della caserma, proprio vicino alla porta principale. Ho sentito quegli spari e un momento dopo  sbucata quella belva scatenata che sparava da tutte le parti. Non ci ho pensato due volte: ho tirato fuori la pistola e quando me lo sono ritrovato davanti, gli ho stampato una pallottola sul nome del padre. Dopo gli sono andato sopra e gli ho svuotato tutto il caricatore nello stomaco e sulle gambe.  da quel giorno che sono entrato nelle grazie del capitano Ruini, che poi mi ha
voluto nella compagnia con s. Appena finii di ammazzare per bene quel tedesco infame, il capitano Ruini mi venne vicino e mi disse: Mentre l'ammazzavi sembrava che andavi a spasso. Vedrai gli era piaciuta questa cosa che con me ce ne vuole prima di farmi stomaco. Ma mi ha guardato strano quando quella volta dei tedeschi che ci avevano accerchiati mi ha visto prendere su per le montagne. Forse pensava che anche a me fosse piaciuta la parte dell'eroe della patria, ma si sbagliava. Me ne frego di loro, mica mi hanno mai regalato niente, figuriamoci se mi spreco l'anima per fare bella figura con un timbro da portare a casa. E poi mica me ne andavo alle giostre, non  una cosa facile campare tre giorni in mezzo a queste montagne con un goccio d'acqua nella borraccia, niente da masticare e costoni di sasso da scalare, o da girargli intorno perch sono troppo ripidi.
Sapete, io me la cavo abbastanza se si tratta di boschi. Tipo che  un po' la casa che mi sento addosso. Sicch, dopo cinque anni passati al chiuso e qualche mese da soldato a ringraziare la Madonna per non avermi fatto saltare il cervello con l'elmetto e tutto, mi sono ritrovato da solo nell'ambiente mio. Li vedevo tutti, i partigiani greci. A volte gli andavo cos vicino che li sentivo chiacchierare ma non ci capivo niente, proprio come con voi. Nei boschi comando io, anche se questi sono duri per davvero che gli alberi crescono nella pietra e non trovi una radice da mettere sotto ai denti a pagarla oro. Sicch alla fine ho trovato voi, in questa bella casetta tutta ritirata. Prima di avvicinarmi vi ho guardato un po' da lontano, ho visto i traffici che avete con i partigiani. Mi sono domandato subito perch due vecchini come voi se la intendessero con quelli l, ma poi l'ho capito. Era quello con la barba e il fazzoletto blu al collo. Quello era il vostro figliolo. Sembrava un tipo forzuto, l'avevo gi visto, comandava una squadretta di gente che se ne stava rintanata quass con i fucili rubati ai tedeschi nelle imboscate. Quando mi sono presentato all'uscio di casa vostra ho messo tutte le armi per terra, voi avete aperto e io ero qualche passo indietro, per farvi capire che mica m'importava di darvi qualche noia, solo morivo di fame e se non bevevo un po' d'acqua forse non arrivavo al giorno dopo. Il bello vostro  che, dopo avermi guardato per qualche momento, avete preso le armi e mi avete fatto venire dentro. Mi avete messo al tavolo, e nel giro di un attimo mi sono ritrovato con un bel pezzo di formaggio sotto al naso che ho buttato gi senza quasi masticarlo, crosta e tutto. Poi mi avete dato un po' di vino. E qualche frutta secca. Io lo vedevo che mica ve la passavate granch bene, per mi davate lo stesso quello che potevate. Intanto mi dicevate qualcosa ma io non ci capivo niente. Quando quella sera venne il vostro figliolo, per poco non mi ritrovai con un buco in fronte, ma poi gli parlaste e lui cap che non avevo intenzioni brutte. Anzi, poteva prendersi anche le mie armi e le munizioni se voleva, che forse alla compagnia che guidava in mezzo ai boschi potevano fare comodo. Quella notte restai qui, mi lasciaste un angolo dove mettermi senza passarmela all'addiaccio. La mattina dopo
ero bello riposato e buttai gi la scodella di latte che mi
metteste sotto al naso. Cos mi guardai intorno per davvero, e vidi che la vostra casetta non era poi tutto questo granch, tipo che le due pareti laterali erano tutte uno spiffero, e anche la tavolata, per terra, a un certo punto s'imbarcava e due o tre assi s'interrompevano come denti rotti con il legno che andava in pappa per via dell'umido. Non dissi neanche una parola, tanto sarebbe stato come dirla al muro, uscii fuori e andai a cercare qualche sasso bello grosso che feci ruzzolare fin dietro alla casa. Vi feci capire che magari mi servivano degli attrezzi, e voi mi portaste quelli che c'erano. Cominciai a spaccare quei sassi, li frantumai fino a farli diventare polvere e dopo cominciai a impastare con l'acqua per farci la calcina. Presi dei pezzi di legno,
li sagomai per bene e iniziai a rifarvi la casa. A voi mica sembrava vero, siete cos vecchi che a malapena riuscite a camminare con la schiena tutta curva che vi ritrovate, figuriamoci se potete pestare dei sassi, o andare nel bosco a spaccare la legna. Il vostro figliolo non si poteva far vedere allo scoperto pi di tanto, e poi aveva da seguire quegli affari dei partigiani, si preoccupava pi che altro di portarvi qualcosa da mangiare la sera. Sicch sono rimasto qui da voi. Con me era diverso, ho l'orecchio fino, se volava per aria un rumore di passi potevo sparire nel bosco in un momento, come un animale. Cos io vi rifacevo la casa, e voi mi tenevate qui, mi davate da bere e qualcosa da mettere in pancia. Dopo il primo giorno mi mostraste uno sgabuzzino che avevate sotto le assi del tavolo, vedrai era l che a volte si poteva nascondere qualcuno che non se la intendeva tanto coi
tedeschi, e lo feci diventare il mio rifugio per la notte. Il
vostro figliolo mi riport indietro la mia pistola, da tenere l sotto. Mi fece capire che con quest'arma e io che me ne stavo bello rintanato nello sgabuzzino sotto al tavolo potevo fare un po' come un cane da guardia, se alle volte a qualche bestia di soldato gli fosse passato per la testa di sfondare la porta per fare il comodo suo. Un anno avanti cos, proprio come se mi trovassi nella mia bella casetta con il babbo e la mamma ai tempi di prima. Alla fine, se non fosse successo tutto questo trambusto all'improvviso, avrei potuto anche restarci per sempre, qui con voi, che anche se non ci parlavamo per niente io lo sapevo che mi volevate bene. Proprio come io ne volevo a voi. Per quando uno  bestia nell'anima non ci si pu fare tanto. E va bene, quello era il vostro figliolo, per mica si lamentava quando vi rifacevo la casa. Che c'entrava venire qui con quei due compagni partigiani e cominciare a urlare in quella lingua vostra. Cos'era, non gli facevo pi comodo? Ora, siccome la casa avevo finito di mettervela a posto per bene, arrivederci e grazie, vero? Io non lo so come siete abituati in questi posti, ma un cristiano mica lo puoi trattare in quel modo da cani da un momento all'altro, con tutto che fino a oggi si andava tutti d'amore e d'accordo. Questo figliolo vostro si  presentato a mezzanotte e insieme a quegli altri due mi ha tirato fuori dal buco dove dormivo in santa pace. Mi hanno tolto la pistola ed  cominciato a cascare il mondo. Io non parlo questa lingua vostra, non la capisco neanche per una parola, anche se  un anno che vi sento biascicare. Per quando si parla ci si capisce anche dai
movimenti, e il vostro figliolo con i movimenti parlava chiaro, vedrai non vedeva l'ora di sbattermi fuori da questa casetta che vi ho rifatto io. Non lo so se c'entravano i rastrellamenti che ci sono stati nelle case di l dalla collina. Due giorni prima ne avevo visto uno di nascosto, mentre me ne andavo a cercare qualche erba nei boschi. C'erano i tedeschi che avevano rivoltato quella casa di contadini e ci avevano trovato un partigiano dentro, nascosto come un topo. I tedeschi hanno fatto uscire moglie, marito e un vecchio davanti alla porta di casa. Vedrai che quello che avevano trovato dentro era proprio figlio loro, che siccome faceva il partigiano nei boschi si  ritrovato con una rivoltella alla tempia. C' stato uno sparo a freddo e quel partigiano  cascato gi come una pera. Allora quello che vedrai era il babbo si  accanito con un sacco di sberci, e l  partita una mitragliata che li ha fatti fuori tutti, vecchio compreso. Per questo fatto mica c'entra con me. Io non sono proprio partigiano di nessuno. Faccio l'imboscato finch non finisce questa guerra maledetta e poi me ne ritorno a casa da sbandato, proprio come ha detto il capitano Ruini prima di farsi ammazzare come un fesso. Ma ora cosa succede stasera a mezzanotte? Succede che quel figliolo vostro mi tira fuori dal mio buco e comincia a urlarvi in faccia. Io me ne stavo in un angolo con quei suoi due compagni che mi tenevano fermo e cercavo di capirci qualcosa. Il vostro figliolo non ha voluto sentire ragioni, neanche davanti agli occhi di sua madre che vedrai implorava di non portarmi via perch ormai ero tipo uno di famiglia e non mi potevano trattare cos.
Ma il vostro figliolo niente, ha detto qualcosa ai suoi due compagni partigiani e loro hanno cominciato a spingermi fuori. Io lo sapevo che volevano fare, mica sono scemo. Volevano portarmi in mezzo al bosco e farmi sparire l, perch magari arrivavano i tedeschi all'improvviso, mi trovavano nascosto in casa vostra e facevano fuori tutti. Pensavano che, lasciandomi andare, avrei potuto spifferare qualcosa di come se la intendono in questa casetta. Avrebbero fatto meglio a stempiarmi con un colpo in testa sul momento, invece di portarmi in mezzo ai boschi. L comando io, ve l'ho detto. L divento uno furbo sul serio, non c'entra se mi tengono per il bavero in tre e mi puntano una pistola al capo. Quando ho fatto finta d'inciampare hanno detto qualcosa a bassa voce, dopo mi hanno preso e mi hanno tirato su. Per mica l'hanno visto che avevo raccattato un sassetto, l'ho tenuto in mano per un po' e abbiamo continuato a salire il costone dietro la casa. Ho lanciato il sassetto di nascosto con una schicchera, proprio nel momento che ci siamo fermati perch uno di loro doveva riprendere fiato un minuto. C' stato un rumore di fronde e loro sono scattati, le pistole si sono puntate tutte l. E stato allora che sono diventato tipo un'anguilla. Ho dato una spinta a uno, una gomitata in bocca a quell'altro e sono sparito in mezzo agli alberi. Hai voglia a corrermi dietro quando sono l dentro, sparisco in un momento. Se per me  buio, per la gente che non ce l'ha nel sangue
lo  cento volte di pi. Sicch quelli hanno cominciato a venirmi dietro, dopo un po' si sono sparpagliati e l ho cominciato a divertirmi un po'. Quando mi avete
visto rientrare pensavate che quello sparo era stato per me, ve l'ho letto negli occhi. Riconoscendo la pistola del vostro figliolo vi siete messi a piangere e a urlare come bestie scannate, e allora bisognava farla finita in qualche modo. Vedrai i partigiani compagni del vostro figliolo devono aver sentito tutti questi colpi, magari sono gi acquattati tutt'intorno alla casa e pensano che io sia i tedeschi, e mi aspettano fuori per sfilarmi la pelle. Me ne vado tra un minuto, ora che ho finito di farmi la bisaccia. Con tre pistole, una bisaccia piena e un bosco intorno, io ci posso andare avanti anche un anno intero, che credete. Per bisogna che esca di qui senza che mi vedano, senn magari mi arriva un colpo in testa a tradimento.  per questo che devo bruciare questa bella casetta che vi ho tirato su con tanto cuore. Gli do fuoco e mentre quelli l fuori s'imbambolano come scimmie a guardare le fiamme,
io me ne esco da dietro e m'infilo nel bosco. Un po' mi dispiace, ve lo dico. Anche perch se non ci fosse stata questa tragedia all'improvviso magari potevo restare qui per sempre, chiss.
Mentre le fiamme cominciano a venire su maledico Fortuna un'altra volta, perch anche questo  colpa sua. Spero che bruci all'inferno dove si trova per l'eternit, e che sia cento volte peggiore di questo dove mi ha fatto venire invece di lasciarmi tranquillo e beato in gattabuia con i miei bei libri che mi bastavano per farmi pensare di essere uscito fuori lo stesso, almeno per un po'. Il mondo era solo come me lo immaginavo io, mica tutte queste stragi che poi magari uno si danna l'anima per davvero, anche senza volerlo, per
salvarsi la pelle. Quasi non respiro pi dal fumo, ma aspetto ancora un momento prima di uscire. Poi prender di petto il pezzo di terra che fa il giro intorno alla casa, arriver al bosco dalla parte del costone. A quei partigiani appostati mica gli voglio andare in bocca come uno scemo. Baster che metta piede oltre il primo cespuglio che mi capiter a tiro. Se ci riesco, poi divento come un fantasma.


Capitolo 8.
34 anni.

Cara Matilde,
stiamo facendo un viaggio da bestie. C' anche il Giannino Montieri, ci hanno presi insieme, gi, al confine d'Albania. Giannino non fa che piangere, non si ferma un momento. Si d pace solo se si addormenta un pochino, poi riapre gli occhi, si rivede ancora qui e ricomincia con quegli attacchi. Non serve a niente se proviamo a parlargli o, se spaccandomi l'anima in due, cerco di fargli un sorriso. Se ne sta tutto raggomitolato l in un angolo e si dispera, trema dal freddo che fa. A momenti, per via degli scossoni che lo prendono, quasi affoga nella tosse. Ripete in continuazione: Ci ammazzano, ci ammazzano tutti e questo non  che aiuti molto il morale di noialtri. Per  un ragazzo e va capito, avr cosa, vent'anni. Prima di salire su questo treno da animali ha cominciato a urlare come un pazzo, per un momento ho pensato che per colpa sua ci fucilassero tutti a bruciapelo.
Ti scrivo dal quaderno che ho portato con me prima di partire, ormai tre anni fa.  tutto quel che mi resta. Almeno riesco a distrarmi un po', anche se con Giannino Montieri qui accanto non  mica facile. Dicono che a volte la gente trova le lettere in mezzo alle assi della ferrovia e poi le spediscono all'indirizzo che
ci trovano scritto sopra. Spero che lo facciano, Matilde cara. Spero che qualcuno trovi una di queste pagine, cos almeno saprai qualcosa di me. Durante il viaggio cercher di scriverti pi che posso, approfittando delle fermate del convoglio quando rallenta alle stazioni. Allora dalle fessure in basso far scivolare questi fogli sulla ferrata, sperando nel buon cuore di qualcuno che le raccatter, inviandole a casa.
 bastato un annuncio alla radio, dicevano che avevano firmato l'armistizio con gli alleati. I tedeschi non hanno perso tempo: fermare e incarcerare tutti gli italiani. C' stata un'imboscata e ci hanno catturati. Met della nostra compagnia l'hanno freddata sul posto, l'altra siamo noi, che abbiamo subito buttato le armi a terra senza opporre resistenza, ci hanno presi e stipati in questi vagoni puzzolenti. Ci sono dei segni di unghie sulle pareti di legno. E bigliettini di gente che  stata qui prima di noi, tutti appallottolati e incastrati tra le tavole del vagone.
Qui dentro siamo in quattro. Siamo io, il Giannino Montieri e altri due. Quello di fronte a me si chiama Marchetta e viene dal Molise. Avr trent'anni come me, tiene i nervi a bada, anche se a momenti butta gi la testa in mezzo alle ginocchia e dagli scossoni che fa capisco che si sloga un po'. Ma non vuole farsi vedere, quando torna su se ne sta girato di spalle per qualche minuto e intanto si asciuga la faccia. Se gli rivolgo la parola recita bene, come per farmi credere che siamo in viaggio su un treno normale, tipo una gita da un parente. E un bravo ragazzo, glielo leggo negli occhi, si piega in due dai morsi della fame, ma mai
che gli esca un lamento. Gli hanno spaccato il labbro di sotto con il calcio del fucile, e ha un occhio grande come un limone, tutto viola, che neanche riesce a tenere aperto.
L'altro  un tipo strano, se ne sta l nell'angolo opposto a quello del Giannino. L'hanno preso da sbandato, forse non ci sta pi di testa, ne ho visti diversi partire di cervello e mica possiamo fargliene una colpa. C' chi  fatto per la guerra meno di altri, tutto qui. Ma lui mi fa anche un po' specie, sembra una bestia selvatica che hanno catturato, senza muoversi di un centimetro da quell'angolo fa questa cosa strana: non perde di vista il Giannino neanche per un momento. Anche ora mentre ti scrivo. Lo punta come un gatto che ha avvistato un uccellino, proprio con quegli occhi l. Hanno picchiato anche lui, ha una crosta di sangue che gli parte dalla tempia e sparisce sotto la maglia logora fin gi, sul collo. Quello che non si capisce  perch abbia addosso certi vestiti. O almeno, lo capisco eccome, di certo ha spogliato un bel po' di morti prima di farsi catturare. Non ha rivolto la parola a nessuno. Quando ci hanno caricati qua dentro si  piazzato in quell'angolo, mentre il Giannino lo tenevamo fermo in due. Sembra quasi che ride tra i denti. Marchetta a un certo punto gli ha detto: E tu di dove vieni? ma lui niente, neanche lo ha guardato in faccia. Forse  sordo, chi lo sa. Forse, oltre a qualche rotella, ha lasciato anche le orecchie sotto alle bombe.
Stiamo rallentando, neanche so dove siamo. Adesso strappo la pagina, la ripiego per bene e ci scrivo l'indirizzo sopra. La far scivolare sotto, sulla ferrovia.
Cos forse qualche angelo la trover, e la spedir a te, che saprai cosa mi succede.
Con tutto il cuore
Tuo Nello
Cara Matilde,
ci hanno rinchiuso con un mostro. Ancora non ci credo a quello che  successo, ma giuro che l'ho visto con questi occhi. Se qualcuno mai raccoglier dalla ferrovia questi fogli, giuro che le parole che ci trover scritte sopra non sono altro che la verit.
A un certo punto ci siamo accorti che al Giannino era montata la febbre. Questa non ci voleva per Dio, aveva smesso di piangere ma erano cominciati i tremori, sudava freddo e se lo toccavi scottava da fare impressione. Allora io e Marchetta ci siamo tolti una maglia da sotto, gliele abbiamo infilate a forza. Ma non bastava.
Il muto non si  neanche mosso, sembrava quasi che si divertisse a vedere il Giannino Montieri cos.  pazzo come un cane selvatico, a un certo punto, mentre noi cercavamo di darci da fare, ha fatto questa cosa: ha tirato fuori una mela da sotto la giacchetta. Una mela rossa, bella grande. L'ha tirata fuori e le ha dato un morso.
Immagina gli occhi di noialtri che non mettiamo qualcosa sotto ai denti da quasi due giorni, e non  che prima ci siamo spanciati. Insomma, questo pazzo tira fuori una mela e comincia a mangiarsela tutto tranquillo con gli occhi addosso al Giannino, come se si stesse figurando di addentare proprio lui, un morso dopo l'altro. Marchetta  rimasto zitto per un po', alla
fine ha detto: Ehi, che ci dai un morso, ma quello niente. Allora Marchetta ha detto: Ehi, dico a te, sei sordo?, ma ancora nessuna risposta. Anzi, quel mentecatto ha preso e ha staccato un altro pezzo di mela, masticandolo piano per farselo durare di pi.
Prova a pensare a come deve essere per noi stare l a guardare qualcuno che ti mangia qualcosa davanti, Matilde cara. Siamo ridotti quasi ad animali, forse potremmo anche uccidere per un pezzo di pane. Marchetta si  alzato e si  messo davanti a questo tizio che ancora non la smetteva di puntare il Giannino. Dacci un pezzo di mela ha detto Marchetta lo sai che moriamo di fame. Cos', ti diverti a mangiarci davanti?. Ma quello niente, un'altra volta. Quando Marchetta gli ha visto dare un altro morso non ci ha visto pi, gli si  buttato addosso con un mezzo sbercio da pazzo.
Quello che ho visto dopo non  che si racconta volentieri. L'unica cosa buona che impari dalla guerra  che siamo tutti uguali, se la mia pancia brontola e rischio di non arrivare a domani,  un po' come la tua. Ma quello no. Quello  tutto un fascio di nervi, appena ha visto Marchetta saltargli addosso  diventato un fulmine. Lo ha preso alla sprovvista e gli si  avventato alla gola come un lupo. Lo giuro sull'anima di mia madre, Matilde cara. Marchetta non ha neanche fatto in tempo a urlare, si  inginocchiato l davanti con le mani strette al collo, mentre il sangue gli usciva dallo squarcio che quel pazzo gli aveva fatto. Io ho provato ad avvicinarmi per soccorrerlo, ma come mi sono mosso mi  arrivata una pedata in faccia, o non so cosa, e sono cascato indietro.
Non so per quanto tempo sono stato svenuto. Per quando ho riaperto gli occhi non sentivo pi i piedi, n le mani, niente, per via del freddo. Da come mi trovavo disteso vedevo il Giannino nel suo angolo, a occhi chiusi, che respirava veloce. Poi mi sono rovesciato e la scena che ho visto  stata questa: il muto nell'angolo, e il corpo di Marchetta in mezzo al vagone, ormai senza vita. Cercando di fare piano mi sono tirato sue mi sono rintuzzato qui, in quest'angolo, da dove ti scrivo.
Adesso sembra che dorme. Quel pazzo si  pulito la faccia con un po' di fieno che sta sul fondo del vagone, e ora sembra che dorme.
Su, dalla grata, si vede la luna che rischiara qua dentro. Il corpo di Marchetta se ne sta qui, proprio al centro. Ma non guardo quello. L vicino c' quel bel pezzo di mela morsicata, forse se faccio piano riesco a prenderla per me.
Stiamo rallentando.
Che il Signore ci aiuti.
Tuo Nello
Cara Matilde,
spero che questo viaggio d'inferno finisca al pi presto. Per di pi stamani all'alba il Giannino  spirato, se ti venisse recapitata questa mia, di' al vecchio Montieri che suo figlio prima di chiudere gli occhi per sempre lo ha chiamato. Ha detto: Babbo mio e poi se n' andato. Gli ho chiuso gli occhi, dopo mi sono ripreso la maglia mia e quella di Marchetta.
Il muto mi ha guardato per tutto il tempo senza muoversi dal suo angolo. Mi ha guardato stendere il
Giannino, quando ho cominciato a dire una preghiera si  fatto il segno della croce. Questo significa che ci sente eccome, la sua  tutta una farsa. Come stanotte, quando ho provato a prendere quel pezzo di mela. Ci ero quasi riuscito, ma proprio un momento prima che riuscissi a toccarlo, ho alzato la testa e ho visto gli occhi di quel demonio che scintillavano nella luce fioca del vagone. Ho supplicato: Almeno un morso, per favore e in quel momento il muto ha spalancato gli occhi di pi. Allora sono tornato indietro, debole come sono non potrei fare granch se mi saltasse addosso come ha fatto con Marchetta. Me ne sono tornato nel mio angolo e lui ha riappoggiato la testa alle tavole del treno, chiudendo le palpebre. La mela  rimasta l, per terra, in mezzo al sangue e al fieno dove hanno pisciato in cento prima di noi.
Adesso sembra tranquillo, ma continua a non togliere gli occhi dal Giannino, anche se  morto. Sembra che ci parla. Matilde mia, non pensare che abbia perso la ragione del tutto, quello che ti scrivo  tutto vero: il muto sembra che parla col Giannino Montieri che  gi diventato viola. Lo punta con quegli occhi e a momenti muove la bocca, ma senza dire niente. Proprio come se gli stesse raccontando una storia. A volte scarta un poco con la testa,  quando s'infervora di pi. O stringe i pugni, si contrae tutto. Per un momento mi  anche sembrato sul punto di scoppiare a ridere.
L'unica cosa che so  che devo trovare il modo di ammazzarlo, a questo qui. Non posso neanche chiudere occhio con lui qui, metti che mentre dormo gli prende qualche idea strana. Come se
i tedeschi non bastassero. Come se la fame non bastasse. Devo aspettare il momento giusto, senza mai perderlo di vista. L'ideale sarebbe che si decidesse a dormire una volta per tutte, allora potrei sorprenderlo io, nel sonno. Ma se chiude gli occhi e provo a muovermi, un attimo dopo me lo ritrovo gi l con le palpebre spalancate. Si accorge di ogni minimo rumore, anche se intorno  tutto uno sferraglio e sibili di vento che entrano dalla grata, dalle fessure delle tavolate. Quel pazzo si accorge lo stesso di me, come muovo le gambe sul fieno mi ritrovo i suoi occhi addosso.
C' un pezzo di legno vicino al corpo di Marchetta.  una scheggia di qualche tavola, o chiss che. Me ne sono accorto qualche ora fa,  un po' nascosto dal fieno e si trova proprio tra il corpo di Marchetta e il pezzo di mela. Mi basterebbe raggiungere quella scheggia e ficcargliela in mezzo agli occhi. Una volta giunti a destinazione immagino la faccia dei tedeschi che verranno ad aprire questo vagone, trovando tre morti, e me. Forse penseranno che sono stato io ad ammazzare anche Marchetta, e me la faranno pagare cara. Ma devo rischiare, non ho altra scelta.
Nel frattempo ti scrivo queste parole che semino lungo la ferrovia. Sono l'unico modo che ho per tenermi sveglio, e intanto penso a noi, al paese, tutto quel che voglio  tornare e riabbracciarvi tutti. Un giorno succeder, Matilde cara. Vedrai, un giorno torner e rideremo insieme di tutte queste lettere che adesso ti scrivo e che magari qualcuno, trovandole, ti spedir. Allora ti racconter a voce di come una notte ho ammazzato un pazzo che parlava con il corpo senza vita del povero Giannino Montieri, che mica bastavano i tedeschi, addirittura uno squilibrato mi doveva capitare in quel vagone sudicio e puzzolente!
Stiamo rallentando. E per di pi il muto sembra sul punto di addormentarsi sul serio, a momenti la smette con quei suoi bisbigli silenziosi e lotta per non far cadere la testa in avanti. Mi baster prendere quella scheggia di tavola e piantargliela proprio in mezzo agli occhi. Cos almeno potr riposare un po'.
Vedrai Matilde cara, verr il giorno che rideremo insieme ripensando a tutto questo.
Per adesso prego Dio.
Con tutto l'amore
Tuo Nello
Io no so scrive bene ma me ci prova uguale tanto annoiami rimasto solo co nessuno guarda me io scrive come quando gatta buia accidenti Fortuna il diavolo mangia te io lo sapeva crepare altro posto era affare mica bello poi volevami anche ammazzare uno qui dentro volevami ammazzare male co un legno appuntato allora succede che io ammazza lui male e mangia anche un pezzetto treno arriva e tedeschi prendomi e picchiano forte come prima che fa male parecchio la testa ora quando treno arriva prendomi a manate perche ammazza la gente con me ma io ci a un trucco io messo mela per terra cos tedeschi pensa loro ammazzati come bestiacce di fame e quello morto da solo perche pieno di febbre alta io no fatto male nessuno rimasto solo scrive su quaderno come gatta buia poi butto gi quando treno ferma alle stazione come faceva lui


Capitolo 9.
35 anni.

Tanto io lo so che mi guardate tutti male perch a voi non vi porto mai niente, mica  colpa mia se vedrai c' un santo che mi ha guardato e i tedeschi mi hanno messo ai campi a raccattare le patate. E poi non  che mi diverto, ci trattano da bestie anche l, se provi a fermarti un momento con la zappa lo vedi che frustate sulle gambe e dietro la schiena. Con tutti quegli sberci che sembra che abbaiano come cani pazzi invece di parlarti come a un cristiano. Il trucco  di non cascare mai per terra, senn poi diventano animali per davvero e magari alla fine poi ti sparano un colpo che neanche fai in tempo a dire a. Anzi, gli animali sono degli angeli a confronto di quella gente, loro fanno le cose di natura e se si devono addentare mica  perch si vogliono far vedere forzuti da qualcuno, ma per riempirsi la pancia e basta. Sanno assai cos' la superbia e tutte queste cose qua della gente. Le bestie vere se ne stanno da sole, al buio, pensano alla pellaccia loro e non gliene importa di altro. Fanno le cose per come gli dice la natura e basta. Invece i tedeschi sono tutti dei diavoli che ci provano gusto a farti piangere, e se succede mica si fanno cuore, se sei fortunato prendono il frustino e ti lasciano dei righi di sangue sul viso che poi svieni dal male se tira vento di tramontana.
Avete voglia a guardarmi storto voialtri della camerata, se rischio il collo lo faccio per me e basta, cosa me ne importa se morite di fame e ve ne state tutta la notte a rovesciarvi nella branda con un rosario in mezzo alle mani dicendo alla Madonna di farvi arrivare a domattina. La notte  fatta per dormire se non lo sapete, senn poi alle cinque chi si alza per andare ai campi, con tutto che dopo ci devo restare fino a buio sperando in un pezzo di pane nel brodo, che poi non  brodo, ma acqua riscaldata che almeno ti fa un momento di tepore nella pancia. Sicch io mangio di giorno, di nascosto. Quando la zappa s'impiglia in mezzo ai sassi, o se me la prende una radice. Io mi devo abbassare per toglierla da l, senn se ti fermi un momento quelli pensano che ti riposi e gi botte. Allora mi devo abbassare per tirare fuori la zappa, ma mica mi faccio vedere che intanto ho preso di sguincio una patata e ho staccato un pezzettino tutto terroso. Mi abbasso, tolgo la zappa dalla radice e pregando il cielo
che nessuno mi veda mi metto in bocca quella buccia dura e piena di mota. O un baco di terra bello dedotto, che a volte rovesciando le zolle vengono su. Me
lo mastico piano piano e ricomincio a lavorare. Vado avanti cos per tutto il giorno, se piove  anche meglio perch i tedeschi se ne stanno al riparo sotto al capannino e si allontanano un po'.
Ma figuriamoci se mi metto addosso qualcosa per voialtri! I tedeschi ci controllano anche nelle orecchie quando alla fine della giornata ci portano via dai campi per fare qualche ora di sonno dopo il rancio. A uno l'altro giorno gli hanno trovato addosso una
rapa intera che questo si era nascosto in mezzo alle pieghe del culo, sapeva di cacca da dieci metri di distanza. I tedeschi prima gli hanno detto di mangiarsi quella roba puzzolente, e a questo non gli sembrava mica vero, ha preso e in due morsi l'ha buttata gi insieme alla cacca sua, che magari erano settimane che non toccava acqua per darsi una pulita. Poi gli hanno sparato a freddo e arrivederci. L'hanno preso e l'hanno buttato nel fosso vicino al campo.  ancora l che va a male in mezzo alle ranocchie. E tutto questo perch aveva provato a portarsi via una rapa che si era nascosto tra le pieghe del culo puzzolente.
Guardatemi anche male, voialtri, figuriamoci se rischio di farmi stempiare per portarvi una buccia di patata. Come se ve la meritaste, tra l'altro. Per esempio c' quel biondino di Carretta che se la passa anche meglio di me perch l'hanno messo alla fabbrica di zucchero, tutte le sere vi porta un cartoccio di qualcosa che riesce a nascondersi addosso, arriva e fa il giro della camerata, d un po' di zucchero a tutti tranne che a me. Quando mi arriva davanti sembra che neanche mi vede e passa a quello dopo. Una volta siccome si  accorto che lo guardavo mi ha detto: Niente per niente, e io scemo che ci sto ancora a rimuginare sopra.
Allora andatevene a piagnucolare sulle vostre fotografie e guardatemi storto, che me ne importa. L'unico che si salva qui  Bardini, che anche lui mica vi resta bene perch vedrai  un po' rintronato di nervi per quel che ha visto in mezzo alla guerra e poi qui dai tedeschi. Giuro che se una notte mi viene in mente di fare una strage cattiva, Bardini  l'unico che si salva.
Quello che vi piace chiamare Faina se n' accorto che aria tira, ora fate bene a starmi a qualche passo se non volete ritrovarvi senza i denti davanti anche voi, uno per uno. Faina pensava che era il capo della baracca, che la gente ha sempre questa cosa qui di essere il capo di qualcuno, poi lo vedete come va a finire, arrivano i tedeschi e te lo fanno vedere loro chi comanda rinchiudendoci tutti come galline. Bardini  quasi un bimbo e non c'entra niente se dimagrisce meno di noi,  la costituzione sua, e poi non  che naviga nel grasso. Anche lui fa come me quando siamo al campo. Prende per terra qualche pezzo di radice e se
lo mangia di nascosto, alla fine della giornata avr un bel magone piantato in mezzo allo stomaco, ma almeno non casca in terra. Ogni volta che rientriamo deve stare a dire a voialtri che anche oggi non se l' sentita di mettere via qualcosa da portare in baracca, e voi gi con le brutte parole.
Per oggi, siccome c' Parenti che gli spaccano la schiena dalla mattina alla sera dove fanno le mine senza farlo mangiare e ora  pelle e ossa, Faina aveva pensato bene di farci rinunciare tutti al pane del rancio, che secondo lui dovevamo prenderlo e nasconderlo per bene sotto la giacca, e portarlo qui. Io il mio bel pezzo di pane me lo sono mangiato dritto dritto, se Parenti  uno che diventa debole con niente non  mica colpa mia, poi non  che mi ci va lui ai campi domattina. Ho buttato gi il mio pane e voi l, che mi guardavate come se fossi il diavolo. Per mica mi avete detto niente. Dopo, siccome anche Bardini aveva fatto come me,
quando siamo arrivati alla baracca  scoppiato il finimondo. Tutti a prendervela con lui, che intanto cominciava a dare via di cervello. Faina mica gli doveva dare quello schiaffo. Siccome Bardini non aveva fatto come diceva lui, che se ne facesse una ragione. Perch se un lupo crepa di fame e si ritrova davanti un bell'agnello bianco, se lo pappa in un momento, hai voglia che gli altri lupi gli vadano a dire che quel bocconcino serve di pi a un altro. Il lupo se lo mangia e zitti tutti, senn poi lo vedete che succede. Magari si rivolta e sbrana tutta la compagnia.
Ora mi basta che Faina se ne stia l nel suo angolo a piagnucolare con il naso che gli  scoppiato sulla faccia come una rosa. Ma che stia attento a mandarmi certe voci tipo che mi ammazza quant' vero Iddio e cose cos. Lo fa per farsi bello, io lo so che non ci crede nemmeno lui. Lo fa perch dopo quel tonfo che gli ho rifilato sul grugno, qui nella baracca ora lo guardano mica pi come un capo, sicch ora fa un po' il galletto per riprendere punti. Basta che non tiri la corda. Io me ne sto qui e non do noia a nessuno, che voialtri facciate uguale con me. Anche Bardini,  inutile che ora stai l a guardarmi come se fossimo diventati parenti da un momento all'altro. Io non ho parenti, una volta avevo un babbo e poi  sparito nel niente dopo aver ammazzato una famiglia intera buttando me in gattabuia al posto suo. Non ho proprio bisogno di figlioli finti che ora mi confondono il cervello.
Anche perch ora devo pensare per benino a quello
che devo fare domattina presto, quando mi porteranno al campo alle cinque.  da quando sono arrivato qui che guardo da lontano il bosco che c' in fondo
alla terra. Per arrivarci dovrei correre per un bel po' di metri tutto scoperto, con i tedeschi che poi si divertirebbero a fare il tiro al bersaglio con le loro mitragliele sforacchiandomi il groppone. Nelle condizioni che siamo, dovremmo essere baciati in fronte da un santo del paradiso per correre con tutta la velocit, prima che comincino ad arrivare gli spari. Bisogna che uno sia in forze per davvero. Ma la mattina alle cinque vedrai sei un po' avvantaggiato, perch  sempre buio, specie i giorni d'inverno come ora che il cielo butta a brutto di continuo. Appena ci smontano dalla camionetta ci passano in rassegna, dopo ci indirizzano agli attrezzi.  l che potrei girarmi e cominciare a correre nel buio pesto sperando che la Madonna mi guardi un momentino. Per mi ci vogliono le forze di un animale, la Madonna mica basta. L'altro ieri c' stato un bombardamento un po' lontano dal campo, per un momento i tedeschi hanno alzato gli occhi e in cinque si sono messi a correre verso il bosco. Due ce l'hanno fatta, invece quegli altri hanno lasciato le budella sulle foglie delle patate. Io ero troppo vicino al piantone, senn vedrai che corsa, per un momento ci ho quasi pensato per davvero e ho buttato per terra la zappa. Ma poi non  che sono scemo. Quando quei due si sono infilati in mezzo agli alberi uno di noi dall'altra parte del campo ha fatto uno sbercio tipo che era contento matto che due compagni nostri l'avessero fatta sotto al naso di quei maiali che abbaiano. Gli hanno sparato in testa e io mi sono rimesso a lavoro zitto zitto.
Ora mi metto in bocca i pezzi di patata che oggi mi sono
nascosto addosso. Parenti per me pu crepare anche ora, e Bardini che la smettesse di fissarmi con quegli occhi da bimbo, mica siamo mai stati amici per la pelle. Mastico le mie bucce di patata e penso a domattina, quando da un momento all'altro mi verr di girarmi e correr nel buio pesto che c' alle cinque in mezzo al campo, specie se il tempo tira a brutto. Devo essere in forze per davvero per farmi tutta la distanza d'un fiato senza inciampare n niente, con quei
diavoli dei tedeschi che vedrai cominceranno a spararmi addosso. Sicch voialtri statevene l e non provate a prendermi l'osso. E che Faina la smetta di mandarmi certe voci sul fatto che mi ammazza, o che siccome penso solo per me sono un degenerato senz'anima e basta. Che provi a dirlo a un lupo che batte i denti dalla fame e che ora si pappa il suo bell'agnello bianco che ha trovato, poi lo vede che succede. Tipo che il lupo alla fine si rivolta e sbrana tutta la compagnia.


Capitolo 10.
39 anni.

MARIBOR, 16 AGOSTO 1948
RAPPORTO A CURA DEL
DOTTOR MITJA VON KLEINMAYR
In data odierna, 16 agosto 1948, alle ore 13,30 circa,  stato rinvenuto il corpo di un uomo privo di sensi impigliatosi tra gli sterpi sulla riva del fiume Drava. Dopo la prima segnalazione di un pescatore, sono state messe in allerta le autorit competenti e quindi il sottoscritto, che ha preso in esame il caso. Fedeli alla nostra collaborazione con il corpo militare, di seguito forniamo rapporto dettagliato.
L'uomo  di statura media, un metro e sessantotto circa. Et presumibilmente intorno ai quarant'anni, fisico asciutto, capelli neri, occhi verdi. Nessun segno particolare. Nessun documento di riconoscimento che potesse fornire informazioni utili circa la sua nazionalit.
Al momento del ritrovamento il soggetto presentava una leggera ecchimosi all'altezza della tempia destra. Questo ci ha fatto
pensare a un'accidentale caduta nel fiume conclusasi nel migliore dei modi. Infatti le funzioni vitali del soggetto non presentavano anomalie preoccupanti: pressione sanguigna, respirazione e battito perfettamente nella norma. Ovviamente restavano da accertare eventuali conseguenze da trauma cranico sopra indicato, ma nell'attimo in cui il sottoscritto ha sottoposto il paziente all'inalazione dei sali, quest'ultimo ha subito ripreso conoscenza.
Il soggetto si trovava apparentemente in possesso di tutte le sue facolt, anche se in un primo momento abbiamo comunque creduto di riscontrare nello stesso i primi evidenti sintomi del trauma, tra tutti: confusione mentale, lievi sbalzi d'umore, problemi con la memoria, l'attenzione e la percezione della realt. Come da prassi, abbiamo chiesto al soggetto nome e nazionalit. E se conservasse un ricordo anche vago di quanto gli era accaduto.
Ebbene, il soggetto non ha risposto a nessuna domanda. Anzi, continuava a guardarci con espressione allucinata, classico dei risvegli post-trauma. Non di rado si verificano infatti anche amnesie da breve a lungo raggio. Inoltre, dobbiamo specificare che ci  stato praticamente impossibile stabilire, dai primi semplici riscontri, se i sintomi del caso fossero tali da poter regredire o peggiorare nel tempo. In casi come questo  necessario un periodo di osservazione di almeno ventiquattro ore per accertarsi se l'evoluzione del trauma possa portare a niente o a un danno di ben altre proporzioni, come per esempio un'emorragia
intracranica o (peggio) la formazione di un edema cerebrale.
Ci detto, nonostante il poco tempo a nostra disposizione per prendere atto dell'eventuale gravit del problema, niente in lui ci ha fatto pensare che avesse cattive intenzioni.
Il soggetto indossava abiti da poveraccio, ma non  questo che ha catturato la nostra attenzione, bens la casacca che aveva sopra. Inizialmente era nascosta da un pesante maglione del tutto simile a quelli che solitamente indossano i pastori della nostra zona. Ebbene, questo camisaccio era certamente da deportato. A righe verticali bianche e blu, con tanto di numero di matricola cucito in petto. Non nascondiamo che ci ha sfiorato l'idea di trovarci al cospetto di un qualche sbandato dell'ultima guerra, che magari, riuscendo a fuggire da uno dei campi d'Austria, poteva aver vissuto nascosto fino a ora pensando di essere ancora nel pieno delle ostilit e finendo poi, accidentalmente, nel fiume Drava. Abbiamo pensato tutto questo perch, come ben sappiamo, non sarebbe stato il primo caso del genere. Inoltre, la giacchetta della divisa e il numero di matricola non erano in nessun modo riconducibili alle attivit di reclusione che ancora persistono nella nostra regione. Tali dettagli non si adattavano neanche al campo di concentramento di Borovnica, recentemente chiuso. N a quello di Lepoglava, tuttora in attivit con quello di Maribor, di cui ci lustriamo essere ben noti e stretti collaboratori.
Siamo stati per lunghi minuti in compagnia del soggetto, parlandogli ed esortandolo a fare altrettanto, ma la sua unica reazione  stata questa: il mutismo assoluto. Proprio come se non capisse una sola parola di quel che gli dicevamo, tanto che infine abbiamo pensato che, nel caso il soggetto fosse in possesso della facolt della parola, evidentemente non conosceva la nostra lingua. Gli unici suoni che ha emesso sono stati dei gemiti e dei piccoli colpi di tosse quando ha provato a tirarsi su, ricadendo per subito sul lettino probabilmente a causa di una vertigine. Intanto non faceva che guardarsi attorno soffermandosi sulle attrezzature dell'ambulatorio con sgomento, proprio come se non avesse mai assistito in vita sua a uno spettacolo del genere. Ma sempre senza perdere di vista i suoi abiti, che avevamo adagiato con cura su una sedia li vicino.
L'incidente ha avuto luogo attorno alle 15,00 circa, ora in cui il sottoscritto si  assentato qualche minuto per rendere conto della situazione ai militari in attesa in corridoio. Affacciandoci alla porta dell'ambulatorio abbiamo chiamato il nostro assistente in prova, il giovane dottor Joachim Pirjevec, in modo che potesse eventualmente tenere a bada il soggetto e prestare cure repentine in caso di una ricaduta, possibilit non cos rara se si parla di trauma al cranio. Uscendo, ricordiamo perfettamente di aver detto al dottor Pirjevec di somministrare una lieve dose di calmante al soggetto, dato che avevamo notato, dai suoi modi, una chiara sollecitazione all'ambiente, e un timore apparentemente ingiustificato nonostante ci fossimo
mostrati da subito gentili e premurosi. Ma non parlava, e si comportava come in preda allo spavento. Abbiamo pensato che fosse il classico atteggiamento di chi ha qualcosa da nascondere.
Appena fuori dall'ambulatorio abbiamo raggiunto le due guardie che erano in attesa, abbiamo detto loro le nostre prime impressioni. Ma proprio in quel momento, si  scatenato un inferno all'interno della stanza. Abbiamo udito le urla strazianti del dottor Pirjevec, e dopo un fracasso di vetri che s'infrangevano. Naturalmente i due militari hanno immediatamente estratto l'arma, e si sono precipitati all'interno dell'ambulatorio.
Per descrivere la scena al cospetto della quale ci siamo trovati, usiamo le parole che uno dei due militari ha pronunciato al momento dell'irruzione all'interno della stanza. Il militare  diventato pallido in volto, e ha pronunciato esattamente queste parole: L'ha sbranato. Il povero dottor Pirjevec, infatti, sostava a terra al centro della stanza, con il volto completamente squartato. Una profonda ferita all'altezza della giugulare gettava copiosi sbocchi di sangue sul pavimento, mentre
il dottor Pirjevec ancora si dimenava un poco tentando di contenere la forte emorragia con una mano.
Ci doliamo di dover riferire a codesto ufficio che purtroppo  stato tutto inutile: nonostante le cure tempestive prestate, il dottor Pirjevec ha cessato di vivere pochissimi minuti dopo a causa della grande ferita che
riportava sul collo. A terra  stata rinvenuta una siringa con cui probabilmente il dottor Pirjevec ha cercato di iniettare all'uomo una dose di calmante, come su nostra richiesta. Dai primi rilevamenti, e dal modo in cui si presentavano le carni del dottor Pirjevec, possiamo dirci certi che l'arma usata per dare la morte sono stati senza ombra di dubbio i denti.
Del soggetto nessuna traccia. Nel momento in cui ci siamo introdotti nella stanza, abbiamo subito notato che la vetrata dell'ambulatorio era completamente sfondata. Gli abiti del fuggiasco spariti dalla sedia su cui li avevamo sistemati. Uno dei due soldati si  affacciato sulla strada, ma troppo tardi. Quello che ha visto  stato solo lo sgabello di metallo con cui il soggetto aveva distrutto la vetrata per poi darsi alla fuga. I militari hanno successivamente dato l'allarme.
Questo, in sintesi, il nostro rapporto personale basato sui fatti accaduti oggi, 16 agosto 1948, e che rimandiamo agli uffici competenti.
In ultimo. A nostro avviso, e alla luce delle notizie sopra esposte, resta del tutto integra l'ipotesi che l'uomo precipitato accidentalmente nel fiume Drava possa appartenere a qualche movimento di resistenza. Se non far parte di una vera e propria squadra attiva nello spionaggio. Niente da escludere.
In fede
Dottor Mitja von Kleinmayr


Capitolo 11.
41 anni.

Mamma cara, e ora che mi hai combinato? Giuro sulla Madonna santa che proprio non mi aspettavo una cosa cos, e poi dopo tutti questi anni che ora sono un uomo fatto per davvero. Semmai dovrei cercare moglie una volta per tutte, non mettermi
qui al tavolo di casa a dare fondo al bottiglione per farmi
passare un pochino tutto questo dispiacere. Come se non ne avessi abbastanza di mio. Come se questo postaccio infame non fosse l'inferno che . Io non lo so chi devo ringraziare per tutto il malocchio che mi tiro addosso di continuo, ma vedrai qualcuno che non mi pu vedere c', che senn non mi spiego pi perch devono capitare tutte al sottoscritto.  da quando  sparito il babbo che non mi fermo pi. Prima la gattabuia, e poi la guerra con tutto che mi sono visto mezzo mondo di porcherie. Quando un cristiano si ricorda la gattabuia come il periodo che se l' passata meglio, capisci mamma cara che se c' dell'altro  proprio tutta una gran schifezza.
Per ora stavo bene, da qualche annetto me ne sono tornato qui nella nostra bella baracchetta che piano piano ho rimesso a nuovo dopo tutte le avventure che mi sono successe. E ho i miei lavori, te mi vedi dal cielo, spaccare la legna dalla mattina alla sera non sar
una pacchia, ma almeno mi faccio la paga e dopo penso all'orto e alle bestie che tengo qui. Gi sono stato fortunato che non mi  toccata la miniera, io l dentro ci sarei morto in un minuto, sempre sottoterra come i bachi e con la gente intorno. No, no, mamma cara, se proprio devo dirla tutta un pochino fortunato magari
lo sono anche stato, per carit. Un taglialegna almeno respira aria di bosco e sta all'aperto.
Sicch non  che negli ultimi tempi mi potevo lamentare, anche se da quando sono tornato quelli del paese mica me la fanno passare liscia per le cose che si sono messi in testa loro. Dopo la guerra non mi hanno ributtato a la galera, ma la gente di qui  un crostino che mi tocca mandare gi a forza ogni giorno che Iddio mette in terra. Manco mi salutano , e a volte mi dicono anche delle parole dietro. Te mi vedi mamma cara, mi vedi e mi proteggi i nervi per non farmi rivoltare, io lo so. Infatti ti prego tutte le sere, ma  quando arrivo a dirti di una sposa che ci metto cuore di pi, te lo ridico anche ora. Perch averci una sposa mi piacerebbe proprio, altroch. Tipo che poi ci fai anche un figliolo da tirare su e tutte quelle cose li, che una casetta ce l'ho, e un lavoro anche. Ma la gente di qui proprio non mi guarda, si sono messi in testa che sono una specie di demonio e vedrai non direbbero di no neanche se glielo dicesse il Signore in persona. Se a volte mi avvicino in chiesa, ci sono delle vecchie che a forza di dirmi assassino da in mezzo alle panche mi fanno andare via, senn lo vedi se non ce le metto a loro, lass, al posto del Cristo.
 una vita mica facile mamma cara, ma insomma
non mi lamento, te mi vedi e lo sai. Per poi oggi trovo questa cassettina che vedrai avevi nascosto nel muro chiss quanto tempo fa. Sono l che rifaccio la calce ai sassi della parete di camera vostra, quando una pietra quadrata a un certo punto prende e viene gi che quasi mi spacca un piede, poi rotola da una parte vicino al letto. Quando ho visto il buco che aveva lasciato nel muro mi  scappata una bestemmia o anche due, per te mi vedi, ho chiesto subito perdono mamma cara, e mi sono anche segnato. Ho guardato
il secchio della calcina e ho visto che per rimettere tutto a posto mica mi bastava, dovevo rifarne dell'altra. Stava per fare buio, ma siccome sono un ometto di nerbo mica mi faccio abbattere da un po' di lavoro, allora ho preso, sono uscito dietro casa e mi sono fatto dell'altra calcina come Dio comanda, anche se era tardi e cominciavo ad averci un po' fame. Ma ancora mica lo sapevo che la fame mi sarebbe passata tutta di colpo, appena rimesso piede qui dentro.
Faccio una calcina che sembra panna sciolta e ritorno in camera vostra. Te mi vedi mamma cara, camera vostra  la prima cosa che ho messo a posto quando sono tornato dalla guerra. Camera vostra non aspetta altro che diventare la mia, manca solo una sposa. Mi sono detto che finch non l'avr trovata dormo nel lettino mio, di l, nella stanzetta di quando ero bimbo. Perch se un uomo non vuole invecchiare signorino, bisogna che prepari tutto per bene, senn chi vuoi che ti pigli, me lo dicevi sempre.
Insomma sono l che metto la calcina nel buco al lume di candela, poi piglio il sasso e ce lo ficco dentro.
Per mica mi ci va pi, e allora penso che non lo incastro nel verso giusto, ci provo un po' di volte ma niente. Lo rimetto gi e guardo nel buco, mi dico che vedrai un altro pezzettino di muro si  staccato dentro e magari ora fa contrasto. Comincio a infilare la mano e alla fine la sento.
Quando ho tirato fuori questa scatoletta, la prima cosa che ho pensato  stata che era tipo un tesoro nascosto. Magari dentro ci trovavo delle monetine come quella volta del baule, sicch ho provato ad agitarla ma niente tintinnii. Per qualcosa si  mosso lo stesso, allora ho preso e sono venuto qui a guardarmela alla luce grande.
Te mi vedi mamma cara, mi vedi e vegli sempre su di me come una santa che mi protegge. Io lo so che ceri quando correvo via dai tedeschi, o quel giorno che sono cascato nel fiume e poi mi sono risvegliato davanti a un dottore che parlava in un modo che non ci capivo niente. C'eri quando quei partigiani mi hanno portato nel bosco per farmi sparire, e anche prima, in tutte le battaglie dove falciavano quelli della mia compagnia che cascavano per terra con l'elmetto forato da parte a parte e il cervello che gli colava gi. Ma ora dove sei, mamma cara? E perch mi fai tutto questo dispetto all'improvviso? Se queste lettere che tenevi nascoste nel muro erano una di quelle cose che non si dovevano sapere e che volevi portare via dal mondo per ripulirlo un pochino dalle schifezze, perch me le hai fatte trovare? Proprio ora che sto cercando una sposa, ho il mio lavoro che mi fa la paga e un bell'orticello che lavoro di sentimento. E te che fai? Prendi
e mi fai cascare un sasso per terra. Nonlo potevi reggere nel muro fintantoch gli passavo quel filo di calcina? In quel modo questa scatoletta sarebbe rimasta chiusa l per sempre e arrivederci. Sarebbe stato uno di quei segreti che restano in casa, ma che nessuno sa che c', cos tutti contenti.
E invece no. Invece, mamma cara, hai voluto farmi questa sorpresa che i tedeschi al confronto- sono come una passeggiata nei boschi. Siccome so leggere un po', ho preso queste lettere e me le sono guardate tutte, una per una. C' questa Miranda che ti scrive, si capisce che parla con te, dice certe cose tipo che l dove si trova sta bene e non le fanno mancare niente, la scuola le piace e cose cos. Ci sono anche delle cartoline di Natale e di Pasqua, e la scrittura di questa Miranda che  cambiata un pochino. Chiede del babbo, se sta in salute e ha trovato un lavoro da portare qualcosa in tavola. Poi dice di me. Mamma cara, questa Miranda mi conosce. Scrive: E mio fratello  cresciuto?, cose cos. All'inizio mica Io capivo perch, ma poi ho letto quest'ultima e mi  parso di prendere un colpo nello stomaco. Io giuro sulla Madonna immacolata.
Insomma questa Miranda  la mia sorella gemella e te, mamma cara, non me l'hai mai detto. N te, n il babbo. Nella cassettina che ho trovato nel muro c'era anche l'ultima lettera tua quella che vedrai dovevi finire e poi spedirla a questa sorella che ho, ma poi sei morta in terra all'improvviso ed  rimasto tutto l. Forse neanche il babbo sapeva che ti scrivevi con lei e allora qui mi gira la testa
per davvero, perch mi chiedo come tu possa aver fatto tutte queste manovre senza che nessuno si accorgesse di niente.
In questa lettera che hai scritto a met, inizi cos: Cara Miranda, figliola mia prediletta, e poi continui a dire che sei contenta che almeno lei  stata fortunata. Dici che adesso che ha finito le scuole non le resta che farsi indirizzare per un lavoro come Dio comanda, poi continui che non ti sembra vero, e che forse, la sera in cui te e il babbo l'avete venduta a una famiglia benestante per un po' di soldi, quella  stata la cosa migliore che voialtri avete fatto in vita vostra. Scrivi che avete dato via questa Miranda gemella mia a malincuore, ma per i tempi che correvano meglio tenersi il maschio, che poi sarebbe cresciuto e avrebbe imparato la caccia e a fare i lavori di schiena, in modo da dare un aiuto al babbo. Per come eravate messi, una figliola femmina vi sarebbe morta di stenti nel giro di due giorni. Per al momento dello scambio, tu, mamma cara, dicesti a questi signoroni che ti sarebbe piaciuto restare in contatto con la tua figliola, in modo che sapesse chi era la sua mamma vera e che la pensava sempre, o cos o niente. Se l'avevate venduta a degli sconosciuti che non potevano avere dei figlioli, era stato per il suo bene. Mica la miseria le sarebbe toccata, n una vita da bestie. No, quella la sceglievate tutta per me, piuttosto. A lei ogni fortuna e a me la fame bastarda, appiccicata alla pancia da quando mi ricordo.
Mamma cara, se tu non fossi morta ti ammazzerei io qui. Con tutto che non faccio che pregarti di continuo e mai una volta
che tu mi indirizzi una sposa. Allora mi chiedo: a cosa ti  servito farmi scampare alla guerra se poi mi dai un dispiacere cos? In quella lettera non fai che dire quanto ti piacerebbe vedere questa figliola Miranda che se la passa da signorona, quanto deve essere diventata bella, e se per caso ti pu spedire una foto cos la guardi tutte le sere prima di andare a letto. Mammaccia infame che non sei altro. Mica ti fai cuore del tuo Bastiano che ti ha anche mangiato un pezzettino per non crepare come un animale. Altro che
il babbo, che lui almeno  sempre rimasto col guscio duro ed  sparito per com' stato al mondo, senza farsi ripensare bene da nessuno, neanche da me. Ora vado dietro casa e incomincio a scavare finch non ritrovo quel pezzo di gamba che ti hanno tagliato prima che tu partissi per l'altro mondo. Giuro che ritrovo quel pezzo d'osso e ci piscio sopra, e dopo lo butto nella stufa, cos se per caso ci sei ancora un po' appiccicata lo senti come si sta a bruciare in mezzo alle fiamme del diavolo. Poi prendo la polvere e la sparpaglio sulla cacca delle bestie qua dietro, perch  l che devi stare. Lo dico, e vedrai  anche peggio di una bestemmia, ma neanche mi segno, senti questa. E che la Madonna beata mi guardi male quanto vuole, se decide di portarmi via dal mondo non mi fa altro che un piacere. Mi porta l da te e poi si fa un discorso per bene, a quattr'occhi.
Mica ti dicevo di farmela conoscere, questa sorellaccia che ora mi tiri fuori dal muro. Ma a me prediletto per esempio mica l'hai mai detto. A te ti facevo comodo perch semmai portavo qualche fagotto a casa. Se almeno tu avessi ascoltato una preghiera che
ti faccio sulle spose, ma nemmeno quello mi tocca, vero? Questa me la lego al dito, mamma cara. Intanto mi riscrivo un momentino l'indirizzo che avevi gi preparato sulla busta prima di spaccarti la testa sopra a un sasso. E io che ti ho anche mangiato le mosche della stanza per non fartele venire addosso da morta, perch non c' cosa che mortifichi di pi un cristiano delle mosche che gli camminano sul viso se questo non si pu muovere.
Te mi vedi, mamma cara, io lo so. Allora guarda un po' che ci combino con quel pezzo d'osso.


Capitolo 12.
52 anni.

E lei dice: Eppure dovresti sapere cosa significa perdere un marito in guerra. Tu eri l Bastiano, sai com' stato, anche tu li hai visti morire come animali mandati allo sbaraglio, lasciando a casa mogli e figli a piangere su un pezzo di carta che dava loro la notizia. Li hai visti con i tuoi occhi, dici, compagni che ti cadevano accanto, spesso poco pi che ragazzi, che magari, spirando, l'ultima cosa che dicevano era mamma. Dopo se ne restavano l nel fango, o gi seppelliti dai corpi di altri che gli ricadevano sopra. La guerra l'hai vista da vicino, per questo dovresti capire le pene di chi restava a casa, obbligato a vivere mesi, e dopo anni, con il cuore in gola pensando al proprio uomo, al proprio figlio che forse non avrebbe rivisto pi. Senza una lettera, un messaggio, niente. Sai, a volte fermavamo gli sbandati e chiedevamo notizie, ma mai una volta che qualcuno dicesse parole che ci procurassero un soffio di speranza, le sole cose che ci sentivamo dire erano che la Grecia era un cimitero d'italiani a cielo aperto, e meglio non andava sugli altri fronti. Cos immagina anche il nostro patimento. La guerra non  stata solo per gli uomini, caro Bastiano. L'abbiamo combattuta tutti, bambini compresi, ognuno a suo modo. Voi usavate i fucili, noi le preghiere.
Sognavamo di voi, cos lontani, magari gi sepolti sotto a una croce di legno, o che proprio nell'istante in cui noi, quaggi, innaffiavamo quella piantina che avevamo seminato alla vostra partenza, potevate esplodere sotto al boato di una bomba. Oh, l'idea di chiss quante avventure con altre donne non ci spaventava affatto, anzi forse ce lo auguravamo anche. Vi volevamo vivi Bastiano, lo capisci? Vivi. Il resto era niente. Noi donne, mogli, figlie, sorelle, eravamo disposte a tutto pur di pensarvi in buona salute. Quella guerra non  stata solo vostra, e questo mettitelo bene in testa.
Ma io zitto.
E lei dice: Il giorno in cui ho ricevuto la notizia sono svenuta prima ancora di aprire la porta, mi  bastato vedere la sagoma dei due soldati dalla vetrata. Avevo gi capito: lui era morto. Non l'avrei visto pi. Da quel giorno non ho pi pronunciato il suo nome, n ho mai pi raccontato qualcosa sul suo conto. Mai. Dopo il mare di lacrime che piansi, decisi di tenere tutto per me. Speravo che la notte venisse presto per riuscire a sognarlo un po', riascoltare il suono della sua voce e stamparmi nella mente quel sorriso che nei miei sogni sembrava sempre di cartapesta, fragile come una foglia secca. Nostro figlio nacque di febbraio, era quella la piantina che durante la sua assenza facevo crescere con tanta cura. Quando ebbi quella notizia Nicola aveva due anni. Cominciai a non uscire pi dalla mia stanza, era la balia che si occupava di lui, a volte trascorrevo intere settimane senza vederlo, nonostante abitassimo nella stessa casa. Fino a pochi mesi prima quel bambino era tutto per me, niente e nessuno
poteva separarci un solo istante. Poi, dal momento in cui ricevetti quel messaggio, neanche riuscivo a guardarlo pi. Le donne di casa pensavano che tutto dipendesse dal trauma di quella scomparsa, e in parte era cos. Ma c'era dell'altro, anche. Qualcosa che mi repelleva ai miei stessi occhi: avevo paura di Nicola. Non volevo guardarlo. Al pensiero di scorgere in lui una vaga somiglianza, o anche solo l'ombra di un sorriso simile a quelli che sognavo di notte, mi sentivo morire. Sai, Bastiano, sei la prima persona a cui dico tutte queste cose.
Ma io zitto.
E lei dice: Ma nonostante i miei sforzi, un giorno dovetti uscire dalla mia stanza. Ricevetti la notizia della morte di mio marito a ottobre. Quando ricominciai a fare qualche passeggiata nel giardino era marzo. Ero come una bambina sperduta che aveva vissuto mesi e mesi nell'antro di una caverna, lontano da tutto, e che adesso doveva imparare le cose da capo, compresa la luce del sole. Nicola mi guardava sempre con uno strano cipiglio, e non si avvicinava mai pi di tanto. Le donne di casa gli dicevano: E la mamma, su, chiamala, va' da lei, ma lui niente, sembrava al cospetto di una creatura che non riusciva a capire, e io non  che lo incoraggiassi poi molto. Finch un giorno cadde da uno scalino della veranda. Ricordo la scena alla perfezione, ce l'ho davanti agli occhi come se fosse accaduto proprio oggi. Giovanna, la balia, si era distratta, e Nicola, che in quel momento stava camminando piano sorreggendosi alla ringhiera, si ritrov spiazzato nel trovarsi d'un tratto davanti agli
scalini che portavano fuori al giardino. Io ero proprio l, su una delle panche di pietra. Assistetti a tutta la scena da lontano, senza muovere un muscolo. Non emisi un fiato neanche quando vidi Nicola barcollare sul bordo del primo scalino, completamente sbilanciato in avanti. Rest un po' in bilico, finch cadde gi, nel vuoto. E fu proprio in quel momento. Nell'attimo in cui vidi Nicola oscillare e poi cadere. Non so come spiegarlo, ma d'un tratto ebbi la sensazione di cadere anch'io, con lui. Capisci, Bastiano? Me ne stavo l comodamente seduta sulla mia panca di pietra, e quando vidi il mio bambino cadere da quello scalino, fu come se anche davanti a me, all'improvviso, si spalancasse uno strapiombo. Gridai, e mi gettai in una corsa frenetica. Quando lo raggiunsi, Nicola era l che gi piangeva disperato con la faccia affondata nella ghiaia del giardino. Aveva un graffio sulla fronte. Lo presi su e lo strinsi forte, intanto chiedevo aiuto a Giovanna, che andasse subito a prendere un po' d'acqua, e per quale assurdo motivo aveva lasciato che il mio bambino se ne andasse a zonzo cos, senza seguirlo? Giovanna si volt proprio in quel momento, obbed immediatamente ai miei ordini. Ma prima di muoversi si sofferm su di me, stringevo Nicola al petto. Non so perch, ma dalla sua espressione mi venne da pensare che forse lo aveva fatto a posta a lasciare Nicola da solo. Nonostante le nostre lacrime, lei mi parve come sul punto di sorridere. Poi se ne and a prendere l'acqua. Bastiano, capisci cosa voglio dire?.
E io zitto.
Lei dice: Non so neanch'io perch ti racconto tutto
questo. Specie oggi, dopo tutto quel che  accaduto. Vedi Bastiano, forse ti saresti aspettato da me chiss quale reazione, tipo esplodere in pianti sfrenati, montare su tutte le furie. Sai, c' un punto oltre il quale non si pu andare. Forse, dopo aver pianto tante lacrime, un po' ci stanchiamo del dolore.  come un'ombra che ormai ti ha gelato l'anima, ti accadono le cose e tu ne resti sempre un po' fuori, le guardi da lontano, non sono pi tue. Nicola mor a quattro anni di poliomielite, restai accanto a lui fino all'ultimo. Si spense nel giorno di santa Lucia, e quello per me fu il colpo di grazia. Quel che  successo dopo lo sai, non c' bisogno che te lo racconti. Quando arrivasti qui, pensai che forse ti aveva mandato un angelo. Capitasti il giorno dopo la sciagura del povero Tristano, il vecchio giardiniere. Lo trovammo con la testa rotta in due contro un vaso, dopo essere caduto dalla scala su cui stava lavorando. Volevo bene a quell'uomo, era tra i pochi a essermi rimasti vicino, senza dare credito alle storie macabre che dalla morte di Nicola aleggiavano attorno a questa casa, tipo che su di noi si aggirava una sciagura, una maledizione. Dopo la scomparsa di Tristano, due donne di casa presentarono le dimissioni, si inventarono ognuna delle motivazioni complicate, come parenti ammalati e cose del genere. Ma ecco che un giorno ti presentasti tu. Dicesti che eri appena arrivato in citt, cercavi un lavoro e qualcuno ti aveva indirizzato da noi. Dicesti che sapevi fare da
fallegname e giardiniere, saresti stato capace di badare alla casa da solo, sbrigando ogni tipo di lavoro. Ma i tuoi occhi, Bastiano. Eri cos timido, maldisposto
alla parola. Pensai che per me eri perfetto. Ti diedi dieci
giorni di prova che tu superasti magnificamente sbrigando i lavori che Tristano, anche a causa dell'et, avrebbe forse eseguito in un mese. Sai, a volte ti guardavo mentre lavoravi,
passavo lunghi minuti alla finestra e ti vedevo parlare da solo, mi sembrava che lo facessi con qualsiasi cosa ti capitasse a tiro: una pianta, un muro di mattoni, o uno qualsiasi dei miei gatti. E mi sembravi felice. Pensavo: vedi com' felice quest'ometto di mezz'et. Gli basta un niente... Sai, ti invidiavo, Bastiano. Ma soprattutto, mi trasmettevi una pace. Qualcosa di simile a quella che per esempio potevo spiare nei miei gatti che se ne stavano in panciolle per intere giornate sulle mie ginocchia, o davanti al fuoco del camino. S, forse era questo: sembravi pi una bestia che un uomo. Un essere sincero, anomalo, immune alle calamit che affliggono la gente. Dio solo sa quanto desideravo assomigliarti un po'. Non ti fa nessun effetto sentirmi parlare cos?.
Ma io zitto.
E lei mi dice: Forse  stato soprattutto per questo, Bastiano. Forse le persone si innamorano di ci che non hanno e ritrovano negli altri, tutto qui. Completarsi, in qualche modo. A seconda del et e dell'esperienza ci sono vuoti differenti da colmare. Ebbene, non riuscivo a togliermi dalla testa che tu, Bastiano caro, in quel momento potevi colmare il mio. Sanare quella parte di anima con cui ormai convivevo come in presenza di un costante vento gelido. Sai, ti ho amato davvero, Bastiano. Come si pu amare alla mia et. Il tuo
silenzio ha risvegliato tutta quella dolcezza che credevo ormai sepolta e dimenticata. Sei stato un amante paziente, non hai mai preteso qualcosa di pi che i miei baci. Quasi come due fratelli, o buoni amici di una vita. Per la prima volta, dopo anni di sofferenza, mi sono sentita di nuovo viva. Io che pensavo che ormai non ci fossero pi speranze per me. Viva, Bastiano, capisci?.
Ma io zitto.
E lei dice: Tutto questo per farti capire che non m'importa se oggi vi ho scoperto, gi nelle cucine. Ne hai tutto il diritto, Bastiano, capisco che anche la carne voglia la sua parte. E Rosa  cos bella, ha appena venticinque anni... Vai con lei, giuro davanti a Dio che avete la mia benedizione. Vedi, ti tengo le mani mentre te lo dico. Io sono troppo stanca. Non ne ho la forza. Non ho la forza di essere come te, come voi. E forse  meglio per tutti e due. Non posso pretendere di incatenarti a me, come un silenzioso amante con cui dormire ogni notte senza lasciarmi sfiorare n niente. Forse sono condannata alla solitudine, ecco cosa, sin dal giorno in cui chiamarono mio marito alle armi. La mia vita si  bloccata quel giorno, da allora una nube nera  calata sulla mia testa,  stupido che cerchi di vivere nell'illusione che tu, la tua presenza, possiate salvarmi da tutto questo. Prendi la bella Rosa e sposala, vedrai, sarete felici insieme. E venite a trovarmi di tanto in tanto, sar come una vecchia zia sulla quale i vostri bambini potranno contare in ogni momento. La Miranda Pellegrini di una volta non c' pi da tanto tempo, Bastiano caro. Anzi, forse la mia vita era altrove e basta, qualcuno, lass, l'ha voluta deviare
sin dall'inizio. Ma questa  un'altra storia... Adesso va', Bastiano. Vai gi dalla bella Rosa e lasciatemi qui, con i miei gatti e i miei ricordi. Lascia che muoia tutto con me. Su, alzati, Bastiano, e vai da lei.
....
Bastiano....
....
Bastiano, rispondi....
Ma io zitto.


Capitolo 13.
52 anni.

Babbo caro, io lo sapevo che alla fine ti ritrovavo qui. Addosso hai ancora il vestito tuo, mi sono messo a scavare la terra che era franata dentro al buco durante tutto questo tempo e quasi mi  preso un colpo secco quando mi  venuta fuori questa faccia di scheletro. L per l mi sono detto che vedrai era il soldato di quei tempi, ma poi ho smosso la terra per benino e ho capito che eri te. Ti ho pulito che ora sembri quasi vero, e ti ho messo a sedere dove ti piaceva stare quando ero bimbo, vicino alla lancia che avevi fatto con le tue mani.  stato un lavoraccio infame, ma alla fine ho rimesso tutto a posto come prima, mi sembra d'essere un'altra volta a quei tempi l, che la mamma mi tappava la bocca con una mano se all'improvviso arrivavano dei passi da fuori che non erano di bestia.
Forse ti chiederai perch mi ritrovo qui, babbo caro. Eh, te mi vedi da lass, lo sai quante ne ho dovute passare per mettermi in testa una volta per tutte che io mica sono fatto per stare in mezzo alla gente, il posto mio  il bosco e il silenzio che fanno gli alberi, che poi non  silenzio per niente, a volte mi sembra anche che mi parlano.
Quando sei sparito sono arrivati i gendarmi e mi hanno chiuso
in gattabuia. Alla fne mica me la passavo male l dentro, ci ho anche imparato a leggere e a scrivere un po'. E poi ho fatto amicizia con quel Fortuna, uno che l'avevano messo dentro perch vedrai non ci stava tutto con il cervello. Un giorno aveva sgozzato la moglie che se la intendeva con il fratello suo, e poi l'aveva fatta a pezzettini buttandola gi nel buco dei bisogni. Quando l'hanno trovata Fortuna ha detto: Pensate a casa vostra, che alla mia ci penso io. Lo diceva in continuazione, specie se lo attaccavi per qualcosa. Ti guardava e diceva: E te pensa a casa tua. Sicch mi sono fatto quattro anni come se fossi in vacanza, babbo caro. Poi  arrivata la guerraccia e sempre il Fortuna mi ha fatto dire delle cose che vedrai mica pensavo per davvero, sul fatto che, crepare per crepare, forse era meglio farlo al fronte. Da l  stata tutta una baraonda che non te lo dico neanche, te lo sai, mi vedi da lass. Anzi, mi sa che a difendermi dalle pallottole sei stato proprio tu, babbo caro, che vedrai stavi gi morto qua sotto, mica la mamma che se n' andata al Padreterno con una gamba in meno. Che zoppichi all'infinito su un piede solo come un uccellaccio della malora. S, vedrai sei stato te, babbo caro, a guardarmi le spalle quando le pallottole e le bombe mi cascavano l a un passo, buttando in terra un altro della compagnia. E io scemo, che ogni sera indirizzavo le mie preghiere a quell'altra, ecco perch neanche una sposa mi  arrivata alla porta quando alla fine sono tornato a casa dopo i tedeschi, le bucce di patata e tutte quelle avventure l. Un giorno ero nel bosco e mi era montata una febbre alta da far paura, a un certo punto sono cascato dritto in un
fiume dove mi lavavo un pochino. Anche l sei stato te a guardarmi dal cielo, babbo caro, dimmi la verit. Mi hai guardato e quando mi sono svegliato ero davanti a un dottore con due basettoni che sembrava uno sparviero. Dopo ne  arrivato un altro e ha cominciato a parlarmi sempre in quel modo che non ci capivo niente, per l'avevo intesa che tra una cosa e l'altra mi voleva fare una puntura. Mica sono scemo, che poi magari mi addormentavano e mi risvegliavo un'altra volta in quella baracca, con il Faina che pensava di essere il capo di tutti. Per gliel'ho fatta intendere bene, che dalle parti mie era meglio se non ci si avvicinava.
Sicch eccoci qua un'altra volta insieme, babbo caro. Stavolta il Bastiano tuo l'ha fatta grossa per davvero, te mi vedi e sai gi di che parlo. Qui bisogna che ti dica che un pochino me la prendo anche con te, che quando ero appena venuto al mondo hai lasciato che la mamma desse via la Miranda a quei signoroni, lasciando a me tutta la parte bacata. Per magari neanche lo sapevi. Te mica ti sei messo a scrivere tutte quelle lettere che cominciavano tutte con Miranda cara, figliola mia prediletta. Te sei sempre stato uno zitto, vedrai neanche ti sei mai accorto delle manovre di quella mammaccia che ci siamo ritrovati in casa, che mentre noi ci spaccavamo la schiena per portare in tavola qualcosa, lei scriveva a quell'altra figliola che se la spassava nell'oro e nell'argento, e mai che le fosse venuto di dirle una cosa tipo: Miranda cara, perch non ci fai mandare qualcosina?. E la mia gemella mica  stata da meno, specie con me, che lo sapeva
bene che un fratello ce l'aveva e anche a quale indirizzo! Quando ho trovato quelle lettere dietro a un sasso mi sono arrabbiato parecchio, ma dopo mi sono messo in testa che vedrai, se le avevo trovate, non era altro che un segno. Sicch ho fatto i bagagli e sono andato a bussargli in casa, a questa sorella che si era presa tutta la parte buona senza mai pensare a me. Ma prima ho chiacchierato un momentino con un vecchio che le teneva il giardino, l'ho buttato gi dalla scala e quello si  stempiato di schianto su un vaso che aveva di sotto. Mi sono fatto il lavoro, e dopo mi sono presentato alla porta di casa sua tutto pelle e ossa e con le toppe nel culo.
Mica le ho detto chi ero, babbo caro, te lo sai perch mi vedi da lass. Questa sorella mi vede e dice che gli casco a fagiolo, e quel giorno stesso sono gi l che gli rifaccio il giardino. Va avanti cos per un po', e dopo me la innamoro come una disperata. Vedrai il sangue non  acqua, babbo caro, e quella Miranda lo sentiva chiacchierare nelle vene come lo sentivo io, che per di pi siamo anche gemelli e quindi attaccati di pi. Solo che lei l'ha scambiato con un altro sentimento, e io l che pensavo: vedi Bastiano, l'unica sposa che ti  capitata  proprio la tua gemella che se ne  sbattuta di te per tutto questo tempo, questo  il Signore che ti vuole ripagare, vedrai tra un po' ci esce anche un figliolo tuo, cos tiri i remi in barca e finisci la vita da signorone.
Invece no, babbo caro. Invece quella sorella bastarda che mi ritrovavo era tutta una fisima per via di un bimbo passato all'altro mondo e un altro marito
che le era morto in guerra chiss dove, perch neanche il corpo avevano ritrovato pi. Questa sorella pazza che mi ritrovavo aveva anche fatto costruire una specie di mausoleo piantato in mezzo al giardino della villa, dove andava a frignare come una scema dalla mattina alla sera. Ci portava i fiori come in processione e si era fatta tenere un posto libero per s, per quando si sarebbe zittita un momentino con tutte quelle lagne per dormire da qui all'eternit al buio del suo sarcofago. Tre tombe impilate, e solo una era piena di qualcosa, cio le ossa di quel bimbo malaticcio che le era morto tra le mani a pochi anni. Nella prima, quella pi alta di tutte, diceva d'aver ci fatto mettere solo una foto, visto che del .suo caro maritino partito per la guerra non avevano ritrovato manco il puzzo. E poi c'era l'ultima, quella di terra, dove un giorno o l'altro diceva che ringraziando il cielo sarebbe andata a finirci lei mettendosi l'anima in pace. Tutta una cosa da mezza matta frignona di questo tipo. Con la gente viva che scortica di fame che ce in giro.
Quello che  successo tre giorni fa lo sai bene, babbo caro, te mi vedi da lass. Siccome la Miranda mi aveva visto in mezzo alle cosce della Rosa gi nelle cucine, mi ha preso e ha cominciato a chiacchierare con la faccia che sembrava una Madonna sotto la croce. Dopo avermi raccontato tutta la sua vita di lusso passata a riempire i fazzoletti ricamati di caccole, ha preso la strada che vedrai era meglio per tutti se me ne andavo con la Rosa via dalla casa e arrivederci. Siccome me ne ero stato .zitto per tutto il tempo ad ascoltare quella tiritera, alla fine lei ha attaccato cos:
Bastiano. Bastiano, parla. Bastiano, di' qualcosa e non la finiva mica pi. Sicch a un certo punto ho detto: Io non voglio andare via e lei: Bastiano,  meglio per tutti e due, credimi. Un giorno mi ringrazierai. Allora mi stava per salire una cosa dallo stomaco, e ho detto: No, io resto qui con te. Giuro sulla Madonna che non guardo pi nessuna donna, ma lei niente, ha fatto: Bastiano caro, non  questo, lo sai. Io non sono in grado di amarti come una moglie. N potr mai darti un figlio, ormai. A questo punto vedrai mi  partito il cervello per davvero e sai cosa ho detto? Ho detto questa cosa qui: Allora accidenti a quell'altro che c'avevi prima. E anche a quel figliolo che era meglio se si stempiava subito su quello scalino, cos almeno te lo ricordavi male. Se non ti erano morti da soli, giuro che te li ammazzavo io.
Hai visto la faccia che ha fatto lei, babbo caro, te mi vedi da lass, tipo che sembrava aver preso un treno dritto in fronte. Ha detto: Bastiano, cosa stai dicendo, non.... Ma siccome mi andava di togliermi lo sfizio neanche l'ho fatta finire: Dico che siccome mi hai trovato tra le cosce della Rosa, ora trovi la scusa per spedirmi al mittente e startene qui a goderti da sola tutte le ricchezze che quello scimunito ti ha lasciato dopo essersi fatto ammazzare come un fesso. Gi sembrava una morticina, dopo avermi messo addosso due occhi cos, ha detto: Bastiano, smettila! e io, subito, a bomba: Smettila te, sorellaccia infame.
Qui vedrai mi sono anche morso la lingua un pochino, che mica mi volevo sbottonare cos. Lei ha fatto:
C-Come dici? e io ho capito che avevo fatto la frittata. L'ho guardata dritta in faccia e ho detto: Te mica lo sai che vuol dire nascere di traverso. Te che sei sempre tutta un lamento, dalla mattina alla sera. Ma te la farei vivere un momentino io, la vita grama per davvero, e poi vedi come la smetti di frignare addosso ai tuoi gatti. L sembrava che manco respirasse pi, ha fatto: Bastiano, mi stai facendo paura, cosa..., ma ormai ero lanciato e mica mi sono fermato pi. Mi  venuto il sangue agli occhi, e allora gli ho fatto una bella racanata cos: Bastiano qui, Bastiano l, e io zitto. E invece no, ora parlo! Parlo e dico che te, sorellaccia che le ha sempre avute vinte da quando sei nata ma che piagnucoli lo stesso di continuo, ora mica penserai di mandarmi via di casa cos! Io qui ci resto eccome, me ne frego se devi fare la Madonnina infilzata perch ti  morto un figliolo e un marito in guerra cent'anni fa. Dici che l'avete fatta anche voi con le preghiere, la guerra, ma parli cos perch sei cresciuta nella bambagia fin dal primo giorno, ecco cosa! Tutta la parte buona, ti sei presa, e io l a sbocconcellare i bimbi che lasciavano davanti al seminario perch avevo un burrone in mezzo alla pancia che neanche te lo sogni. No, tu sogni i sorrisi di quello l, semmai, che il diavolo se lo porti. Io ho visto quei cani arrabbiati dei tedeschi dritti sul grugno, per esempio, e non sono un fatto che si scorda tanto bene. Andavo avanti a bachi e pezzi di patata mezzi ricoperti di fango, mentre tu eri qui servita e riverita con le forchette d'argento e un fazzolettino di raso per piangerci dentro come una foca. Il giorno che ho trovato le lettere della mamma mi sono arrabbiato parecchio, che pensi. Mi sono detto: guarda questa mammaccia infame come ha mandato me al macello, dando tutto a quell'altra. E per di pi ti chiamava anche cara e prediletta, che a me le ha mica mai dette quelle cose l. No, io ho dovuto buscare il nerbo del babbo perch magari mi trovava con le mani in mezzo alle mutande da bimbo, invece di andare a lavoro. Io ho dovuto spogliare i partigiani e farmi un vestito pesante per tirare avanti in mezzo ai boschi di Grecia con l'inverno che faceva. Mica ti veniva in mente, no, che c'era anche un fratello tuo, forse, in quel macello di guerra dove tutti si pregava la Madonna per farci arrivare al giorno dopo e intanto ci si cacava nei pantaloni dalla paura. Non ti  venuto in mente neanche un momento di andare a vedere come se la passava quel tuo fratello l, se era scampato, visto che l'indirizzo ce l'avevi. No, dovevi startene qui a fare la novena fregandotene parecchio se quel tuo gemello, magari, dopo tutte le avventure che gli erano capitate, ora per ricompensa andava a spaccarsi la schiena nei boschi a fare il taglialegna. Tu e quella mammaccia zoppa che mi sono ritrovato. Quando ho scoperto quelle lettere dietro a un sasso sai che ho fatto? Ho preso, ho riscavato l'osso che restava in giardino e ci ho pisciato sopra alla facciaccia sua. Poi l'ho bruciato e dopo ho sparso la cenere sulle cacche dei maiali, cos se per caso ci era ancora un po' appiccicata l'ha sentito cosa vuol dire. E tu, ora, siccome mi hai trovato in mezzo alle cosce della Rosa, prendi la palla al balzo e attacchi una tiritera che stai ancora a piangere quel bimbo morto e un marito che ha lasciato la pellaccia da qualche parte in
mezzo ai boschi d'Albania. Sai cosa? Forse te l'ho mangiato io, il maritino caro, sei contenta? Anzi, lo spero proprio! Cos si resta tutti in famiglia e non ci pensi pi. L'ho mangiato e dopo l'ho rifatto sciolto sopra a un sasso. Quindi  inutile che ora piangi, sorellina cara.  inutile che mi guardi cos. Cos', pensi che non ci sia un santo che guarda anche me dal paradiso? Io la fortuna me la sono dovuta guadagnare, mica l'ho vinta appena ho messo piede in terra come qualcun altro. Sicch ora lo capisci come ci si sente quando si piange per davvero? Hai voglia a sberciare e interpellare la Madonnaccia, sotto le bombe mica c'era nessuno. E cos ora per te, che dici di non farmi fare un figliolo e riattacchi ogni momento quella lagna su un marito che vedrai ho rifatto sciolto da qualche parte in mezzo ai boschi e me ne vanto. Siccome sei troppo in pena per stare al mondo come un cristiano, facciamo in questo modo, senti un po': me le godo un momentino io, le tue fortune. Me le godo e invece di mettermi qui a fare una montagna di belati, prendo e mi faccio una bella festa tutta per il sottoscritto. Tanto te ti annoi a stare al mondo, lo dici di continuo. E allora guarda che bel regalo ti fa il tuo Bastiano caro, lui a te ci pensa, mica crede che il sangue del suo sangue debba starsene l a marcire in mezzo ai pianti. Ti prende e ti leva dal mondo per bene, il Bastianino, cos ti ritrovi con tutti quelli che sono andati di l prima del tempo, e magari mi fai anche un saluto alla mamma cara. E la smetti con queste scene da signorona che annaffia le piantine. Se Dio vuole ti metti un po' l'anima in pace e zitta.
Ecco cosa ho detto alla mia sorellaccia infame, babbo caro, e dopo l'ho stesa in terra con una botta sul viso. Quando ha riaperto gli occhi l'ho vista solo per un momento, che stavo per l'appunto mettendo gli ultimi mattoni con la calcina. Poi ho preso la lastra del mausoleo che quella scema aveva alzato alla memoria di quegli altri due e l'ho piazzata un'altra volta nell'incastro. Vedrai che quella mia sorellaccia infame era ancora un bel po' tramortita quando ho cominciato a ripassare i finimenti della lastra con la calce, ma da l dentro, alla fine, se affinavo l'orecchio si sentivano tipo dei mugoli piccini, come se qualcuno chiamasse a squarciagola dall'inferno. Bastava fare un passo pi l che neanche volava una mosca con tutto quel marmo da signoroni che questa mia sorella adesso si ritrovava addosso. Senti com' che se la passa qualcuno che invece della bambagia si ritrova a vivere al buio di un buco ho detto. Poi ho ripulito per bene, ho preso gli attrezzi e sono tornato dentro.
Quando sono sceso nelle cucine per dire alla Rosa che la signora Pellegrini se ne era andata all'improvviso alla casa di campagna per pensare un pochino a cosa fare con noi, lei per un momento si  disperata, che la paga della villa le mandava avanti la madre e tutte quelle rogne da gente povera che aveva. Ma poi ho detto: Domani si vedr, per stanotte facciamoci una festa con questa villa intorno solo per noi, e lei ha spalancato gli occhi. E me la sono abbracciata per tutta la notte, babbo caro, te mi vedi sempre da lass. Me la abbracciavo e dopo si andava in giro per la casa tutti nudi a cercare un po' di roba da mangiare e da
bere, che sembravamo pozzi senza fondo. La Rosa a un certo punto ce l'aveva cos fina di vino che ha preso un vestito di quella sorella che mi ero ritrovato e se l' provato addosso. E via che sono ripartite le giostre degli abbracci. Mentre mi cavalcavo la Rosa tutta giovane e con la pelle bianca, non mi levavo dalla testa nemmeno per un momento che intanto la Miranda era l in giardino che forse ancora si spaccava le unghie contro i mattoni e la pietra del marmo. E allora s che mi veniva per bene, e la Rosa mi ficcava le unghie nella pelle e mi diceva che se per caso mi muovevo da l mi ammazzava con le sue mani quant' vero Iddio. I figlioli che ho sprecato sulla Rosa quella notte, neanche il Signore lo sa.
Forse ti far specie sentirmi dire cos babbo caro, perch Miranda era anche figlia tua. Ma vedrai ce l'avevi fina anche te con quella figliola che si era arricchita per caso: mai una parola, un aiuto per stare al mondo come Dio comanda, niente. E te mica sei uno di quelli che chiedono le cose con il cappello in mano, come i viandanti della prima guerra che imploravano i contadini dalle finestre per avere un pezzo di formaggio e un po' di vino. Ora, se ti capita di vederla di l, questa figliola, facci quattro chiacchiere per benino e dille da parte mia che quando tocca a me la ritrovo e gli faccio un altro vestito da capo.
Babbo caro, almeno te mi hai fatto un po' di scuola per diventare un uomo, ed  solo grazie a te se queste mani sanno fare tutto quello che mi serve, dallo sgrondare un porco per farci i prosciutti, al tirare su un muro dal niente, specie se c' da rinchiudere una
sorella per l'eternit. Con tutto che la mamma non faceva che parlarmi male di te, di quanto eri destinato all'inferno e tutte queste cose qui, mentre io e lei ci si poteva salvare di certo. Che crepi cento volte al giorno in mezzo alle fiamme che gli auguro con tutto il cuore. Vedrai  lei quella che ora si danna l'anima a forza di forconi nella schiena, mentre te, babbo caro, sei l con gli angeli e ti diverti a guardarla sberciare come una dannata.
 durato il tempo che  durato, ma la Rosa e io ce la siamo spassata un po' come dei signoroni nella villa dei Pellegrini.
Dopo qualche giorno che la mia sorellaccia non si faceva viva e nessuno veniva a bussare all'uscio di casa, ho cominciato anche a pensare che vedrai si poteva restare l finch ci pareva, senza che a nessuno gli venisse in mente di venire a darci un occhio. Ma la Rosa poi ha iniziato a farmi tutte quelle domande sceme e a dire che se la signora Pellegrini non tornava era successo qualcosa di brutto di certo e allora bisognava chiamare qualcuno. E con chi era andata via? Aveva preso una macchina? E se nella tenuta di campagna si era sentita male? Insomma tutta una baraonda in questo modo qui, che a un certo punto ha anche smesso di abbassarsi la gonnella, dicendo che se la signora Pellegrini era sparita in qualche modo, poi i gendarmi sarebbero venuti a cercare noi che si stava l come se la villa fosse nostra. E allora bisognava avvisare qualcuno, dire come erano andate le cose e nel caso ammettere anche che per un paio di giorni o tre ce l'eravamo spassata mangiando un po' di prosciutti e bevendo qualche bottiglione a sbafo.
Quando di notte sono uscito dalla casa di Miranda, io lo sapevo che poi mica ci potevo tornare pi, babbo caro. E piangevo come un gattino appena nato, te mi vedi da lass, che a me la Rosa mi piaceva proprio un bel po'. Mi sembrava di rivedere il mio branco di cani randagi che strisciavano per terra come bachi con le zampe, e invece quella che avevo sotto agli occhi era la mia Rosa giovane con i piedi belli e la pelle bianca. Si rovesciava di schiena e sulla pancia per via della cena che avevo condito di nascosto con il veleno dei topi, e intanto allungava una mano verso di me tipo a implorarmi, e buttava delle robe bianche dalla bocca bella che avevo baciato mille volte fino a quel momento. Poi le  venuta una vena blu in mezzo alla fronte, e altre su tutto il collo liscio dove avevo sprofondato la faccia fino al giorno prima. Mi toccava perdere un pezzo d'anima in terra, ma mica potevo farla andare alla caserma a mettere la pulce nell'orecchio ai carabinieri, che magari poi si presentavano con i cani e in quattro e quattr'otto tiravano fuori la mia sorellaccia strozzata dall'aria in quel sepolcro di marmo vestiti e tutto. Alla bella Rosa l'avr anche ammazzata come una cagna randagia, ma giuro davanti alla Madonna che non la scordo pi. Babbo mio, lo vedi? Ci piango ancora se te lo racconto.
Io ci ho sempre pensato a questo posto. Ogni tanto mi capitava in mezzo ai pensieri e mi dicevo: il babbo  sparito, ma vedrai se lo vado a cercare, se non  morto lo trovo l. Tutte le volte che pensavo a questa tana mi dicevo che un giorno, se alla fine mi stancavo della gente che  peggio delle bestie, mi sarei potuto ritirare qui dentro, che io lo so come si sta al mondo, mica ho bisogno di chiss che. E poi i boschi sono la mia casa, t'ho sempre detto.
Sicch eccomi di nuovo qui, tanto lo sapevo che io non ero tagliato per andarmene in giro per il mondo, con la cattiveria che c' appena superi la porta di casa. E poi chi l'ha detto che magari un giorno di questi invece di un cinghiale non prendo una bimba bella? Una bimba bella e giovane come la Rosa delle cucine, che va a fare i fioretti qui nel bosco da tenere sul canterano. Magari la tiro gi vestiti e tutto, senza lancia per, proprio come fanno i ragnetti che se ne stanno appostati negli angolini bui. Giuro che, se mi capita una bimba cos la prendo e la tengo? tutta per me come sposa, hai voglia a dire che si sbraccia e si mette a urlare. All'inizio mi toccherebbe addormentarla un pochino, che prima di tutto bisogna stare attenti a non farci scoprire dai Cariolanti. Mica me li sono scordati, quelli sono peggio delle bestie pi cattive, vanno in giro di notte con tutti i capelli appiccicati sulla faccia e hanno braccia lunghe, anzi lunghissime, fino alle ginocchia. Lunghissime e secche. A questa bimba bella che vedrai prendo tra un po' di tempo, dir che i Cariolanti si chiamano cos perch si tirano dietro un carrettino mezzo sgangherato, sopra c' un lenzuolo tutto zozzo, pieno di patacche schifose. E da sotto quel lenzuolo a volte spuntano dei piedini di bimbo, perch i Cariolanti hanno sempre fame, e se a cena qualche bambino viziato non mangia tutto, di notte arrivano loro, lo prendono e lo portano via per ingoiarlo vivo nella loro tana. Ma alla mia bimba bella direi anche che qui con il sottoscritto  al sicuro, basta che faccia come dico io. Basta che quando le toglier il bavaglio non si metta a sberciare e butti gi quello che le do per cena. Le direi: Mangia tutto, bimba bella e si starebbe come pasci. Le direi: Mangia tutto, mica vorrai far arrivare i Cariolanti. Te quelli non li conosci, sono peggio delle bestie pi cattive. Se non mangi tutto vengono qui, ti prendono e ti portano via. Dopo hai voglia a sberciare, a quelli non gli fai mica cuore. Ti ingoiano viva nella loro tana e arrivederci.
S, magari un giorno prendo anche una bimba bella e la tengo qui come sposa. Intanto, babbo caro, ho anche rimesso a nuovo la lancia che avevi fatto con le tue mani. Ora mica mi manca niente, con tutto che ci sei anche te a farmi compagnia, proprio come a quei tempi l. Se devo pensare alla pancia basta che metto un po' di avanzi che fanno gola alle bestie sopra al buco, e come sento camminare, mi metto qui e imbraccio la lancia dalla parte pi scavata. Aspetto che gli si veda la bocca. E poi zac, un colpo secco.
...
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FINE.